Caro diario, siamo arrivati alle Eolie. Da qui il viaggio non procede più in linea retta: avanza per mare, si interrompe davanti a un vulcano, riprende su un’altra isola e cambia continuamente ritmo. Ogni approdo sembra vicino al precedente, eppure basta scendere dall’aliscafo per accorgersi che tutto è diverso: il paesaggio, le case, il silenzio, persino il modo in cui soffia il vento.
Lipari, Vulcano, Salina, Stromboli, Filicudi, Alicudi e Panarea formano un arcipelago nato dall’attività vulcanica, oggi riconosciuto dall’Unesco come una testimonianza straordinaria della nascita e dell’evoluzione delle isole vulcaniche. Sono le cime emerse di una lunga catena montuosa sommersa, distesa nel Tirreno davanti alla costa nord-orientale della Sicilia.
Ma le Eolie non si lasciano raccontare soltanto attraverso crateri, spiagge nere e fondali. Sono sette isole e, soprattutto, sette caratteri. Lipari è il punto di partenza, vivace e affollato; Salina è verde, coltivata, apparentemente più composta; Stromboli vive sotto la presenza costante del vulcano; Panarea mette in scena la sua eleganza; Filicudi e Alicudi sembrano invece arretrare dal mondo, come se il tempo avesse deciso di fermarsi qualche miglio più in là. Lo aveva capito bene Nanni Moretti quando, nel secondo capitolo di Caro diario, intitolato Isole, partiva per le Eolie insieme all’amico Gerardo in cerca di pace. Il viaggio cominciava a Lipari, troppo piena di automobili e turisti, e proseguiva tra genitori sopraffatti dai figli unici, sindaci visionari, villeggianti, intellettuali e abitanti poco disposti a lasciarsi conquistare. Le isole diventavano così piccoli mondi separati, nei quali le abitudini e le ossessioni della società italiana apparivano ingrandite, quasi deformate. Era il 1993, ma qualcosa di quella ricerca resta familiare. Anche oggi si raggiungono le Eolie immaginando di trovare un’isola capace di sottrarci al rumore, agli orari e alle notifiche. Poi si scopre che ciascuno porta con sé la propria inquietudine. Si può cambiare
costa, attraversare il mare, salire fino a un cratere o scegliere l’isola più lontana: non è detto che si riesca davvero a fuggire. Forse è proprio questo il fascino delle Eolie. Non promettono una sola idea di vacanza e non offrono un paesaggio sempre uguale. Costringono a scegliere: la vitalità di Lipari o il silenzio di Alicudi, la terra fertile di Salina o il fuoco di Stromboli, la mondanità di Panarea o la natura ruvida di Filicudi. E mentre la barca si allontana da un porto per raggiungerne un altro, viene quasi naturale riprendere idealmente il diario di Moretti e domandarsi quale di queste isole, alla fine, ci somigli di più.



































