Per fortuna esistono persone speciali, capaci di raddrizzare i danni di una società spesso concentrata solo sul profitto. Persone come Nico Acampora, fondatore di PizzAut, che ha due caratteristiche inconfondibili: occhi che brillano quando parla, perché colmi di amore e commozione quotidiana; e il coraggio — quello degli eroi moderni — di immaginare e costruire il bene per i ragazzi autistici e per le loro famiglie, lottando ogni giorno contro lo scetticismo e l’ipocrisia che troppo spesso si nasconde dietro la parola “sostenibilità”.
Da una parte leggiamo sui giornali che molte aziende preferiscono pagare milioni di euro in sanzioni piuttosto che assumere persone con disabilità: solo in Lombardia, le penali generano circa 27 milioni di euro all’anno, con appena 7.200 posti coperti su 23.100 riservati alle categorie protette. Dall’altra parte c’è lui, che ha dimostrato con i fatti quanto sia possibile fare inclusione vera e dare dignità a tutti i ragazzi con autismo dando loro un lavoro. Oggi Pizzout, che ha il piacere di avere come cliente anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, conta 31 assunti: Matteo, Lollo, Gabriele e tanti altri, tra cui due normodotati, che sono chiaramente quelli più strani… La crescita del progetto, un miracolo bellissimo nato a Monza e Milano, da quest’anno si arricchisce anche nel menù: non solo pizza, ma anche primi piatti grazie agli chef dell’Accademia Barilla.
All’inizio non c’era un progetto nazionale, ma una vita quotidiana fatta di domande concrete. Quelle che arrivano quando il tempo passa e il futuro dei figli autistici sembra restringersi. Il rischio era chiaro: ragazzi capaci e motivati sarebbero rimasti fuori dal mondo del lavoro e quindi fuori dalla vita adulta. Domenico Acampora, padre di un ragazzo con lo spettro autistico, si è reso conto quanto parlare non fosse sufficiente a smuovere le coscienze. Serviva dimostrare che il lavoro è possibile, se progettato nel modo giusto. Da qui l’idea di aprire la prima pizzeria in Italia gestita da personale autistico. Dentro PizzAut nasce subito una meravigliosa brigata. Ognuno ha un ruolo, tempi scanditi, procedure chiare. In cucina e in sala lavorano ragazzi che sanno cosa fare e quando farlo. Oggi PizzAut cresce è diventato modello. Ed è proprio questo il risultato più potente: dimostrare che l’inclusione non è un’eccezione ma può diventare sistema.
Ma poichè l’autonomia non si esaurisce in un turno in pizzeria, ma continua in casa, nella gestione della quotidianità, nell’abitare, è nato anche il progetto delle Palestre di Autonomia Abitativa. L’idea è quella di un piccolo borgo protetto ma non separato, pensato per accompagnare verso l’indipendenza i ragazzi senza lasciarli soli. Uno spazio in cui sperimentare la vita adulta, imparare a gestire una casa, condividere tempi e relazioni. Un progetto che prova a dare una risposta concreta alla domanda più difficile, quella che vive nel cuore di ogni genitore: «Cosa succederà quando non ci saremo più?». Una risposta costruita con lo stesso metodo che ha reso possibile il lavoro: organizzazione, gradualità, fiducia. Ma soprattutto, con l’unico ingrediente che fa funzionare le cose per bene: l’amore.

































