Cos’è il viaggio? Per il viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è un’occasione per osservare da vicino come funzionano i sistemi infrastrutturali nel mondo. «Nei grandi hub logistici asiatici, ad esempio  –  racconta Edoardo Rixi, appena tornato da Singapore – si percepisce con chiarezza che porti, ferrovie e tecnologia sono il cuore dell’economia globale. Quando si visita un porto che movimenta milioni di container all’anno e lo si vede integrato con binari, piattaforme digitali e corridoi logistici internazionali, si capisce che la competitività di un Paese passa da lì. E l’Italia ha tutte le potenzialità per giocare quella stessa partita.

A che punto siamo dal punto di vista tecnologico?

Stiamo investendo centinaia di milioni di euro per sviluppare piattaforme digitali, porti intelligenti e sistemi di gestione avanzata dei flussi logistici.

Un commento sulla guida automatica, ad esempio.

La vedo soprattutto come un’opportunità. L’automazione non elimina il lavoro, ma cambia le competenze richieste. Serviranno tecnici specializzati, ingegneri e operatori capaci di gestire sistemi sempre più complessi.

L’intermodalità renderebbe i trasporti finalmente intelligenti.

Abbiamo fatto passi avanti importanti dopo decenni in cui il sistema intermodale è stato bistrattato e lasciato ai margini delle politiche infrastrutturali. Il nostro obiettivo è aumentare il trasporto delle merci su ferro e via mare, riducendo il peso della gomma. Strumenti come ferrobonus e marebonus servono proprio a incentivare questa transizione.

C’è un tema che appassiona gli esperti del settore dei trasporti, quello della mobilità aerea avanzata, come i taxi elettrici. Ipotesi reale?

È un settore in forte sviluppo. In Europa e negli Stati Uniti sono già in corso sperimentazioni con velivoli elettrici a decollo verticale, i cosiddetti eVTOL. In Italia stiamo lavorando sul piano normativo e infrastrutturale ed è realistico immaginare le prime sperimentazioni operative entro la fine del decennio, soprattutto per collegamenti urbani o aeroportuali.

Ma come rendere sostenibili i trasporti senza perdere competitività?

La risposta passa attraverso tre direttrici: carburanti sostenibili per l’aviazione, innovazione tecnologica degli aeromobili e aeroporti sempre più efficienti dal punto di vista energetico. L’obiettivo comune è ridurre le emissioni mantenendo alta la connettività, perché mobilità e sviluppo economico sono strettamente legati. Servono innovazione, investimenti e pragmatismo. La transizione ecologica è necessaria, ma deve essere accompagnata da politiche industriali realistiche e da infrastrutture adeguate. Se riusciamo a tenere insieme sostenibilità ambientale e competitività economica, il settore dei trasporti può tornare a essere uno dei motori principali dello sviluppo italiano.

Lei cosa fa in aereo o quando si sposta per lavoro?

Stiamo realizzando uno dei più grandi programmi di investimento infrastrutturale dai tempi del Piano Marshall e della ricostruzione postbellica. Ogni spostamento diventa un momento utile per lavorare, confrontarsi e analizzare progetti. Spesso il viaggio diventa una vera e propria riunione operativa.

Il Mediterraneo torna al centro delle rotte globali. Come può l’Italia puntare a giocare un ruolo sempre più strategico come piattaforma logistica tra Europa, Africa e Medio Oriente?

Porti, ferrovie, intermodalità e digitalizzazione sono i pilastri di una trasformazione che vale oltre 200 miliardi di euro di investimenti tra fondi nazionali, europei e PNRR. Ogni giorno ci impegniamo per trasformare i programmi di investimento in cantieri reali. Il PNRR ha scadenze ravvicinate e stiamo lavorando per accelerare le procedure, semplificare gli iter amministrativi e garantire che le opere vengano completate nei tempi previsti.

Genova, la sua città, ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del Paese.

Per secoli è stata una delle capitali del commercio marittimo europeo e il suo porto resta ancora oggi uno degli asset strategici. Un luogo nel quale occorre recarsi per un motivo che Francesco Petrarca descrisse molto bene già nel 1358:

«Vedrai una città regale, addossata a una collina alpestre, superba per uomini e per mura, il cui solo aspetto la indica Signora del Mare».

Una definizione che ancora oggi racconta bene il carattere e la forza della città: una realtà autentica, con una cultura marittima profondissima e una qualità della vita che spesso sorprende chi arriva per la prima volta.

Cosa rappresenta il potenziamento del terminal PSA di Genova Pra’?

La sfida è potenziare il terminal ottimizzando gli spazi: aumentare la capacità operativa riducendo al tempo stesso la superficie occupata, con un minore impatto ambientale e liberando aree che possono essere restituite alla città o destinate ad altri operatori portuali. L’obiettivo è rafforzare l’integrazione tra porto e rete ferroviaria. Per il nostro sistema logistico significa più traffici, più competitività e più attrattività sulle rotte internazionali. È il modello che stiamo sviluppando: porti moderni, connessi e integrati nei corridoi europei.

Ma la strategia del Governo qual è?

Rafforzare il ruolo dell’Italia come hub logistico del Mediterraneo. Lo abbiamo ribadito anche in contesti internazionali come IMO per la marittimità, G7 per i trasporti e ICAO per l’aviazione civile: il nostro Paese si propone come ponte logistico e commerciale tra diverse aree del mondo. Infrastrutture moderne, corridoi efficienti e cooperazione internazionale sono gli strumenti per raggiungere questo obiettivo.

Le infrastrutture strategiche nei prossimi cinque anni sulle quali puntare?

«I corridoi ferroviari europei TEN-T, i porti e la logistica, l’intermodalità ferro-porto. Opere come il Terzo Valico dei Giovi rappresentano nodi fondamentali per collegare il Mediterraneo ai mercati europei».