Caro Direttore,
spesso critichiamo i nostri ragazzi perché sempre connessi, sempre con il telefono in mano. Ma in questi mesi ho osservato qualcosa di diverso. Grazie ai device, gli adolescenti non stanno solo chattando o guardando video: stanno seguendo e partecipando, a modo loro, a manifestazioni che attraversano il mondo, come quelle pro-Palestina.
Le piazze fisiche si riempiono di giovani, ma accanto a esse ci sono piazze digitali altrettanto affollate. Un ragazzo di Roma o di Cagliari legge in diretta cosa succede a Londra o a Parigi, commenta, condivide, prende posizione. Non è più un testimone passivo: è parte di un coro globale.
Certo, il rischio è che tutto resti confinato nello schermo, in slogan facili e rabbia veloce. Ma non possiamo ignorare che per molti adolescenti questi device sono diventati strumenti di consapevolezza, di appartenenza e di partecipazione politica. Forse non è la piazza che conoscevamo noi adulti, ma è una piazza nuova, che unisce città e generazioni oltre i confini.



































