A partire da agosto, l’eccellenza dell’arte bianca romana sale a bordo dei voli Aeroitalia. Una collaborazione che unisce due realtà accomunate dalla passione per la storia e la qualità italiana. Ma chi c’è dietro questo marchio che oggi accompagna i viaggiatori negli aeroporti e nelle stazioni di tutta Italia? Abbiamo incontrato Maria Grazia Panella, l’anima creativa che ha saputo trasformare l’eredità del padre Augusto — fondatore del forno nel 1929 — in un impero che coniuga tradizione artigianale e visione internazionale. In questa intervista, ci racconta il suo viaggio: dagli esordi come “figlia d’arte” nell’Esquilino del dopoguerra, fino alle grandi intuizioni degli anni ’80 e alla recente espansione nel mercato globale
Signora Panella, partiamo dalle origini. Lei è cresciuta letteralmente dentro al forno di famiglia. Qual è il suo primo ricordo legato al pane?
Sono nata nel 1941, ma l’attività di mio padre Augusto esisteva già dal 1929. Ero la più piccola di otto fratelli e ho iniziato a frequentare assiduamente il forno quando avevo solo sei anni. Il ricordo che ha acceso la mia passione è quello di un fornaio che, con estrema dolcezza, creava dei piccoli animaletti con il pane. Lo faceva per invogliare il figlio inappetente a mangiare; vedere quelle mani plasmare la materia mi fece capire che volevo fare lo stesso.
Ad un certo punto lei ha preso le redini dell’attività paterna all’Esquilino. Come è riuscita a trasformare un forno di quartiere in un punto di riferimento per tutta Roma?
È stato un processo di crescita costante che ha trasformato Piazza Vittorio in un punto di ritrovo.
Negli anni ’80 ho voluto fare un’operazione che per l’epoca era molto d’avanguardia: ho coinvolto le ambasciate per portare a Via Merulana i più importanti panificatori d’Europa. Creammo l’iniziativa “Le vie del pane attraverso l’Europa”: ogni mese una nazione diversa veniva da noi a panificare, permettendoci di divulgare la storia e le tecniche della panificazione europea. Questo ci ha reso il forno di riferimento per l’intero settore.
Lei ha anche saputo anticipare le tendenze del mercato, trasformando il concetto stesso di panetteria.
Esatto. Tra la fine degli anni ’90 e i primi del duemila, abbiamo capito che il forno poteva offrire di più.
Abbiamo introdotto la formula degli aperitivi con buffet serale, creando un legame molto forte con il Teatro Brancaccio, che in quegli anni stava diventando uno dei più importanti della capitale. Il pane non era più solo un bene primario, ma il cuore di un’esperienza conviviale.
Arriviamo ai giorni nostri. Panella oggi non è più solo a Via Merulana, ma accompagna i viaggiatori in tutta Italia. Come è nata questa evoluzione?
Il grande salto è avvenuto nel 2017, quando abbiamo siglato un accordo con il gruppo Cremonini. Questa partnership ha dato vita a “Panella Travel”, permettendoci di aprire 25 punti vendita.
Oggi siamo presenti negli aeroporti internazionali, nelle stazioni dell’alta velocità e persino nelle aree di servizio, portando la nostra filosofia della panificazione a chiunque sia in viaggio.



































