di Fernanda Perri

C’è qualcosa di rivelatore nel fastidio attribuito a Giorgia Meloni per non essere stata citata da Paola Cortellesi tra le donne che hanno segnato la storia repubblicana. Il punto non è stabilire se quel nome dovesse esserci o no. Il punto è un altro: davvero basta essere la prima donna Presidente del Consiglio per entrare automaticamente nella storia dell’emancipazione femminile?

Essere la prima conta, certo. È un fatto storico. Nessuno può negare il valore simbolico di una donna arrivata a Palazzo Chigi in un Paese che per decenni ha raccontato il potere quasi sempre al maschile. Ma il simbolo, da solo, non basta. Perché l’emancipazione non è una fotografia, non è una casella da spuntare, non è una donna seduta sulla poltrona che prima occupava un uomo.

Abbiamo lottato per non essere giudicate soltanto in quanto donne. Sarebbe un paradosso pretendere oggi di essere celebrate, assolte o inserite d’ufficio nella storia solo perché donne. Le figure che ricordiamo — da Tina Anselmi alle madri costituenti, dalle partigiane alle donne che hanno aperto diritti e possibilità — non sono grandi perché erano donne. Sono grandi perché hanno spostato un confine.

E qui sta il nodo. Giorgia Meloni è una donna arrivata al potere. Ma quel potere, una volta conquistato, che cosa produce per le altre donne? Apre spazi o li richiude? Cambia il linguaggio, le regole, l’immaginario, oppure si limita ad abitare una stanza costruita da altri?

D’altra parte, il cambiamento passa anche dalle parole. E fu proprio Meloni, appena eletta, a scegliere di essere chiamata “il Presidente” e non “la Presidente”. Una scelta legittima, certo, ma politicamente significativa. Perché il femminile delle cariche non è un vezzo linguistico: è il modo in cui una società riconosce che il potere può avere anche un volto, una voce, un corpo di donna.

E allora, di cosa parliamo?

Meloni non ha rotto il codice, lo ha indossato. Non ha preteso che il potere imparasse a pronunciare il femminile; ha preferito farsi riconoscere dentro la grammatica antica del comando. Ha raggiunto la vetta, ma non ha spostato il confine. Ha occupato il posto, non ha cambiato la stanza.

Per questo il mancato nome può fare rumore. Ma forse fa rumore proprio perché tocca una verità scomoda: non tutte le donne al potere sono automaticamente figure di liberazione femminile. Stare nella storia è un fatto. Stare nella storia delle donne è un’altra cosa.

Non dipende dal genere. Dipende da che cosa fai del posto che hai conquistato.