Mi chiamo Luca, ho un lavoro stabile in una società ben affermata. È il tipo di lavoro che molti considererebbero una fortuna: contratto sicuro, stipendio regolare, prospettive ordinate. Intorno a me tutti sembrano dirmi la stessa cosa: tienitelo stretto, fai il tuo dovere, non complicarti la vita. Eppure da tempo sento crescere una sensazione difficile da ignorare: l’insoddisfazione. Questa vita non mi somiglia! Le giornate scorrono davanti a uno schermo, tra riunioni e scadenze, e spesso mi chiedo se sia davvero questo il modo in cui voglio passare i miei anni. Vorrei un lavoro più umano, con più contatto con le persone, magari anche con la natura. Qualcosa che mi faccia sentire più vivo e meno incastrato in una routine che non ho scelto fino in fondo. Di recente ho iniziato a leggere Il regno della felicità di Krishnamurti. Non so se troverò risposte definitive, ma una cosa mi sta diventando chiara: spesso ciò che ci tiene fermi non è la realtà, ma la paura di immaginare una strada diversa. Vediamo che succederà.

Luca