Per capire Perugia bisogna scendere sotto Perugia. Sotto corso Vannucci, sotto i palazzi e le piazze del centro, sopravvive un pezzo della città medievale che un tempo vedeva il cielo: case, strade, vicoli e cortili rimasti imprigionati nella Rocca Paolina, la fortezza che Paolo III fece costruire dopo la Guerra del Sale del 1540 e la sconfitta della ribellione perugina. È così che una parte della città finì sotto un’altra città. E forse non è un caso che Perugia abbia continuato nei secoli a svilupparsi proprio in questo modo, per sovrapposizioni e dislivelli. Qui si sale e si scende continuamente, si entra in una scala mobile e ci si ritrova dentro una fortezza cinquecentesca, si percorre una strada medievale sottoterra e pochi minuti dopo si è in piazza IV Novembre, davanti
alla Fontana Maggiore. Etrusca, romana, medievale, pontificia: Perugia non ha cancellato quasi niente di ciò che è stata. Ma fermarsi alla storia sarebbe un errore, perché questa città antichissima ha un tratto sorprendentemente giovane. Perugia è una città di studenti da secoli. L’Università degli Studi affonda le sue radici nel Medioevo e l’Università per Stranieri, nata nel Novecento con la vocazione di diffondere la lingua e la cultura italiana, ha portato qui generazioni di ragazzi provenienti da tutto il mondo. Ancora oggi, passeggiando per il centro, è normale sentire lingue e accenti diversi mescolarsi a quelli umbri. Quell’apertura verso l’esterno oggi passa anche dall’aeroporto internazionale dell’Umbria, a pochi chilometri dalla città. Nell’estate 2026 Perugia è collegata direttamente, tra le altre, con Londra, Barcellona, Bruxelles, Bucarest, Cracovia, Malta, Rotterdam e Tirana, oltre che con diverse città italiane. Una rete che ha contribuito a rendere molto più semplice raggiungere una regione che per lungo tempo è sembrata bellissima ma un po’ appartata. E poi c’è luglio, quando Perugia cambia ritmo. Umbria Jazz porta la musica nei teatri, nei giardini, nelle piazze e nelle strade del centro e trasforma per alcuni giorni la città in un grande palcoscenico internazionale. Nell’edizione 2026 sono stati venduti oltre 46 mila biglietti: un festival nato più di cinquant’anni fa è ormai diventato parte dell’identità stessa della città.
Forse è proprio questo intreccio a rendere Perugia diversa. Perugia è una città museo, ma non vive soltanto dei suoi monumenti.
A pochi chilometri, la Toscana ha costruito intorno alle proprie città d’arte un immaginario potentissimo, riconoscibile in tutto il mondo. Perugia ha seguito una strada diversa: meno esposta, meno compiaciuta, forse meno celebre, ma non per questo meno bella. E il numero crescente di visitatori sembra confermarlo.
Per fortuna, però, la città non ha ancora trasformato fino in fondo la propria bellezza in un marchio. Ed è forse proprio per questo che, arrivando a Perugia, si ha ancora la sensazione di entrare in un libro di storia, ma con le pagine in movimento.
Fe.Pe.



































