Il 25 giugno del 1946 era un martedì. Tredici giorni prima, le italiane e gli italiani – nel primo voto libero dopo la parentesi del regime fascista – avevano deciso che l’Italia doveva essere una Repubblica. Fiumi di persone si erano riversate sulle strade, disposte a ore e ore di code ai seggi pur di apporre la scheda nell’urna. 21 milioni di italiani avevano invaso le cabine elettorali di tutte le città del nostro Paese. Mossi da una incontenibile voglia: quella di poter esercitare finalmente, e in maniera libera, un diritto. Quello di scegliere. Ma torniamo a quel martedì. 556 deputati varcano la soglia di Montecitorio. Il 2 giugno – ammainata al Quirinale la bandiera con la croce di Savoia e tornata sul Campidoglio la bandiera repubblicana dopo 97 anni – si era votato anche per eleggere i rappresentanti che avrebbero scritto la Carta fondamentale dello Stato, la nostra Costituzione. 21 di loro erano donne. La più giovane, Teresa Mattei, aveva 25 anni e lei stessa raccontò della curiosità dei giornalisti stranieri venuti da tutto il mondo per assistere alla novità di un Paese che, uscito dal fascismo, vedeva una giovane donna seduta al banco della Presidenza di Montecitorio. Accanto a lei, Vittorio Emanuele Orlando…Nell’emiciclo, a parte i monarchici e l’Uomo qualunque, prendevano posto i sei partiti del CLN che dopo l’8 settembre e la Resistenza avevano iniziato anche il lungo cammino di idee per riportare l’Italia alla democrazia e al voto. Partiti diversi, spesso in contrasto tra loro, ma legati dallo spirito della guerra di Liberazione. Li univa la fede nella libertà, nell’uguaglianza, e la voglia di fissare in una carta fondamentale le conquiste democratiche che erano state realizzate. Liberali, comunisti, democristiani, socialisti, non cercarono un semplice compromesso ma fissarono nero su bianco principi e i valori pensati per l’oggi e per le generazioni a venire. Pochi sanno che molti articoli della Costituzione sono stati scritti sulle tovaglie, non proprio pulite della mensa Onarmo. I deputati, infatti, non godevano di diarie considerevoli, e spesso venivano dalla povertà e dalla provincia. La loro vita era frugale, e l’impegno nella Costituente quasi totalizzante.
La Carta – frutto del lavoro della Commissione dei 75 – viene votata dall’assemblea di Montecitorio il 22 dicembre del 1947, per entrare in vigore il primo gennaio dell’anno successivo.
In tutto, 139 articoli per 1357 parole. Il 93 per cento del testo è composto dal vocabolario di base della lingua italiana. Una scelta precisa, quella dei Costituenti. Il suo contenuto doveva essere chiaro e comprensibile a tutti.
La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile, bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. Che me ne importa, è così comodo, la libertà c’è, si vive in regime di libertà, ci sono tante belle cose da fare e da godere, lo so anche io. Però… La libertà è come l’aria, ci s’accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni. Vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia e vi auguro di riuscire voi a creare le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai Ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare.
Pietro Calamandrei agli studenti, Milano, 1955.



































