di Fernanda Perri
Dopo una vittoria netta – il 64%, una delle percentuali più alte nella storia recente della regione – Antonio Decaro apre la sua stagione politica firmando il suo primo e importante provvedimento: la riduzione delle liste d’attesa. Una decisione che ha visto già sedicimila persone ricevere dalla Asl una chiamata per recuperare visite, esami e controlli urgenti rimasti sospesi per mesi.
Sindaco amatissimo e amministratore riconosciuto per concretezza, Decaro arriva alla guida della Puglia con un capitale di fiducia raro, costruito passo dopo passo nelle strade, nei quartieri, nelle scuole, nei luoghi dove la politica incontra davvero la vita quotidiana.
A Bari ha lasciato segni tangibili: la rinascita del lungomare, la rigenerazione dei quartieri popolari, la mobilità sostenibile, una nuova idea di partecipazione civica. Da presidente dell’ANCI ha portato al centro del dibattito nazionale la voce dei comuni italiani, imparando a leggere le fragilità del territorio e a trasformarle in politiche.
Ora, alle soglie del 2030, la Puglia è chiamata a compiere un salto di qualità decisivo: investire nell’innovazione, immaginare città sempre più intelligenti e sostenibili, costruire una regione capace di competere in un Mediterraneo che cambia. In questo passaggio, Decaro non è soltanto un amministratore, ma un traghettatore: guida la Puglia verso un futuro che unisce efficienza e identità, tecnologia e comunità, crescita e cura dei territori.
La sua sfida è questa: disegnare la Puglia che viene, senza perdere la Puglia che è.

L’eredità Anci – governare conoscendo i territori
Lei arriva alla guida della regione dopo aver guidato l’ANCI e dopo dieci anni da sindaco. Che cosa porta con sé quell’esperienza – della vita quotidiana dei territori, della loro fragilità e della loro governabilità – nel suo modo di pensare la Puglia che sarà?

Porto con me l’esperienza dell’ascolto dei territori e delle comunità. Certamente partiamo da un lavoro fatto in questi vent’anni che ha cambiato profondamente la storia della nostra regione. A noi il compito di proseguire il cammino tenendo ben presenti le nuove sfide che dobbiamo affrontare: dalla transizione ecologica a quella industriale che non devono essere scaricate sui lavoratori ma che invece devono trasformarsi in opportunità anche per la Puglia.

Con Vendola il rapporto sembra diverso: possiamo dire che lui ha rappresentato la visione, lei l’attuazione. Si riconosce ancora in quell’idea di “realizzazione amministrativa” o sente che oggi è il momento di un nuovo immaginario politico per la Puglia?
Io credo che ognuno abbia il diritto e il dovere di governare secondo le proprie inclinazioni e secondo la propria storia senza necessariamente fare confronti che non servono. Ringrazio Nichi Vendola e Michele Emiliano, e tutte le donne e gli uomini che hanno lavorato alla meravigliosa storia pugliese in questi anni. Ne raccolgo il testimone con rispetto e gratitudine. Consapevole del grande lavoro che è stato fatto e di quello che ancora c’è da fare. Come ho detto più volte si apre una pagina nuova per la Puglia che ha problemi diversi e necessita di risposte nuove. Io mi impegnerò ogni giorno per lavorare ad una Puglia che possa contare su entusiasmo, competenze che guardino al futuro valorizzando le tante esperienze positive che esistono.

La sinistra pugliese è stata un laboratorio di narrazioni e sperimentazioni. Dopo venti ’anni di continuità, il rischio dell’autoreferenzialità è alto. Come si costruisce, secondo lei, un potere che resta in ascolto di una società che cambia rapidamente?

Continuando a vivere, ad attraversare a ad ascoltare i territori e le persone. Più volte in campagna elettorale ho fatto un appello ai pugliesi: non lasciatemi da solo. Venitemi a prendere da quel palazzo e accompagnatemi dove ci sono i problemi: a bordo dei treni, nelle corsie degli ospedali, nelle aule universitarie, nelle fabbriche in difficoltà. Per me non esiste potere se non quello di trovare soluzioni che possano migliorare la vita delle persone, dalle piccole cose alle trasformazioni più grandi.

Se dovesse disegnare – davvero, come su una mappa – la Puglia che ci aspetta nei prossimi cinque anni, quali sarebbero i tre elementi che metterebbe per primi? E quali, invece, i punti da cui è indispensabile ricominciare?

Disegnerei una Puglia che valorizza le sue eccellenze, a cominciare dai prodotti dell’agroalimentare che trasformiamo ancora solo per il 30%. Quindi mi immagino nuovi insediamenti dell’agroindustria a cominciare dal foggiano che sviluppino la filiera del “prodotto Puglia” creando occupazione e valore sul territorio. Disegnerei una Puglia con spiagge accessibili per tutti dove il mare torni ad essere un bene democratico e non un lusso per pochi. Mi piacerebbe una Puglia che tra cinque anni abbia disegnato una rete capillare di infrastrutture per la distribuzione dell’acqua, senza perdite né sprechi. Oggi abbiamo le tecnologie e le conoscenze utili per usare bene l’acqua che abbiamo, dobbiamo continuare a lavorare in maniera più incisiva sul riuso. Poi ci sono le emergenze: sanità e lavoro in primis che vanno affrontate subito.
Ogni anno la Puglia perde migliaia di ragazze e ragazzi che cercano altrove formazione, lavoro, prospettive. Secondo lei, qual è l’azione concreta – non il principio, ma il gesto politico che può invertire questa tendenza?
Rendere più attrattiva la Puglia. Non esiste un’azione. Esiste un sistema che dobbiamo potenziare. Quello del diritto allo studio, della formazione di eccellenza post-laurea e del lavoro di qualità. Oggi ci sono tante persone che partono dalla Puglia. Non tutti lo fanno per necessità ma più che altro per vivere un’esperienza di emancipazione lontano da casa o perché si ritengono più validi alcuni percorsi formativi.
Noi dobbiamo investire sulle nostre università, sull’attrazione di investimenti che valorizzino i talenti e le competenze, sul diritto allo studio che garantisca tempi e modi di accesso certi per l’accesso al mondo universitario.
Dobbiamo convincere i nostri ragazzi a non partire offrendo loro opportunità.
Aveva già vinto con ampio margine le scorse elezioni e, fino all’insediamento, ha ricoperto il ruolo di europarlamentare. Di cosa si è occupato in Europa e che cosa porta con sé, oggi, di quell’esperienza?
In Europa ho fatto un’esperienza bellissima che mi ha permesso di studiare tanto e di capire quanto oggi la politica europea e gli scenari mondiali possano influire sulle nostre singole comunità. In Parlamento, per oltre un anno, ho ricoperto il ruolo di presidente della Commissione Envi – Ambiente, sicurezza alimentare e benessere animale, composta da circa 90 parlamentari.
Una commissione che ha il compito di portare a compimento l’enorme pacchetto di misure previste dal Green Deal, un piano di contrasto ai cambiamenti climatici che pone l’Europa e tutti i Paesi che ne fanno parte davanti alla sfida di ripensare nuovi modelli e stili di vita che non guardino più al pianeta come risorsa inesauribile da sfruttare ma come ecosistema da preservare. Contemporaneamente il Green deal ci offre la possibilità di investire sulle nuove tecnologie verdi che saranno determinanti per il futuro.
Energie rinnovabili, impianti di riuso delle acque, l’agricoltura sostenibile e di precisione, l’industria pulita, l’economia circolare, sono solo alcuni dei settori emergenti dove l’Italia se volesse potrebbe davvero fare la differenza.
Infine, non la nostra domanda di rito “che libro c’è sul comodino”, ma c’è un libro che l’ha formata politicamente e che oggi le sembra tornare utile per governare?
“Pianeta acqua. Ripensare la nostra casa nell’universo” di Jeremy Rifkin è un libro che mi ha molto appassionato e che mi ha permesso di comprendere molte cose sul mondo in cui viviamo e sul modo in cui viviamo.
Siamo alle prese con un passaggio epocale nella storia del nostro pianeta. Nei prossimi ottant’anni i nostri figli potrebbero abitare un mondo che non è quello a cui siamo abituati a conoscere.
Questa sfida è nelle nostre mani e ancora troppo poco ce ne rendiamo conto. Abbiamo ancora la possibilità di fare la differenza ma dobbiamo agire ora.
Pillole di Programma

LA PUGLIA COME SISTEMA

1. Una regione connessa. Investire in infrastrutture materiali e digitali: strade, ferrovie, porti, reti veloci.
Una Puglia che collega  territori, persone e opportunità.
2. La città che diventa comunità.
Rigenerare quartieri, spazi pubblici, scuole e ospedali.
Restituire ai cittadini luoghi di incontro e fiducia, dove la qualità della vita diventa misura della politica.
3. Innovazione e lavoro.
Sostenere le imprese che investono in
transizione ecologica e digitale, creando nuova occupazione
qualificata e stabile.
4. Ambiente e acqua come beni comuni.
Tutela del territorio, energie rinnovabili, economia circolare e gestione sostenibile delle risorse idriche.
Una Puglia che cresce rispettando la sua terra.
5. Cultura e turismo come sistema. Integrare le politiche culturali con quelle del turismo e della formazione.
Valorizzare i borghi, i festival, i percorsi d’arte e natura, per una Puglia che non si limita a farsi ammirare, ma si lascia comprendere.
“…Non sarò un presidente di parte. Ma non rinuncerò a parteggiare per le idee e i valori in cui credo.Sarò il presidente di tutti, anche di quelli che non mi hanno votato, ma non sarò un presidente per tutto. La Puglia oggi merita il coraggio di saper dire anche No. Saranno dei no difficili, dei no sofferti. Saranno, ne sono consapevole, anche dei no impopolari. Ma chi governa pensando solo al consenso del giorno dopo, rinuncia al futuro. Sarò il presidente dei Pugliesi, prima che della Puglia. Perché cercherò di mettere sempre al primo posto le persone…”