Se incontri Piergiorgio Pulixi non lo dimentichi. Ha una gentilezza d’altri tempi, e una grande capacità di farti stare bene. Oggi è tra i più apprezzati autori del noir italiano contemporaneo. Le sue opere, tradotte in vari paesi, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il prestigioso Premio Scerbanenco (vinto per L’isola delle anime). Il suo universo narrativo ci fa compagnia da anni e la serie “I canti del male” con le investigatrici Mara Rais, Eva Croce e il commissario Vito Strega, sono ormai entrati nell’immaginario.

Con L’uomo dagli occhi tristi, edito da Rizzoli, ottavo capitolo del ciclo I canti del male, Pulixi ci ha portato nel villaggio immaginario di Saruxi, in Sardegna un microcosmo che diventa specchio di dinamiche sociali, politiche e morali complesse.

Il romanzo si apre con un delitto che scuote la comunità: Michelangelo Esu, diciassettenne figlio di una coppia ben conosciuta, viene trovato assassinato in circostanze tanto efferate quanto simboliche. L’enigma, la provocazione, lo specchio dei conflitti sommersi si alimenta pagina dopo pagina, costruendo una trama intensa. Si va dalla corruzione politica, ai rapporti ambigui tra affari e poteri locali, alle ombre dietro l’apparente consenso sociale. L’eolico, trasformato dall’ex sindaco Daniele Enna in motore economico e simbolico del Paese, diventa metafora di un progresso che porta con sé contraddizioni, tensioni e segreti inconfessabili.

La Sardegna, mai ridotta a semplice sfondo paesaggistico, emerge come protagonista a pieno titolo con i suoi silenzi, complicità, bellezza aspra e inafferrabile. È un territorio che respira, che avvolge i personaggi e amplifica i loro drammi. Alcune descrizioni colpiscono per la loro forza evocativa, come quella della madre dell’ucciso, raffigurata quasi fosse una scultura di Francesco Ciusa.

Al centro dell’indagine troviamo le due investigatrici ormai amatissime dai lettori, Mara Rais ed Eva Croce. La prima, sarda, istintiva e coraggiosa, affronta i pericoli con forza e vulnerabilità insieme; la seconda, milanese, razionale ed empatica, scava nelle pieghe dei sentimenti oltre che nei fatti. La loro complementarietà, fatta di scontri e complicità, crea una dinamica viva, autentica, capace di restituire non solo la tensione del noir, ma anche la complessità delle relazioni umane.

Lo stile di Pulixi accompagna con maestria l’intreccio. L’effetto è libro che si divora, che cattura dall’inizio alla fine e spinge il lettore a interrogarsi non soltanto sul colpevole, ma sul senso stesso di giustizia, verità, del racconto che oggi si fa dei drammi in tv, fino a calpestare la persona senza alcuna remora.