Enfant prodige, barbaricina, precorritrice dei tempi, comunicatrice. No, non parliamo di Grazia Deledda, o meglio: quasi, visti i numerosi criteri d’affinità. L’unico Premio Nobel Donna per la Letteratura italiana anche quest’anno è tenuta rigorosamente fuori dalle nuove linee guida dei programmi scolastici ministeriali, certo, ci si aspetta l’elemosina morale della comparsa fra le tracce all’esame di maturità, destino di tutte le meteore della cultura italiana, ma la terra di Ichnusa, pare accettare il guanto di sfida e giocare una nuova carta, quella dell’eccellenza della comunicazione su tutto il bacino del Mediterraneo: Caterina Cosseddu, owner di TeleSardegna, coraggiosa editrice arrivata alla vigilia dei trent’anni dell’emittente. Bisogna varcare l’oceano per trovare un’altra editrice pura, donna, apolitica e libera da giochi di potere, ma ci troveremmo comunque davanti a donne (poche) che hanno ereditato imperi editoriali già gloriosamente avviati. Qui ci troviamo ben oltre la frequenza, siamo davanti a un network moderno. La leadership trentennale di Caterina Cosseddu non si misura solo in termini di influenza editoriale, ma attraverso la solidità di un’infrastruttura tecnologica che ha saputo anticipare le scosse del passaggio al digitale. Caterina trasmette il primo tg in lingua sarda quando ancora i genitori schiaffeggiavano i figli che avevano l’abitudine di parlare in sardo fuori casa, in quella lingua evidente clichè di gente incolta. Accadeva che fratelli che in famiglia erano abituati a dialogare in lingua sarda, in pubblico parlassero un italiano persino più forbito della media. Insomma, la moda dell’identitarismo era davvero di là da venire, il telecomando era scettro ad esclusivo appannaggio del pater familias, immaginiamo se una donna avrebbe mai potuto aspirare a una emittente intera. Ma la giovanissima Caterina, dal genio educativo già all’età di 19 anni, salta ogni giorno giù dalla cattedra da cui insegna, e varca le porte di TeleCostaOrientale. Sono gli anni Ottanta, Cosseddu è incantata da quanto ruota attorno all’informazione sia come insider che per l’aspetto tecnico. Un intelletto curioso ed eclettico: è una delle prime donne in Italia a fare l’operatrice con telecamera, uno sforzo fisico di non poco rilievo sotto il peso di attrezzatura analogica che oggi è modernariato da museo. Caterina è una piccola jana delicata, zigomi scolpiti, sguardo d’ossidiana e capelli di raso, ma nessuna richiesta di sconti quando c’è da faticare. Per lei la sala macchine non è mai stata un mistero, affascinata da tecnologia, montaggio ed emissione e fare tv non è nel destino di chiunque. I precedenti proprietari dell’emittente, imprenditori edili, non intuiscono il vero potenziale del mezzo, non hanno cura dell’anima della creatura televisiva e i debiti si accumulano. Gestire le spese di una televisione è un impegno finanziario gravoso, così decidono di mettere in vendita il gioiello barbaricino. Ispirata in famiglia all’indipendenza secondo valori d’onestà e ostinazione, Caterina interviene attivamente sulle sorti della televisione. I tempi duri non durano, le persone dure sì. Decide di rilevarla nonostante la pesante condizione debitoria ereditata, ma in ballo c’è qualcosa che valica ogni convenienza personale, il destino della democrazia in Sardegna. Caterina Cosseddu diviene una barriera frangiflutti contro il monopolio dell’informazione.   «Cuore ci vuole, null’altro» le suggerisce la sua celebre conterranea Deledda. E il resto è la storia di una donna senza alcun appoggio politico o aderenza con la stanza dei bottoni, non è una nepo baby, al contrario, non sono mancate figure maschili che quando il giocattolo ha dimostrato di avere ingranaggi perfettamente oliati si sono approssimati per dispensare consigli non richiesti e salire spavaldamente sul carro della vincitrice. Ma il tetto di cristallo Caterina lo ha già infranto. Secondo i grani di un personale rosario emancipatorio lei vuole la libertà, costruendola, ogni giorno, con le scelte che ha compiuto e quelle che ha evitato, espandendo l’esistenza in proporzione al proprio coraggio, in semiotica si chiama steganografia. Secondo i dati che confortano ogni auspicio, Cosseddu aiuta la televisione sarda a diventare adulta tramite il pluralismo dell’informazione e il conseguente confronto critico, e getta il cuore oltre l’ostacolo affidando la memoria alla tv, conservando l’amore alla cultura identitaria. Al suo fianco, come Direttore dell’Informazione, sceglie la professionalità prismatica di Anthony Muroni, già direttore de L’Unione Sarda, scrittore, Presidente della Fondazione Mont’e Prama sotto la cui guida la più antica civiltà megalitica del Mediterraneo, quella dei Giganti di pietra, ha ottenuto divulgazione capillare in tutto il mondo, dai capi di Stato alle Università più prestigiose dei cinque continenti. Nel dicembre 2025, l’emittente ha compiuto un salto di scala decisivo: pur mantenendo il radicamento storico sul canale 13 del digitale terrestre nell’isola, TeleSardegna è approdata stabilmente sul canale 822 di Sky e Tivùsat. Questo posizionamento satellitare trasforma una realtà regionale in una piattaforma internazionale, capace di dialogare con la diaspora sarda nel mondo e con gli stakeholder del bacino mediterraneo. I numeri sono quelli di una resistenza indipendente, l’azienda ha dimostrato che l’indipendenza non è un limite, ma un driver di crescita. I dati parlano chiaro, a partire dal bilancio in attivo. In un mercato pubblicitario asfittico, la società ha registrato nel 2025 il terzo anno consecutivo di incremento del fatturato, un’anomalia positiva che testimonia una gestione finanziaria oculata e priva di scenari debitori. Con un organico quasi totalmente al femminile la Cosseddu ha strutturato l’emittente su un doppio asse geografico: la sede storica di Nuoro, custode dell’identità barbaricina, e il moderno centro di produzione di Cagliari, cuore pulsante dell’informazione istituzionale. Sui social una community complessiva di decine di migliaia di followers. Con il personale modello di governance verticale, Caterina conquista i premi di settore più prestigiosi. Il riconoscimento “Donna Lavoro” non è tanto un polveroso premio alla carriera, perché, giova ricordarlo, Caterina è giovanissima, ma evidenzia la capacità di aver costruito un ecosistema dove la tecnologia è al servizio del contenuto. Cosseddu non è un semplice supervisore dei conti aziendali, ma valida scelte tecniche, dalle regie mobili ai protocolli di trasmissione, garantendo che TeleSardegna resti un asset competitivo anche di fronte ai colossi nazionali della comunicazione. Poi il premio più caro, accendere nella propria figlia la passione per il giornalismo. Nessun favoritismo, al di là della stretta cerchia di collaboratori nessuno sa chi sia, un silenzio che è dichiarazione d’intenti e i risultati sono eloquenti di per sé. Le onde del Mediterraneo viaggiano con il vento buono di TeleSardegna.