Ritratto di Marco Bonini con camicia nera e braccia incrociate su sfondo scuro.

Chi l’avrebbe mai detto? La parola del mese torna a essere “patriarcato”. Verrebbe da ridere, se non fosse poi la cronaca a farci piangere. Ne abbiamo parlato con Marco Bonini, attore, sceneggiatore e scrittore che, in “Maschi, si salvi chi può!”, affronta il fenomeno con sensibilità emotiva e una sorprendente inclinazione filosofica. La sua è un’analisi antropologica e sociale – a tratti irresistibilmente divertente – delle ragioni per cui, da Adamo in poi, negli uomini continua a manifestarsi il bisogno di prevaricare sulle donne.

Viene da imprecare contro Adamo, leggendo il suo libro. Tutta colpa sua?

La disarmonia tra uomo e donna nasce durante la prima copula. Devono riprodursi, ma nell’atto emergono due differenze che Adamo non riesce a gestire: una riguarda la capacità gestazionale, l’altra il piacere, che nella donna è molto più intenso e plurimo.

Cioè, tutto questo caos perché “rosicate”?

(Ride ndr.) Così pare. La storia e il mito ne sono testimonianza. Zeus arriva a ingoiare la compagna Meti mentre è incinta e a partorire da solo sua figlia Atena, facendola uscire dalla propria testa. Una trovata ridicola e buffa per il re dell’Olimpo.

L’impostazione giudaico-cristiana nella quale siamo nati e cresciuti non ha aiutato. Eva finisce per essere ridotta a una costola!

L’interpretazione dei testi fa tutto. In realtà, nel primo capitolo della Genesi, Dio crea maschio e femmina entrambi a propria immagine e somiglianza. Crea un’armonia. E il principio dell’armonia non prevede prevaricazione. Siamo esseri terrosi, fatti della stessa materia.

Lei è credente?

No. Credo nel principio generativo della struttura, nell’organizzazione della materia, che possiede un proprio equilibrio. Credo nella natura come organicità, coerenza e forma. Secondo alcuni esperimenti, persino l’armonia della musica di Bach aiuterebbe i filari a crescere meglio. L’armonia la conosciamo e la riconosciamo perché la portiamo dentro di noi. È una legge interiore. Tutto il resto è disarmonia prodotta dall’incapacità.

Questa è una questione filosofica fondamentale: possediamo già dentro di noi il concetto di bene oppure lo apprendiamo?

Questo libro nasce da un fatto personale. Mio padre, dopo un infarto, ha perso la memoria. Privato di tutto quel retaggio culturale e antropologico accumulato da Adamo in poi, è diventato una persona completamente diversa. Questo mi ha fatto riflettere molto e ha aiutato anche me a correggere alcune cose nella mia vita. Vorrei coinvolgere più uomini possibile in questa riflessione.

Grazie per questo lavoro.

Tutti gli esseri umani devono evolvere.

Locandina del film Se ami qualcuno dillo di Marco Bonini, con Edoardo Leo, Claudia Gerini e Giovanna Mezzogiorno.Tra l’altro è diventato un film.

Tratto dal mio precedente romanzo, “Se ami qualcuno dillo”. Con Edoardo Leo protagonista. L’oppressione patriarcale è una storia di castrazione emotiva maschile che esiste da millenni ed è una storia che in qualche modo anche questo film vuole provare a rivoluzionare. Lo stile della commedia all’italiana non è solo il presupposto stilistico della nostra tradizione cinematografica e letteraria, ma è anche l’unico modo che io conosco per comunicare ad un pubblico largo un tema così spinoso come la questione dell’identità maschile.

A proposito. Diversità e identità sono parole molto di moda. Il filosofo Costantino Esposito sostiene invece che l’essere umano sia irriducibile e non possa essere definito attraverso una struttura rigida. Alla luce di questa impostazione, quelle parole non rischiano di perdere significato?

Nasciamo uguali, uomini e donne, con gli stessi diritti e gli stessi doveri. L’unica differenza è quella biologica e ciò che ne deriva. L’identità è una questione culturale: siamo ciò che il mondo ci dice che possiamo essere.

Copertina del libro Maschi, si salvi chi può! di Marco Bonini, con illustrazione di una folla che solleva cartelli.Torno un momento alla disarmonia, perché questi sono tempi profondamente disarmonici. E sembra tutto collegato, dalla politica all’atteggiamento nei confronti del prossimo.

L’armonia, politicamente, può essere tradotta nella democrazia, nella quale ogni cosa trova il proprio posto, viene inclusa, rispettata e trattata allo stesso modo. Il fascismo e il totalitarismo rappresentano invece la prevaricazione. Oggi stiamo facendo diversi passi indietro sul terreno dei diritti. Nella storia dell’umanità, la spinta rivoluzionaria scatena sempre una risposta conservatrice. Dopo anni di liberazione, ci ritroviamo forse un po’ assuefatti e viziati, mentre le forze reazionarie stanno avendo la meglio.

Per spiegare tutto questo utilizza cinque racconti fondativi. Tra questi, oltre a Geppetto, che “crea” suo figlio da solo, c’è Ulisse.

Ulisse racconta la castrazione della parte emotiva. Non torna a Itaca, dove ha tutto ciò che conta, ma insegue la conoscenza. Eppure, anche in lui si insinua il dubbio.

Noi uomini abbiamo una straordinaria capacità di rimanere nel posto sbagliato. Dante lo descrive perfettamente:

«Né dolcezza di figlio, né la pieta del vecchio padre, né ’l debito amore

lo qual dovea Penelopè far lieta,

vincer potero dentro a me l’ardore

ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore».

Oggi, fortunatamente, anche le donne sono Ulisse. Essere Penelope ci ha stufato…

La via della conoscenza fa parte della costruzione dell’essere umano. Ma castrare la propria dimensione emotiva è un problema tipicamente maschile. Voi sapete meglio di noi dove stare.

Lei ed Edoardo Leo state restituendo i sentimenti agli uomini attraverso la commedia italiana, con tutto ciò che ne deriva. Il vostro “Lasciarsi un giorno a Roma” è uno dei film italiani più interessanti degli ultimi anni.

La commedia italiana è preziosa. La risata nasce dall’associazione imprevista di elementi che sembravano inconciliabili, proprio come accade nel concetto di armonia di cui parlavamo prima.

Primo piano di Marco Bonini su sfondo blu.In questo senso, diventa una forma popolare di filosofia.

Eh sì. Arlecchino, servitore di due padroni, fa ridere perché tiene insieme meschinità e intelligenza, bisogno e astuzia. La tradizione italiana si colloca fra due atteggiamenti: quello greco e tragico, che riconosce il destino e lo patisce, e quello anglosassone e positivista, nel quale l’uomo pretende di essere artefice assoluto della propria sorte.

L’italiano, invece?

Sa che il destino esiste, ma non vuole subirlo tragicamente. Allo stesso tempo, non possiede la forza eroica per dominarlo. Allora lo aggira. Usa l’intelligenza, la lingua, l’ironia e l’espediente. Diventa un “mago del raggiro”.

A Roma questa capacità ha anche un altro nome. Comincia con la “p”.

Vero! E Dante è stato il primo. La commedia italiana trasforma una posizione di apparente debolezza in una particolare forma di libertà. Noi siamo anche questo. E, in fondo, è bellissimo.

Vi.Sa