Cominciamo con un bel pensiero: qual è il primo ricordo che l’ha legata al mare?

Avevo tre anni. Una giornata catanese della mia famiglia che viveva nell’entroterra siciliano, a cinquanta chilometri dal mare. Mio zio approfitta e mi porta sulla spiaggia della Plaia. E tocco il mare. Dapprima tanta paura, poi curiosità, infine tanta voglia di giocarci.

Ravenna Capitale italiana del Mare 2026, come è nata questa idea?

L’ iniziativa coinvolge tutti i Comuni affacciati sul mare e nasce per rendere competitivo il valore delle comunità; ha inoltre dimostrato la concreta partecipazione delle articolazioni dello Stato a questo premio. Abbiamo 8000 chilometri di coste, lungo le quali si distinguono “città con il mare” e “città di mare”, e la differenza non è banale: nella prima, il mare è un paesaggio, ma non ne fa un elemento identitario; le città di mare, invece, hanno visto condizionare e plasmare l’identità, l’economia e, a volte, persino il linguaggio. È necessario superare questo divario con un approccio diverso, attraverso l’acquisizione di nuove abilità e la promozione di iniziative culturali, con il sostegno di scuole e famiglie, perché del mare non possiamo occuparci solo da maggio a settembre.

La Sicilia, terra meravigliosa sulla quale viaggiamo, ha angoli meravigliosi. In quali ci porterebbe?

Se hai poco tempo a disposizione, devi scegliere: natura, arte, cucina. Con le quindici dominazioni straniere che ne hanno segnato la millenaria storia, in Sicilia trovi testimonianze greche, romane, arabe, normanne, spagnole. E ovunque, puoi provare piatti tipici dai sapori forti. La mia Isola è l’unica in Italia a non avere quindi una cucina regionale, perché qui ogni popolo ha lasciato una traccia. Nella parte occidentale trovi forti segni della civiltà araba, in quella orientale le tracce riconducono alla civiltà greco-romana. Ma ognuna ha piacevoli sorprese da riservare al visitatore curioso. Posso quindi dire che quella siciliana è la cucina più internazionale del Continente?

Il suo dicastero ha avuto tra le priorità la costituzione di tavoli che riunissero tutti gli stakeholder del mare, con l’obiettivo di arrivare per la prima volta a una politica unitaria. A che punto siamo?

La novità, fortemente voluta da questo Governo, è che il mare è finalmente diventato un tema centrale. Lo dimostra, ad esempio, il Piano del mare, che ambisce a rilanciare la vocazione marittima nazionale e che abbiamo approvato in tempi celeri nel 2023: oggi gli undici dicasteri con competenze marittime, dirette e indirette, agiscono in maniera sinergica e con un’unica visione d’insieme. Inoltre, con il provvedimento promosso dal sottoscritto sulla valorizzazione della risorsa mare, già approvato in Consiglio dei ministri e ora all’esame del Parlamento, si autorizza l’istituzione della ‘zona contigua’ e si individuano i diritti esercitabili in quello spazio marittimo, in particolare nelle materie dell’immigrazione, doganale, fiscale, sanitaria e culturale. Si stabiliscono, inoltre, i requisiti e i princìpi fondamentali in materia di turismo subacqueo e si dettano le regole per l’istituzione delle Zone di Interesse Turistico Subacqueo, ai fini della loro valorizzazione. Questo Governo vuole che il mare non sia inteso soltanto come meta turistica, ma anche come motore di crescita.

C’è una situazione geopolitica complessa che inevitabilmente si intreccia con un dicastero come il suo. Quanto sono entrati questi temi nella sua agenda?

Il mare è sempre stato teatro strategico nei conflitti bellici. Se partiamo dal presupposto che l’80 per cento della merce nel mondo si muove via mare, diventa facile immaginare quanta importanza assuma la libertà di navigazione. Quello che avviene oggi, in questo mutato contesto geopolitico e, in particolare nell’Indo-Pacifico, è sotto gli occhi di tutti. E le ripercussioni negative, purtroppo, incidono pesantemente anche sui Paesi direttamente estranei alla guerra.

I porti sono fondamentali per la nostra economia. Si parla da tempo della riforma/legge sui porti: qual è lo stato dell’arte?

L’obiettivo di questa riforma è rafforzare e modernizzare i nostri scali attraverso una pianificazione unitaria, un coordinamento integrato e procedure più semplici ed efficaci, così da rendere l’Italia più competitiva nel Mediterraneo. È giusto che sulla riforma dei porti ci sia un dibattito, perché il confronto è utile, e ritengo che il Parlamento potrà migliorarla. Non si tratta di un testo blindato: l’impianto è definito, ma il Governo è aperto a modifiche che possano renderla più efficace.

Uno dei temi più delicati riguarda lo spopolamento delle isole minori: veri gioielli che però non garantiscono vivibilità tutto l’anno, soprattutto per i giovani. È un argomento su cui ha iniziato a lavorare: cosa sta emergendo?

Con gli Stati Generali delle Isole minori marine, svoltisi lo scorso ottobre a Lipari, per la prima volta un Governo ha acceso i riflettori su questi territori non solo come luoghi di vacanza, ma come comunità che vivono tutto l’anno tra sacrifici e opportunità. È emersa la necessità e l’urgenza di garantire ai cittadini che vi risiedono servizi efficienti e continui, perché lo spopolamento dei territori insulari è un lusso che la Nazione non può permettersi.

I fondali italiani sono mappati in modo completo? E quanto è sviluppata oggi la nostra tecnologia subacquea?

Soltanto il 27% del fondale del pianeta è stato mappato. Con l’approvazione della legge sulla dimensione subacquea, da me proposta, l’Italia si pone tra i primi Stati membri dell’Ue ad essersi dotata di una normativa volta a prevenire e risolvere le potenziali interferenze tra le diverse attività che si svolgono nei fondali. La dimensione subacquea rappresenta una straordinaria fonte di risorse e opportunità, per la maggior parte ancora inesplorate, e costituisce una nuova sfida in cui si intrecciano ambizioni e interessi, sia nazionali sia internazionali. Sappiamo che si tratta di un segmento della produzione industriale destinato a crescere e che la subacquea sarà sempre più rilevante non solo per il mondo militare, ma anche per quello civile, universitario, turistico e scientifico.

Che ruolo gioca oggi il Mediterraneo in un’economia sempre più globale?

Un ruolo importantissimo. Il Mediterraneo è tornato a essere ciò che è stato per secoli, ossia il mare degli scambi commerciali. Per anni in Europa si è guardato al Baltico, ma oggi, con il Mediterraneo nuovamente centrale, il Sud Italia deve diventare un hub produttivo, logistico, commerciale ed energetico del Mediterraneo. Affinché ciò avvenga, è necessario attrezzarsi dal punto di vista infrastrutturale, anche perché altre grandi città portuali si stanno organizzando nel Nord Africa, in Medio Oriente e lungo la costa dei Balcani.

Il tema della blue economy è stato centrale in questi anni. Che cosa sta facendo l’Europa per incentivarla, anche nel nostro Paese? E quali sono gli obiettivi prioritari del suo mandato in questo ambito?

L’Europa ha ormai compreso l’importanza e il potenziale della blue economy, ma continua ad avere una visione prevalentemente orientata a Nord ed Est. Il Sud, invece, ha dimostrato di poter diventare un motore trainante della Blue economy. Recentemente, a Roma, abbiamo presentato la proposta italiana per la strategia industriale marittima europea, perché l’Italia è pronta a fare la sua parte, puntando su quattro pilastri: competitività nei settori ad alta complessità, sostegno al settore privato, transizione digitale e verde con tempi adeguati e sinergia con la difesa per rafforzare la dimensione subacquea.

A cosa sta lavorando in questo momento?

L’impegno prioritario del governo è promuovere un nuovo approccio culturale al mare, riconsacrarlo alla sua naturale funzione. Per farlo, serve “spiegare” il mare anche nelle regioni non costiere, a cominciare dai bambini di scuola. Siamo quindi impegnati al Ministero nella elaborazione di iniziative varie, che contiamo di varare prima dell’autunno.

Restando sul tema energetico: quanto può essere importante il mare per l’autonomia energetica italiana e in quali termini?

Sono convinto che la centralità del Mediterraneo negli scambi commerciali debba diventare anche economica. Per questo è necessario puntare su energia, rinnovabili, attrazione di imprese e sviluppo di un hub energetico. Allo stesso tempo, è fondamentale affrontare le criticità legate all’offshore e all’eolico, individuando un punto di equilibrio tra sviluppo e sostenibilità.

Qui si parla di viaggi. Quale è stato il suo viaggio del cuore? In quale parte del mondo ci porterebbe e perché?

Ho toccato tutti e cinque i Continenti nella mia vita pubblica e privata. Ma il viaggio in Argentina mi è rimasto nel cuore. Credo sia il Paese più italiano all’estero. Nei miei itinerari, tra città costiere e città interne, mi sentivo come a casa mia. Guardandomi intorno, insomma, avvertivo il contributo della cultura e della civiltà della nostra popolosa comunità italiana, presente in quei territori da oltre duecento anni.

In Italia, qual è l’angolo di mare che preferisce per rilassare la mente?

Mi viene subito da pensare alle Isole minori, meglio se poco affollate, abitate da persone accoglienti e generose, che ti offrono piatti locali semplici ma capaci di stimolare irripetibili emozioni.

Libro sul comodino?

“Il Piccolo Principe”, il capolavoro di Antoine de Saint-Exupèry. Trovavo assurdo non avere mai avuto il tempo di leggere il libro più letto al mondo!

Chi è il ministro Musumeci quando non fa il ministro?

Un anziano signore che vive di piccoli piaceri, tornando nel paesello natale, passeggiando con gli ex compagni di scuola e provando a fare il nonno con i suoi cinque nipotini.