Ritratto di Emile Cioran

Vi siete mai annoiati? Dice Emil Cioran, filosofo rumeno che scriveva in splendido francese, che è un’esperienza drammatica, ma l’unica che rende tutto più chiaro. Il tempo, quando ci si annoia, si scolla dall’esistenza e ci stacca da tutta quella frenesia quotidiana attraverso la quale ci illudiamo di fare cose che hanno un senso. E invece amiamo, costruiamo, sogniamo, risparmiamo, lavoriamo, combattiamo, ma poi tutto si sgretola perché ha una fine e vale poco o nulla. Gli obiettivi sono solo un’illusione. Nel momento di noia, invece, ci salviamo, secondo Cioran, perché si vive in profonda non adesione alle cose. E questo, pur creando vertigine, ci dà una cifra della inutilità della vita. Dunque ci regala verità. Non è un caso che venga considerato scettico, cinico, nichilista. E che amasse Leopardi, Nietzsche, i Demoni di Dostoevskij, Chateaubriand. Lui avrebbe voluto esser capace di vivere con la forza dei mistici e dei filosofi d’Oriente, laddove invece di parlare di noia parlano di “sunyata”, vuoto. Usano la filosofia per distruggere tutto, annientare una cosa dopo l’altra. Ma per noi la noia è inquietante, da loro pura salvezza. La salvezza per Cioran era la scrittura: consigliava a tutti di farlo per sfogare il malessere di una vita che non si capisce. E ridere, ridere perché è tutto assurdo. Ma quanto assurdo irrinunciabile. L’Alzhaimer lo mangiò, pezzo dopo pezzo. Andò esattamente come immaginò: nel peggiore dei modi. Ma forse non è stato tutto vano.

Nel momento di noia, invece, ci salviamo, secondo Cioran, perché si vive in profonda non adesione alle cose. E questo, pur creando vertigine, ci dà una cifra della inutilità della vita. Dunque ci regala verità

Vi. Sa.