Sotto l’ombrellone vedo un aquilone.

Anzi no; una lunga fila di aquiloni legati insieme.

Svolazzano ordinati, quasi obbedendo al volere del filo che li unisce; il filo che però è guidato dal vento.

Il vento che soffia a tratti leggero, che li agita e scuote dolcemente, a volte con piccoli scossoni.

I miei occhi li seguono…incuriositi e rapiti…quasi trasportati.

Non solo i miei occhi…anche i miei pensieri…

Vedo me…sì…vedo me in un aquilone, forse quello al centro della fila.

Sì. Quello che a me sembra una farfalla.

Giallo con tanti piccoli cerchi colorati, forse di tanti colori, ma prevalentemente cerchi rossi, almeno sembra.

Mi vedo trasportata come il mio giallo aquilone, mi vedo agitata e a volte strattonata, mi vedo nella quiete del volo, mi vedo con il vento tra i capelli come le ali gialle del mio giallo aquilone.

Vedo me giallo aquilone sparire dalla mia vista, nascosto dall’ombrellone; poi ricompaio e mi sembro più in alto di prima, ora più in basso, ma sempre su.

Non sembro in pericolo, neanche di perdere il contatto con l’aria che mi sostiene.

Non sembro in pericolo, ma sembro e sono legata, costretta, tirata da quel filo, che però mi sostiene, altrimenti potrei volare via trasportata dal vento; chissà dove, chissà come, chissà perché.

Il filo però è tenuto dalla mano di qualcuno, quel qualcuno che non vedo, non sento, ma percepisco.

Chi è? Perché li tiene legati? Perché li tiene e non li fa portare via? Dove li vuole portare? Perché?

Li lascerà poi volare via? Tutti? Solo alcuni?

Domande.

Anzi, più che domande sono pensieri che si inseguono con tanti punti interrogativi.

Pensieri quasi legati uno all’altro come legati sono gli aquiloni.

Anche i pensieri sono colorati come gli aquiloni.

Colori vivaci per i pensieri positivi, costruttivi, sentimentali, curiosi; colori scuri per i pensieri tristi.

No! Anche il contrario. I colori si alternano sui pensieri gioiosi e su quelli tristi.

Come si alterna la percezione di salire su e di andare giù.

Meglio su? Meglio giù? Chi può dirlo.

Io no. Io no perché in questo momento forse la danza discontinua, allegra, vorticosa, lieve mi piace; anzi mi trova in LINEA.

Vedi le parole? In linea come il filo, pur non sentendomi filo ma aquilone.

Sorrido dell’accostamento e penso al collegamento ad una altra LINEA: la linea della mano, che ci fa “vedere” la linea della vita.

Certo…per chi la sa vedere…non tutti riescono, non tutti hanno i mezzi per vederla, per capirla, per spiegarla.

Ma c’è un altro accostamento: la mano che regge il filo che dà la linea agli aquiloni, la mano in cui c’è la linea della vita…la mano che guida il filo, che tiene legati insieme gli aquiloni.

Quindi chi detta la “LINEA” (eccola ancora questa parola), la mano, il filo o il vento?

La mano sa che è lei a dettare la strada degli aquiloni.

Il filo sa che è lui a tenere la strada degli aquiloni.

Il vento sa che è lui che determina la direzione, la velocità, gli spostamenti degli aquiloni.

Gli aquiloni, però, sanno che, pur lasciandosi guidare dalla mano, dal filo e dal vento, sono loro a godere della vista, sono loro a godere della brezza, sono loro a patire degli strattoni delle folate di vento.

Il loro percorso è segnato da altro, e sanno che i cambiamenti possono essere improvvisi, repentini, inaspettati, ma anche decisi.

E se la mano lascia il filo?

E se il filo si spezza?

E se il vento diminuisce a tal punto da farli cadere?

E quindi l’aquilone sa che deve essere pronto a tutto; sicuramente si prepara e si deve preparare.

Dalla sua posizione guarda la mano, la controlla, si accerta che sia ben concentrata nel tenere il filo, che sia pronta agli strattoni del vento, che sia pronta a dare vigore quando il vento cala, che sia pronta a controllare che tutti gli aquiloni siano ben aperti, che siano ad una altezza giusta, né troppo in basso, né troppo in alto.

In quella mano vedo me…

Sì…vedo me; e ci vedo la mia responsabilità, la mia potenzialità, la mia concentrazione, la mia decisione, la mia scelta, la mia scelta del “filo” giusto, la mia scelta degli aquiloni da legare al filo, il mio timore di tirare troppo o troppo poco, la mia fatica e la mia forza nel tenere il filo.

Ma anche la bellezza di tenere il filo e anche l’armonia di tenere il filo in modo tale che gli aquiloni volteggino tranquilli ed equilibrati, in…LINEA…

E così mi sento aquilone e ora anche mano.

I due opposti della catena di unione tra la mano, il filo, il vento e gli aquiloni.

Ma il pensiero della catena d’unione mi fa sentire all’improvviso anche filo, perché unisce i due opposti, ha la responsabilità che questa catena non si interrompa, e , quindi, non posso essere i due opposti della catena senza essere chi li unisce; non ci sarebbe continuità e tutto potrebbe andare perso o non avere senso.

Rimane il vento; il vento è uno strumento di questa catena, come lo è la mano, il filo e gli aquiloni.

E…respiro profondamente e soffio…

Ecco il vento! Eccomi! Sono anche vento!

E già… si dice il soffio della vita, il soffio vitale, che in greco in una sola parola si dice ANEMOS, il soffio dell’essere, del fluire degli eventi, che diventano volontà…

E quindi…

Da sentirmi aquilone i miei pensieri, le mie domande, il mio pellegrinare mi ha portato a sentirmi anche mano, filo e vento…

Incredibile…ma vero.

Tutte queste cose racchiuse in me?

Tutte queste meraviglie?

Tutte queste responsabilità?

Sì. E’ così.

Questa catena che parte dalla mano è ciò che dona significato alla vita, che consente agli eventi di fluire, di diventare realtà, di essere volontà.

Dagli aquiloni alla vita…

Respiro profondamente, come avessi scalato una montagna e ora fossi arrivata in cima, contenta, stanca, meravigliata, soddisfatta, piena, fiera.

Che sensazione stupenda!

Una sensazione così bella che mi fa regolare il respiro, che mi fa socchiudere gli occhi, che mi fa rilassare i muscoli, che mi riempie il cuore…ma…

Eccola lì! Una nuova domanda, un nuovo pensiero fino ad ora rimasto fermo, in attesa.

La mano…io non vedo il corpo, pur sentendolo.

E quindi?

Il corpo non lo vedo, non lo tocco, ma lo sento, lo percepisco, sostiene la mano, c’è.

Non mi serve vederlo; è “solo” necessaria la consapevolezza che c’è.

C’è come c’è tutto il resto, anzi c’è perché è tutto il resto.

Quindi se c’è ed è tutto il resto, è nella catena d’unione, è la catena d’unione.

Questa catena d’unione diventa improvvisamente non più catena ma UNIONE.

Una unione che racchiude il tutto e ogni singolo elemento; una unione infinita, che può essere tale solo se rimane nella piena armonia, solo se ogni elemento è consapevole di esserne parte, parte del tutto.

Sotto l’ombrellone vedo un aquilone.

Anzi no; una lunga fila di aquiloni legati insieme.

 

Paola Cenciarelli