Floriana Gentile è cresciuta in una casa in cui l’arte non era un ornamento, ma una lingua quotidiana. Figlia dello scultore Vittorio Gentile e della pittrice Giuseppina Oliveri, ha imparato presto che creare significa dare forma a ciò che prima esisteva solo nel pensiero. Con lei abbiamo fatto una chiacchierata sui progetti futuri, sulla scultura e sulla partecipazione alla vita pubblica: mondi diversi, attraversati dalla stessa esigenza di lasciare una traccia.
Meglio un set con Anthony Hopkins o una parete di dodici metri da riempire?
Sono due emozioni diverse: un set con Anthony Hopkins ti permette di entrare in una storia e interpretare la vita attraverso un personaggio. Una parete scultorea di 12 metri, invece, è dare forma concreta a qualcosa che prima esisteva solo nell’immaginazione. Il cinema interpreta il mondo, la scultura lascia nel mondo una traccia tangibile di un’idea.
Lei dice che quando scolpisce si riduce peggio di un operaio: ma chi glielo fa fare?
La scultura è una sfida con me stessa. Anche perché è un lavoro considerato maschile, ma io ci sono cresciuta dentro: mio padre era uno scultore che ha disseminato statue in tutta Europa, molte piazze italiane ospitano delle sue opere; mia madre è stata una pittrice. Ho insegnato storia dell’arte e racconto attraverso il cinema. La scultura completa tutto il resto. In fondo, sia un film, una lezione o un’opera, si tratta sempre della stessa cosa: creare. E per me la creazione è vita.
Tra cinema, scultura e politica, qual è il mondo con più vanità?
Io credo che la vanità sia innanzitutto una questione personale e non una caratteristica esclusiva di un determinato ambiente. Si possono incontrare persone vanitose nel cinema, nella politica, nell’arte, così come persone umili e generose negli stessi ambiti.
La politica, nella sua forma più alta, dovrebbe rappresentare la naturale predisposizione dell’uomo al servizio della collettività. Dovrebbe essere il luogo in cui chi possiede capacità, visione e senso di responsabilità si impegna ad aiutare il prossimo e a contribuire alla costruzione di una società migliore.
Il cinema, dal canto suo, è diventato uno dei più potenti strumenti di comunicazione del nostro tempo. In un’epoca in cui la lettura occupa uno spazio sempre più ridotto nella vita di molti giovani, un film ben scritto, ben interpretato e ben diretto può trasmettere emozioni, valori e riflessioni con una forza straordinaria. Talvolta riesce persino a rendere accessibili concetti che un libro, per alcuni, potrebbe risultare più difficile avvicinare.
Infine, la scultura. La storia dell’arte e, in parte, la storia dell’umanità sono state tramandate anche attraverso le opere scolpite nella pietra, nel marmo e nel bronzo. Molti personaggi che oggi ricordiamo sono giunti fino a noi grazie alle rappresentazioni artistiche che ne hanno celebrato il coraggio, le imprese e il valore.
Quando non esistevano la televisione, il cinema, i social network o altri mezzi di comunicazione moderni, la scultura contribuiva a conservare la memoria collettiva, trasformando eventi e protagonisti del passato in testimonianze destinate a sfidare il tempo.
Per questo ritengo che cinema, politica e scultura siano mondi profondamente diversi tra loro, ma accomunati da una grande responsabilità: quella di lasciare un segno nella società e nella memoria degli uomini. La vanità appartiene alle persone; il valore appartiene alle opere e alle azioni che esse lasciano dietro di sé.
Sul set ti truccano e ti pettinano, in studio ti sporchi di polvere e resina: qual è la Floriana più vera?
Sono due facce della stessa medaglia. Se vogliamo chiamare in causa anche il mio segno zodiacale, sono Gemelli: una doppia natura, ma non una doppia falsità. Esiste una sola Floriana, che non potrebbe essere l’una senza l’altra. C’è la Floriana dolce e gentile e quella più forte, ruvida e determinata; quella che non ha paura di sporcarsi le mani con la creta, la polvere e il marmo, dialogando con la materia per darle forma. Per me è come il rapporto tra anima e corpo: il corpo è ciò che si vede, l’anima è ciò che vive dentro. Sono diverse, ma inseparabili. Perché un corpo senza anima non ha vita, e così una Floriana senza l’altra non sarebbe completa.
Una scultrice deve avere più forza, pazienza o testardaggine?
Deve avere sicuramente le idee chiare: prima di scolpire la materia, bisogna aver già scolpito l’opera nella propria mente.
Lei lavora su opere enormi: nella vita privata riesce a essere minimalista o fa tutto in grande?
Non sono megalomane. Amo le dimensioni reali perché mi fanno sentire più vicina all’opera: la rendono più vera, più umana. Non è il gusto per il grande che mi guida, ma la ricerca dell’autenticità.
Da figlia d’arte, attrice e consigliera: le è mai venuta voglia di fare una cosa normale?
Per me è normale vivere d’arte. Scolpire, recitare e promuovere la cultura non sono eccezioni: sono semplicemente la mia vita.
La politica è più teatro o più scultura: si recita o si prova a dare forma alla realtà?
Bisognerebbe chiederlo a chi fa della politica la propria vita. Io posso solo dire che la buona politica dovrebbe provare a dare forma alla realtà, non a recitarla.
Progetti futuri?
C’è un film che sta iniziando tra poco, un film importante. E poi scultura: mi hanno commissionato quest’opera per una grande parete, è un progetto che sta andando piano piano avanti. Siccome sono dei privati, quando loro avranno finito io inizierò la parete. Sto ancora ai bozzetti e dopodiché iniziamo.



































