di Giancarlo Loquenzi
Giornalista Rai Radio 1 – Conduttore di Zapping
Ho scoperto Città del Messico molto tardi. Per lungo tempo, quando pensavo a un viaggio in una grande città, i primi nomi che venivano in mente erano Rio de Janeiro, New York, Londra. Erano mete che conoscevo bene ma che, ogni volta che mi era possibile, tornavo a visitare. Facevano parte di una piccola geografia personale dove sapevo, insieme, di sentirmi a casa e di scoprire cose nuove.
Poi tre anni fa avevo organizzato un viaggio nello Yucatan, l’idea era di mettere assieme belle spiagge e l’incredibile patrimonio archeologico del Messico. Per capirci: un po’ di Playa del Carmen e un po’ di Chichen Itza. Prima di tornare in Italia però avevo previsto una breve sosta a Città del Messico, due giorni. Di quel viaggio ricordo solo quello.
No, esagero. Mare e rovine Maya sono state una esperienza unica, ma io sono malato di cultura urbana, adoro le città, le loro vibrazioni, il modo in cui sono organizzate e pulsano di vita, mi piace perdermi per le strade e piano piano costruire una mappa mentale, riconnettere i pezzi, cominciare a prenderne possesso. C’è chi sogna avventure in luoghi estremi, foreste, montagne, fondali marini, io sono attratto dalla scoperta delle città, il mio senso dell’avventura è quello, specie se è una città in cui non sono mai stato.
Città del Messico è stato un amore a prima vista: è bastato un rapidissimo assaggio per farmi desiderare di tornare, cosa che ho fatto nei due anni successivi, dedicando alla capitale messicana la maggior parte del mio viaggio.
A New York ho smesso di andare da quando domina Donald Trump; Rio mi posso permettere di tradirla, abbiamo una lunga e solida relazione aperta; a Londra posso farci un salto anche di un week end per rinverdire la passione. Il mio investimento sentimentale ora è tutto per Città del Messico.
Come per ogni amore è difficile spiegarne le ragioni, capire cosa mi abbia conquistato di quella città di più di 9 milioni di abitanti e con un’area urbana di 23 milioni, seconda nel mondo solo a Tokyo.
Prima di arrivarci me la immaginavo sconfinata e spaventevole, un intrico fragoroso di mondi e di persone da cui sarebbe stato facile esser sopraffatti.
Invece Cdmx è capace di silenziose e discrete seduzioni, niente effetti speciali, poche grandiosità monumentali: la città è una preda difficile per chi cerca effetti da Instagram, ci si trova a passeggiare per ore senza avere voglia di togliere il telefono da tasca, perché il piacere di quelle passeggiate non è instagrammabile.
Io l’ho cominciata a scoprire in bicicletta. Cdmx dispone di un fantastico sistema di biciclette pubbliche, si compra un abbonamento per i giorni necessari, poi ogni viaggio sotto i 45 minuti è gratis, e basta cambiare bicicletta per continuar a girare gratis tutto il giorno.
Pedalare in città è come pedalare attraverso una foresta tropicale, i suoi viali alberati sono infinite gallerie verdi così fitte e lussureggianti che si perdono di vista le case, i negozi, e si ha l’impressione di trovarsi in un mondo arboreo dove persino i rumori del traffico sono attutiti. Ci sono città che hanno al loro interno dei parchi e parchi che hanno al loro interno una città: Città del Messico è una di queste, moltissimi suoi quartieri sembrano costruiti nel bel mezzo di una foresta.
L’innamoramento immediato per Cdmx forse è anche dovuto al quartiere dove sono capitato la prima volta: Coyoacán. È stato una specie di prologo soffice a quello che avrei visto nei giorni successivi. Un quartiere lontano dalle attrattive del centro e dalla vita spericolata di Condesa o Roma Norte: una zona di case basse e coloratissime, giardini, strade alberate senza troppo traffico, piccoli caffè, con un sapore profondamente messicano ma senza bellurie turistiche. Coyoacan è stata la mia porta d’ingresso alla città e anche nei miei viaggi successivi ho cominciato da lì, una piccola zona di decompressione prima di lanciarsi nella metropoli.
Città del Messico è troppo nota e visitata per fornirne una guida di qualche tipo. I musei sono ricchissimi, il cibo inenarrabile per varietà e qualità, che si mangi con pochi euro o che si scelga uno dei tanti stellati; farsi amici messicani è la cosa più semplice del mondo; l’architettura potrebbe da sola costituire un viaggio a sé, tra le meraviglie del brutalismo messicano.
Ma il segreto della mia passione forse consiste piuttosto in questo: non aver fatto programmi, non avere tappe “imperdibili”, niente “must see” ma con la voglia di vedere tutto. Cdmx ti aiuta facilmente a spogliarti del tuo involucro di turista e a farti sentire quella città la tua città.
Mi sono accorto che in tanti tornano da Città del Messico nelle loro città, portandosi appresso un piccolo bagaglio di nostalgia, un vago desiderio che la città in cui si torna, ovunque nel mondo, possa somigliare almeno in qualche piccola cosa alla Città del Messico che ti resta dentro.



































