Ci sono giorni in cui viaggi con il solo bagaglio a mano e la vera domanda non è come ti vesti, ma come fai a far entrare tutto.
Mentre prepari lo zaino, il dialogo interiore è sempre lo stesso.
Mi serviranno gli stivali? E la giacca pesante?
Poi guardi il meteo, pensi alla destinazione, a come ti senti davvero comoda. E scegli: la giacca giusta, le sneakers, i pantaloni con cui stai bene sempre. Subito dopo arriva l’altro dubbio.
E se poi ho una cena, un invito, un qualcosa? Perfetto. Un sopra più elegante, una pashmina che ravviva, e voilà.
La maglia nera? Sì. Una sola, però.
Poi provi a chiudere lo zaino.
Spingi.
Non entra tutto. Apri, sistemi, riprovi. Niente.
Ed è lì che ti torna in mente quella tua amica barese. Quella volta in cui, mentre ti guardava fare la valigia, con grande convinzione, ti aveva suggerito di arrotolare invece di piegare, per guadagnare spazio e ritrovare tutto subito, senza dover cercare ogni volta. Allora avevi lasciato stare.
Oggi, forse, ci provi.
Ed è così che i vestiti si trasformano in rotoli compatti, ordinati come libri su uno scaffale; i vuoti laterali accolgono intimo e calze, arrotolati a loro volta. Nulla è lasciato libero: ogni spazio trova la sua funzione. Le scarpe diventano contenitori, il beauty si ridimensiona, gli accessori prendono posto negli spazi rimasti.
Tutto è in ordine. Trovare quello che serve diventa immediato.
Alla fine, lo zainetto scivola sotto il sedile.
E tu sei pronta a partire.



































