Carmine Cicala

Assessore, nelle ultime settimane la Basilicata ha portato le sue eccellenze agroalimentari fuori dai confini regionali, da Hong Kong a Berlino fino a Vinitaly a Verona. Che bilancio fa di questo percorso di internazionalizzazione?

È un bilancio molto positivo, ma soprattutto molto concreto. Oggi l’internazionalizzazione non può essere interpretata come una semplice attività promozionale: deve diventare una strategia stabile di apertura ai mercati e di crescita per le imprese.

A Hong Kong abbiamo incontrato un’area dinamica, molto attenta alle produzioni identitarie e di alta qualità. A Berlino abbiamo rafforzato relazioni con interlocutori europei sensibili ai temi della sostenibilità, della tracciabilità e della sicurezza alimentare. Al Vinitaly, invece, abbiamo avuto la conferma della crescita del vino lucano in termini di reputazione, qualità e capacità competitiva.

Il punto centrale è questo: la Basilicata può stare sui mercati internazionali senza inseguire i grandi numeri, ma valorizzando autenticità, qualità e distintività. È questa la nostra forza.

Carmine CicalaQual è oggi il messaggio che la Basilicata porta all’estero quando presenta i suoi prodotti di eccellenza?

Portiamo un messaggio molto chiaro: dietro ogni prodotto lucano non c’è soltanto una filiera economica, ma un territorio, una comunità e una storia produttiva.

Pensiamo ai vini, all’olio, ai formaggi legati alla transumanza, alle carni di qualità, alle produzioni cerealicole e ortofrutticole. Chi sceglie un prodotto lucano sceglie un pezzo autentico d’Italia.

È questo il nostro valore competitivo. Non dobbiamo imitare altri modelli, ma rendere sempre più riconoscibile il nostro.

Il Made in Italy si rafforza se si rafforzano i territori che lo generano, e la Basilicata ha tutte le caratteristiche per essere protagonista di questa sfida.

Quando si parla di internazionalizzazione, quali ricadute concrete possono avere queste missioni sulle imprese agricole lucane?

Le ricadute devono tradursi in opportunità reali: nuovi contatti commerciali, apertura di canali distributivi, consolidamento delle relazioni economiche e crescita della reputazione delle imprese.

Per questo il lavoro delle istituzioni non si esaurisce con la partecipazione alle fiere.

Stiamo lavorando affinché le aziende siano accompagnate anche dopo gli eventi, attraverso strumenti di promozione coordinata, aggregazione di filiera e sostegno alla presenza stabile sui mercati.

Parallelamente all’apertura internazionale, cosa si sta facendo in Basilicata per rafforzare il sistema agricolo regionale?

Stiamo intervenendo su più livelli. Da una parte sosteniamo la competitività delle imprese; dall’altra vogliamo rafforzare la capacità dei territori di generare sviluppo e valore.

Penso agli investimenti per la diversificazione aziendale, al sostegno all’agriturismo, al lavoro sulle filiere produttive e alla valorizzazione delle aree interne.

L’agricoltura lucana non può essere considerata soltanto un settore produttivo: è economia reale, tutela del paesaggio, presidio ambientale e opportunità per le nuove generazioni. È questa la visione che stiamo portando avanti.

Nei giorni scorsi è stata data attenzione anche al comparto agrituristico. Quale ruolo attribuisce a questo settore?

Un ruolo strategico. L’agriturismo è uno degli strumenti più efficaci per tenere insieme agricoltura, ospitalità e identità territoriale.

La recente consegna dei certificati agli 88 beneficiari rappresenta un investimento concreto sulla capacità delle aziende agricole di innovarsi, ampliare i servizi e creare nuove opportunità di reddito.

Carmine CicalaLei ha più volte richiamato il tema delle aree interne. Perché lo considera centrale nelle politiche agricole regionali?

Perché nelle aree interne si gioca una parte decisiva del futuro della Basilicata. Questi territori non chiedono assistenza, ma condizioni per produrre sviluppo. Dove resta un’azienda agricola, molto spesso resta anche una comunità. Difendere le aree interne significa tutelare il paesaggio, contrastare l’abbandono, creare lavoro e mantenere vivi territori che custodiscono una parte importante dell’identità italiana.

Un altro tema che lei ha posto con forza è quello del modello One Health. In che modo si collega all’agricoltura?

Si collega in modo diretto. Oggi salute, ambiente, qualità alimentare e benessere animale non possono più essere considerati temi separati.

L’agricoltura è al centro di questo equilibrio. Investire in produzioni sane, filiere controllate e pratiche sostenibili significa generare valore economico, ma anche valore pubblico.

Qual è l’obiettivo politico che si pone nei prossimi mesi?

Consolidare un modello di crescita che tenga insieme radicamento territoriale e apertura internazionale.

Continueremo a sostenere le imprese, le filiere produttive, la diversificazione aziendale e la valorizzazione delle produzioni identitarie, proseguendo parallelamente il lavoro di promozione fuori dai confini regionali e nazionali.