Atterrati all’aeroporto di Cagliari Elmas, in dodici minuti di auto si raggiunge il centro della città: il porto (dove spesso si avvistano i delfini) e la e Via Roma, con i suoi iconici portici e i bar storici dove fermarsi per un caffè è quasi un rito. Alle spalle di questa elegante strada si apre la zona Marina, uno dei quattro quartieri che compongono il centro storico di Cagliari. Pittoresco e colorato, nel quartiere Marina la quotidianità scorre con un ritmo lento e autentico: i panni stesi alle finestre che colorano le vie e fanno da ponte tra la vita domestica e quella urbana, i profumi dei ristorantini che raccontano di cucine mediterranee e di cucine orientali, botteghe artigiane che resistono al tempo. Un quartiere abitato soprattutto da una comunità che ha scelto di rimanere, resistendo alla progressiva trasformazione delle case in B&B. Una scelta che tutela l’autenticità del quartiere e impedisce che la Marina diventi una semplice vetrina turistica.
A rendere questo angolo della città davvero unico e prezioso sono gli scavi presenti nella Chiesa di Sant’Eulalia, che custodiscono un frammento sorprendente di Karales, la Cagliari romana. Un luogo rimasto in silenzio per secoli, visitabile oggi scendendo sotto la chiesa dedicata alla santa, cuore religioso del quartiere fin dal XIV secolo.
L’area archeologica si estende per quasi 900 metri quadrati: un vero scrigno sotterraneo che permette di attraversare duemila anni di storia. E pensare che la scoperta di quest’aria è avvenuta per caso, nel 1989, a causa di una colonia di termiti che infestava la sagrestia. Per eliminarle si decise di smantellare il pavimento e, già dai primi colpi, comparvero indizi sorprendenti: l’imboccatura di un pozzo, archi di scarico, ceramiche, monete.
Un mondo che aspettava solo di essere riportato alla luce.
Il 13 gennaio 1990 iniziarono ufficialmente gli scavi. In poche settimane si intuì la portata della scoperta: dieci metri di pozzo, una cisterna collegata, muri di epoche sovrapposte. E poi, la rivelazione più straordinaria: una strada romana perfettamente lastricata. Era la Karales antica che riemergeva dopo secoli trascorsi nel buio.
Gli scavi, durati quasi vent’anni, sono stati possibili grazie a una collaborazione tra la Parrocchia, la Soprintendenza Archeologica e l’Università di Cagliari. Don Mario Cugusi, parroco dal 1987 al 2010, ricorda come studenti e specializzandi lavorassero gratuitamente, mossi dall’entusiasmo per una scoperta destinata ad arricchire il valore della città, e della storia. Fondamentale anche il lavoro delle archeologhe responsabili, Donatella Mureddu e Rossana Martorelli.
Il ritrovamento, confermato anche da documenti seicenteschi rinvenuti in archivio, ha restituito a Cagliari un frammento prezioso del suo passato. Per comprendere l’importanza del sito bisogna immaginare la Cagliari punica e poi romana.
In età punica qui sorgeva probabilmente un santuario extraurbano, mentre l’abitato principale si trovava più a ovest, nei pressi della laguna di Santa Gilla. Con l’arrivo dei Romani, a partire dal 238 a.C., Karales divenne la capitale della provincia di Sardegna e Corsica, un centro vivo e commerciale con il suo foro situato nell’area dell’attuale piazza del Carmine. La zona oggi visitabile era allora marginale, ma dal IV secolo d.C. conobbe una forte espansione urbanistica lungo la fascia costiera: case, botteghe, infrastrutture idriche, strade.
Oggi entrare nell’area archeologica di Sant’Eulalia significa scoprire una Cagliari sotterranea e intatta, dove il tempo sembra sospeso. Scendere sotto Sant’Eulalia vuol dire camminare attraverso la Cagliari di ieri mentre la Cagliari di oggi scorre sopra di noi. Un viaggio che resta negli occhi e nella memoria, perché ricorda che anche le città, come le persone, hanno un cuore segreto. E a Cagliari quel cuore batte ancora, tra i basoli romani e le luci soffuse della sua città nascosta.

di Simonetta Columbu



































