Cuneo è una provincia che non si lascia definire da un’unica immagine. A nord c’è la pianura, ordinata, luminosa, con le città che si sviluppano per linee dritte e piazze sobrie. A sud iniziano invece le vallate, strette, profonde, dove la montagna detta il passo e impone una relazione più diretta con lo spazio. È questo equilibrio tra rigore urbano e natura verticale a rendere il Cuneese diverso da tutto il resto del Piemonte: un territorio fatto di contrasti che convivono, senza mai annullarsi.
Cuneo città, con la sua forma triangolare sospesa tra due fiumi, è il punto più razionale di un’area che, nel giro di pochi chilometri, cambia volto.
Nel Cuneese lo sport è soprattutto geografia. Le valli costringono a salite costanti, le strade si appoggiano sulle pendenze e la montagna impone un rapporto diretto con lo spazio. È per questo che qui pratiche come lo sci, la corsa in quota, il ciclismo e il trekking non sono soltanto attività del fine settimana: fanno parte della vita di molti residenti e scandiscono le stagioni più della meteorologia.
In inverno la montagna si compatta attorno allo sci: piste storiche, anelli di fondo, piccoli impianti che resistono grazie a comunità che li considerano servizi essenziali. In estate il baricentro si sposta sui sentieri e sulle strade secondarie che salgono verso i passi: un territorio dove il ciclismo è ancora un mezzo per spostarsi e non solo un gesto sportivo.
Lo sport, qui, funziona come un indicatore sociale: racconta quanto il territorio sia vissuto e quanto la geografia continui a determinare le abitudini quotidiane. Un dato quasi ovvio da queste parti, ma che spiega bene perché molte storie del Cuneese partano sempre dallo stesso punto: la montagna.
E la montagna, nel Cuneese, ha un luogo che riassume tutto.
Questo luogo è il Pian del Re, nel comune di Crissolo. Un altipiano a 2.020 metri che si apre all’improvviso, come una pausa nel paesaggio, esattamente sotto la parete nord del Monviso. È qui che nasce il Po, il fiume più lungo d’Italia, da una sorgente che sorprende per la sua discrezione.
Il Pian del Re è considerato il punto più bello del Cuneese perché condensa l’identità del territorio senza effetti scenografici: la roccia nuda, l’acqua che scorre, il silenzio compatto, la montagna che domina senza sovrastare. Non c’è nulla di costruito, nulla di esibito. È la montagna nella sua forma primaria, quella che definisce i ritmi e gli spazi di tutto il resto.
Guardare il Cuneese da qui permette di capirlo meglio. La provincia alterna pianura e valli, ordine sabaudo e natura verticale, ma è in questo altipiano che tutto trova un punto di sintesi.



































