Primo piano Geppi Cucciari

E ora “PERFETTA” diventa un film
con la regia di Paolo Zucca

Geppi CucciariGeppi Cucciari giocava a basket un po’ come parla, in una maniera intensa e imprevedibile. Due punti quando meno te l’aspetti. Che fanno sorridere il Presidente della Repubblica Mattarella, quanto imbarazzare qualche vittima della sua sagacia.  Faceva l’ala- pivot – il classico numero 4 – ma con una caratteristica precisa: mi muovevo più in orizzontale che in verticale, disse una volta a un giornalista che cercava di capire come fosse riuscita ad andare in doppia cifra con facilità in mezzo alle stangone della serie A2 italiana. Durante le trasferte, poi, bastava poco: imitava gli assistenti di volo e all’improvviso l’aereo, o qualunque spostamento in generale, diventava un piccolo spettacolo improvvisato. Quando un bel giorno, annunciò una cosa serissima anche a noi compagne di squadra: «Parto per Milano. Vado a finire l’Università a Milano, così magari inizio a fare anche ciò che ho sempre desiderato». Così volevano mamma e papà. Prima la laurea, dicevano i genitori. «Solo che dentro di me ha sempre scalpitato questa vita, quella che si percepisce, come posso dire, questa me, tenera, altalenante disadattata, ecco. Ma forse, aggiunge, non è possibile sentirsi adatti fino in fondo. E dunque il mio percorso dell’adattamento — che non vuol dire conformismo, sottolinea — ha generato degli sforzi di assestamento che portano a scegliere, e a segnare quella che è la strada tua e solo tua». In sostanza, «studiare mi è servito molto anche per tutto il resto. E cominciare questo mestiere da adulta mi ha resa più consapevole del percorso».

Prima di continuare la conversazione scegliamo una colonna sonora che ci accompagni. Che mettiamo?

Ora che ci penso Aeroitalia dovrebbe fare le playlist a seconda della durata dei voli. Cagliari-Roma 45 minuti, Milano-Olbia un po’ di più, Alghero-Mila…no, questa non la fate. Mettiamo i Tazenda, Paolo Fresu, Moses Concas, Marisa Sannia, Maria Carta. Anche Marino De Rosas, che ci piace tanto. Una playlist tutta sarda

Cosa c’è dietro questo “sarda”?

Un aggettivo assolutamente di derivazione non solo geografica, ma proprio umana, ancestrale, comportamentale, contenutistica, antropologica. Io, naturalmente, non ho mai avuto bisogno, come peraltro è stato fatto notare puntualmente da qualcuno, di studiare dizione e il mio accento è sotto le orecchie di tutti. Rispondo alle più o meno eleganti critiche, ripetendo sempre la ricchezza di suoni che il nostro Paese offre e rivendicandola dove posso.

Potevamo chiamarti avvocato. Come si fa a trasformare un sogno in realtà e a non “subire” ciò che la vita a volte sembra imporci?

Ci sono persone che non la subiscono anche se non riescono a realizzare il proprio sogno: aggiustare il tiro nel percorso è fondamentale. Provare a ottenerlo, a perseguirlo, a sfiorarlo, ad accarezzarlo, però vale moltissimo.

Ma esiste un “destino”?

Lo immagino come una porta che si apre da dentro. Anche quando sembra chiusa. E credo che per me sia stata una questione di circostanze. Le celebri tre C. Cuore, Cervello e Culo. Servono tutte e tre.

Geppi CucciariOggi sei principalmente un riferimento culturale. Splendida Cornice in particolare è uno strumento contro una certa deriva culturale che si respira in ogni campo

Non mi sento un riferimento culturale, mi sono solo trovata ad avere l’opportunità di fare un programma in Rai sotto la direzione del settore Cultura, con tutto quello che questo comporta anche a livello pratico. Avevo già lavorato per altre realtà della Rai, però questa è stata la prima esperienza di una prima serata centrata su di me.
Le puntate si costruiscono attraverso un grande lavoro di squadra, e vorrei che si vedesse tutto il valore delle persone con cui lavoro (le elenca tutte, ndr).

L’intervista alla bambina palestinese, Renad, o il duetto in “Spunta la luna dal monte” con Mahmood, sono stati momenti di grande umanità e poesia. Qual è stato per te il momento più emozionante?

L’intervista a Lucy Salani, a “Che succ3de?”: la prima donna transgender sopravvissuta ai campi di concentramento. Parlava della sua vita con una fierezza, una forza, una potenza che non ho mai dimenticato.

Un momento surreale?

Non avrei mai pensato, per esempio, di poter cantare una canzone con Tony Hadley il cantante degli Spandau Ballet. Ma la cosa più complessa, emotivamente, è stata accorgermi che certe persone, prima ancora di incontrarle, erano già parte della mia vita attraverso quello che rappresentavano. E trovarmele davanti, intervistarle davvero, è stato potentissimo.

“E l’amore che fa continuare la vita”, ti ha detto Lucy Salani. Cosa è per te?

L’amore è La vita vera, quella che inizia quando scendo dal palco

Geppi CucciariUn tuo ricordo indimenticabile da bambina.

Se penso alla mia infanzia, penso subito alle suore. Sono cresciuta con loro all’asilo, e in qualche modo hanno contribuito a costruire la persona che sono oggi.
Allo stesso tempo ho avuto una famiglia molto unita. Mia madre è stata una figura fondamentale: l’ho amata profondamente e da lei ho imparato a dare valore alle cose semplici, ai dettagli, alle piccole dimensioni della vita. Sono insegnamenti che cerco ancora oggi di custodire e di mettere in pratica.

Un luogo al quale sei particolarmente affezionata?

Sono sempre legati alle persone e ai momenti vissuti. Penso al mare a Bosa, a quelle casette sul mare dove trascorrevo le estati da bambina con la mia famiglia. Sono immagini vivissime, piene di emozione. Ricordo quel mare, segnato anche dalla presenza di una torre saracena, che per me rappresentava quasi un confine tra mondi diversi. E poi Tavolara, una parte del mio cuore adesso è lì.

Dicono che gli ammiratori timidi regalino olio, mandarini, mustaccioli… e quelli audaci rose e weekend di lusso a Parigi. A te cosa mandano?

Libri. Tanti. Siamo un popolo di santi, navigatori e… scrittori! Purtroppo non riesco a leggerli tutti. La seconda categoria è vero, è quella alimentare, ma graditissima, dal vino al miele, dall’olio, alle marmellate, magari fatte in casa. Quando qualcuno regala qualcosa che ha preparato con le proprie mani, a me piace molto. Poi c’è un terzo tipo di regali, disegni o oggetti con la mia faccia. E lì faccio più fatica. Mi dispiace, ma non riesco ad appenderli in casa, già faccio fatica a gestirmi allo specchio ogni giorno, e ho sempre diffidato di chi appende sé stesso alle pareti, quasi per ricordarsi chi è. Anche se un’eccezione c’è: l’unico oggetto di questo genere che tengo in casa con la mia faccia è una lampada stupenda realizzata da Marco Lodola. Una lampada con la mia faccia. Perché è evocativa, non evocata!

Foto sparse?

Solo quella con il Presidente Mattarella, con Papa Francesco, e della mia famiglia.

Hai raccontato la Sardegna anche al cinema con il film la Vita va così di Riccardo Milani: com’è la vita sarda, quella vera, senza cartoline?

È una storia raccontata attraverso lo sguardo di un regista delicato, meraviglioso, innamoratissimo di Gigi Riva e della Sardegna. Ho lavorato con compagni di set straordinari, da Virginia Raffaele a Diego Abatatuono, ma anche Massimiliano Medda, Jacopo Cullin, Gabriele Cossu. Tutte persone a cui sono molto legata.Tra l’altro con le musiche di Moses Concas.  È stata un’esperienza bellissima. Ho interpretato con grande gioia un piccolo ruolo che omaggiava anche il coraggio del personaggio a cui si ispirava il giudice Medda, una figura reale. Ed è stato bello anche per alcune occasioni in cui ho potuto parlare con il mio accento naturale, senza che nessuno ne avesse a male.

Geppi CucciariHai sempre gli abiti meravigliosi di Marras. La moda e gli abiti esprimono sempre qualcosa. Che cosa ami delle sue creazioni?

Antonio e Patrizia hanno sempre avuto un posto privilegiato nella mia vita personale e professionale. Li indosso nelle occasioni ufficiali, anche se poi, a volte, metto pure oggetti da mercatini vari. Le due cose possono convivere, essere parallele e anche incrociarsi. Però loro sono sempre stati accanto a me nei momenti più importanti. Antonio, per esempio, ha disegnato gli abiti che ho indossato a Festival di Sanremo, e mi ha accompagnata  in tutta Splendida Cornice. Sono un mondo meraviglioso: ogni abito, ogni disegno, ogni tratto ha una ragione profonda, o, al contrario, una totale assenza di ragione alle spalle, che forse è ancora più affascinante. Le loro creazioni sono preziose, colorate, sostenibili, uniche, riconoscibili. Hanno tutte le caratteristiche per essere identificate immediatamente, anche senza guardare la targhetta.

Se domani ti regalassero un biglietto intercontinentale, dove scappi e perché?

Io difficilmente lego il viaggio e la coscienza dei posti nuovi alla fuga. Vorrei vedere il Perù. C’è una malinconia, in certe strade e in certe atmosfere, che mi evoca l’infanzia, immagini che porto dentro da bambina, quasi come una colonna sonora. E tutto questo mi ha legata a quel Paese in maniera atavica. La curiosità di vedere le opere, la storia, la cultura di quel luogo ha acceso in me un desiderio molto forte. Ho anche delle velleità orientali, vorrei dare una seconda occasione al Giappone. Ho avuto con quel Paese un incontro intenso, a tratti persino conflittuale, e sento il desiderio di tornarci.

Che libro porti?

Quello che ho sul comodino ora, La Sonnambula, di Bianca Pitzorno: un’autrice che amo molto e di cui apprezzo sia il passato sia il presente letterario.E poi è una donna elegante e generosa.

Facciamo richiesta per la colonna sonora sugli aerei. Anche un canestro, che dici?

Eh, ogni volta che ne vedo uno gioco. L’ultima volta è stato ad Atene, nel playground sopra un enorme Giannis Antetokounmpo disegnato. Lì abbiamo ingaggiato un 2 contro 2, Italia-Grecia. Abbiamo vinto noi.

Cosa vuoi dire a qualcuno?

Amici di Aeroitalia, la continuità territoriale per noi è continuità emotiva, la logistica è amore; più finger per tutti.

 Movimenti orizzontali, più che verticali.
Intelligenza. E sorriso.
Geppi Cucciari.