Francesca Pili, amministratrice delegata sarda a Milano «Care ragazze, chiedete e pretendete. La competenza mette tutti a tacere»

Due lauree in Economia e Commercio e Giurisprudenza, due master in Diritto Tributario e Scienze e affari legali, una carriera costruita con tanto studio, tanti sacrifici e un ruolo ai vertici di una delle realtà più strategiche del Paese, FNM, la società che coordina e investe in treni, autostrade, energia e tante start up per migliorare la mobilità pubblica e sostenibile nel Nord Italia. A 45 anni Francesca Pili è una delle poche donne amministratrici esecutive in Italia (gli ultimi dati parlano di una quota tra il il 4% e il 7% rispetto ai colleghi uomini). Tra treni, logistica, innovazione e vita familiare, ha gestito insieme al suo team il piano di mobilità per i Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina che hanno mosso circa 500.000 persone, tra atleti, tecnici, giornalisti e addetti ai lavori. Un incarico complesso, in un settore nel passato essenzialmente maschile, ma che oggi può contare sulla competenza e carattere di Pili.
«Sono decisa e testarda. Una sarda a Milano è al posto giusto. La Lombardia ora è casa: mi ha accolta, dato opportunità, una famiglia e amici».

Che percorso l’ha portata fin qui?

Il mio sogno, fin dall’inizio, è stato lavorare nel settore pubblico. Prima di arrivarci ho scelto consapevolmente di costruire competenze solide in grandi realtà private di respiro internazionale come Vodafone, Engineering e Salesforce. Ho imparato a gestire team strutturati, progetti complessi e iniziative di innovazione tecnologica su larga scala. Ogni fase ha contribuito a rafforzare la mia resilienza, la mia capacità di lettura dei contesti organizzativi e la mia leadership. Gli incontri, così come i confronti anche duri con colleghi e mentori, hanno accelerato la mia maturazione professionale e personale. Quando sono arrivata in FNM, mi sono sentita pronta.

Essere una delle poche donne amministratrici esecutive in Italia è una responsabilità in più?

No. Io credo che ormai noi donne abbiamo definitivamente sfondato il tetto di cristallo che per tanti anni ci aveva impedito di raggiungere posizioni apicali in tanti settori. Oggi siamo in una situazione diversa, in una nazione governata da una donna, in un continente governato da una donna, con una banca centrale gestista da una donna. Diciamo che se siamo ancora in poche a ricoprire ruoli apicali nelle aziende, questo dipende ora solo da noi e dalla nostra voglia e determinazione nel raggiungere questi obiettivi. Il messaggio è: oggi si può fare.

Che consiglio darebbe alle ragazze che sognano una carriera manageriale?

Un‘esperienza di studio all’estero (l’Erasmus a Parigi mi ha aperto la mente come poche esperienza possono fare) e poi tornare, perché c’è bisogno che i migliori talenti restino in Italia. Importante più concentrarsi su quello che si dà, rispetto a quello che si riceve dalle aziende in cui si lavora. Niente salti a destra a sinistra alla ricerca di una crescita solo salariale e di condizioni più comode, piuttosto migliorarsi continuamente e ritornare a focalizzarsi su quello che noi chiamavamo: gavetta. È fondamentale saper scegliere i propri mentori e lavorare con persone che ti insegnino a guardare i progetti, i problemi da un altro punto di vista. Infine Ho avuto un ex fidanzato che mi chiese di scegliere tra il mio lavoro e i miei interessi…. È chiaramente rimasto un ex.

Da donna si fatica di più?

In passato le discriminazioni e le difficoltà per le donne sono state molte e sarebbe sbagliato dimenticarlo. Negli ultimi dieci anni però, grazie a una maggiore attenzione ai temi ESG, alle politiche di inclusione e anche alle quote di genere, si è aperto spazio a competenze e approcci diversi. In questo scenario, essere donna ha portato valore soprattutto in termini di visione più ampia, capacità di ascolto, attenzione alle persone e ai processi, e di un modo di guidare che tiene insieme risultati e impatto. Portare esperienze diverse nei luoghi decisionali ha migliorato la qualità delle scelte e reso le organizzazioni più solide e sostenibili. Per questo oggi sono orgogliosa di essere donna e sarda e vedo più i punti di forza che gli svantaggi. La tempra e l’orgoglio della mia Terra, uniti alla determinazione di chi viene da un luogo lontano dai grandi centri e ha una forte voglia di emergere e di scoprire, rappresentano per me un valore aggiunto. Ci saranno poi momenti in cui qualcuno metterà in discussione il tuo ruolo, magari perché sei una donna, una mamma o magari pure perché sei sarda, mi lasci dire. In quei casi è la competenza a mettere tutti a tacere.

Quali qualità servono per guidare organizzazioni complesse e team numerosi?

Ho avuto la fortuna di lavorare in aziende nazionali e internazionali, esperienze che mi hanno permesso di confrontarmi con culture, dinamiche e modalità di lavoro molto diverse tra loro. Questo percorso mi ha insegnato che il rispetto è la base di ogni ambiente sano: rispetto delle persone, del merito e del contributo che ciascuno può portare. Riconoscere il valore, saperlo valorizzare e fare squadra è fondamentale, così come avere la capacità di esserci dall’inizio alla fine: non solo nel check-in, ma anche nel check-out. Significa assumersi responsabilità, ammettere gli errori e avere la forza di rialzarsi subito, imparando da ciò che non ha funzionato. Nel mio percorso ho lavorato con donne e uomini di grande spessore. Allo stesso tempo, ho vissuto anche contesti meno semplici, non sempre rosei. Ed è proprio da questa combinazione di esperienze che ho tratto gli insegnamenti più importanti.

Lei ha lavorato spesso con team al femminile. Che valore ha questo aspetto?

Le chiamo ‘le mie ragazze’. Cerco di offrire sempre un appoggio, un consiglio, uno spazio di confronto. La carriera manageriale per una donna non è un percorso semplice. Sapere di non essere sole può fare la differenza. Così come non dimenticarci che possiamo arrivare dove vogliamo, se ci crediamo.

Come concilia il lavoro con la vita privata?

Sono moglie e madre, il mio tempo libero è per mio figlio. Facciamo i compiti insieme. Pensi che ricordo ancora il programma di matematica di prima liceo. Non è semplice fare tutto, ma credo che non si debba rinunciare a nessuna parte di sé. La stanchezza passa, la soddisfazione di tenere insieme tutto resta.

Le è mai capitato di incontrare atteggiamenti poco rispettosi?

Sì, succede. Non li giustifico e non li accetto. Ma cerco di non farmi distrarre da quello che considero ‘rumore di fondo’. Mi concentro su ciò che conta davvero: i fatti, i risultati, il lavoro. L’atteggiamento, più delle parole, determina il tuo percorso e anche il modo in cui gli altri si rapportano a te.

Se dovesse lasciare un messaggio finale alle giovani donne, quale sarebbe?

Chiedete. Chiedete e pretendete. Io stessa, a un certo punto, ho avuto timore di pretendere ciò che mi spettava nel lavoro: una promozione, un aumento, un’opportunità. Dico sempre alle ragazze che se non chiediamo, difficilmente ci verrà dato.
Studiate, fate esperienze all’estero, lavorate sodo e sognate in grande. Non permettete mai a nessuno di dirvi che non siete capaci, che non siete meritevoli o che non potete farcela. Credete nelle vostre capacità e fatevi avanti: il mondo non regala spazio, bisogna imparare a prenderselo.