GIULIA STEVAN
QUANDO SI VOLA C’È SEMPRE IL SOLE
Amo volare perché basta sorpassare le nuvole per vedere sempre il sole”. Giulia Stevan, 26 anni, è primo ufficiale per Aeroitalia. Nata e cresciuta a Milano, oggi osserva la terra dall’alto, dalla cabina di pilotaggio, dove il cielo è quasi sempre limpido. Una prospettiva che l’ha sempre affascinata, perché sopra le nuvole, oltre la nebbia, c’è sempre luce, calma, bellezza assoluta. La sua non è stata una strada scontata. Dopo il liceo linguistico, infatti, ha scelto di intraprendere un percorso completamente diverso, investendo tempo, energie e risorse in una formazione complessa motivazione.
Perché volare?
Mi è sempre piaciuto viaggiare e prendere l’aereo. Spostarmi e raggiungere posti meravigliosi. Crescendo, quando ho iniziato a chiedermi cosa volessi fare, la risposta è arrivata molto naturale. L’ho visualizzato subito guardando il cielo.
C’è stato un momento preciso?
Da bambina mi capitava di vedere passare degli aerei militari sopra la spiaggia al mare e ne rimanevo molto affascinata. Sono molto rumorosi e forse per una bambina impressionano ancora di più. Questa cosa mi è rimasta. Poi crescendo ho capito che non sarei mai stata un militare, non è la mia attitudine, e ho spostato la mia attenzione sugli aerei di linea.
Che ruolo hai oggi?
Sono primo ufficiale e in cockpit occupo il sedile di destra.
Ti è mai stato detto che è un lavoro “da uomini”?
Ogni tanto qualcuno, quando racconto qual è il mio lavoro, prova a dirlo. Quando entri in un ambiente prevalentemente occupato da uomini, puoi aspettartelo. Però la maggior parte delle persone che ho incontrato sono intelligenti e mi trattano esattamente come i miei colleghi uomini. Le eccezioni esistono, ma sono una minoranza.
In cosa consiste il tuo lavoro?
A livello operativo facciamo di fatto le stesse cose del comandante. Se durante la giornata si fanno due tratte, una la fai da pilot flying, quindi sei tu che voli, e una da pilot monitoring, quindi gestisci la radio, compili il piano di volo e assisti il pilota che sta volando.
Qual è la differenza con il comandante?
La differenza principale sta nella responsabilità. Le decisioni si prendono insieme, ma l’ultima parola è sempre del comandante…
Hai un sogno nel cassetto?
Un giorno mi piacerebbe diventare comandante, ma credo sia ancora un obiettivo lontano. Non è un ruolo che si prende alla leggera: comporta tantissima responsabilità. Vorrei arrivarci quando mi sentirò pronta al cento per cento.
Chi sei quando non voli?
Sono molte cose diverse. Mi piace fare sport, camminare in montagna, mi interesso di tanti argomenti diversi. E mi piace anche leggere, anche se non sempre è facile trovare il tempo.. Tra disciplina, passione e consapevolezza, Giulia costruisce il suo percorso passo dopo passo. Con lo sguardo rivolto avanti e, ogni giorno, un po’ più vicino al sole.
ADRIANA GIARA
IL BOEING 737 È UNA MACCHINA CHE TI FA VOLARE DAVVERO
Nata e cresciuta in Sardegna, 25 anni, la Sardegna per Adriana è casa, è identità. E proprio per questo «ho sempre sentito forte il tema dell’isolamento, chi è sardo lo sa, spostarsi non è mai così semplice. E mi sono detta: perché non dare il mio contributo?». Il liceo classico, indirizzo logico-filosofico, al Domenico Alberto Azuni. «È stata una formazione completa, che mi ha dato una base importante, soprattutto dal punto di vista del ragionamento e della disciplina mentale». Poi il volo.
Quando hai capito che volevi diventare pilota?
Mio padre lo era. E poi a 16 anni ho preso questa decisione e non ho mai cambiato idea. Ma il momento preciso è stato durante una chiacchierata con un amico di famiglia, era appena diventato primo ufficiale. Quella sera ho deciso che quello sarebbe stato anche il mio percorso.
Descrivilo.
Lungo e impegnativo: studi teorici, esami, addestramento pratico in scuola di volo. Dura circa tre anni, tre anni e mezzo. Una volta ottenuta la licenza, si cerca una compagnia che ti permetta di fare il type rating e completare la formazione sulla macchina. Ho avuto questa opportunità ed eccomi.
Oggi sei Primo Ufficiale di secondo grado su un Boeing 737.
Una macchina che ti fa davvero volare. È storica, ha mantenuto le sue basi nel tempo ed è meno automatizzata rispetto ad altri aerei. Quando disinserisci gli automatismi, sei tu a pilotarlo davvero.
Questo comporta un carico di lavoro maggiore, ma è proprio quello che ti forma di più: impari a gestire tutto e diventi molto più consapevole. Era ciò che volevo.
Che effetto ti fa indossare la divisa?
È una sensazione bellissima. E vedere i gradi, soprattutto dopo tutti i sacrifici fatti, ti fa realizzare davvero dove sei arrivata. È, senza dubbio, il vestito più bello che si possa indossare.
Com’è una tua giornata tipo?
Dipende dai turni, ma generalmente arriviamo in aeroporto con anticipo, facciamo briefing, controlli, preparazione del volo. Poi si parte. Facciamo in media dalle due alle quattro tratte al giorno, soprattutto in alta stagione. È impegnativo, ma è anche la parte più stimolante.
Cosa provi quando sei in volo?
È il posto dove voglio stare sempre. È dove mi sento completamente me stessa. È qualcosa che mi manca quando non ci sono.
Che reazione hanno le persone quando scoprono che sei pilota?
Spesso mi chiedono se sono l’hostess. Quando dico che sono il pilota rimangono sorpresi.
E capita anche che, a fine volo, mi chiedano increduli: “Ma era lei la pilota? Ed è anche donna?”
Fa sorridere, ma è anche bello: significa che stiamo cambiando le cose.
Sogno nel cassetto?
Diventare comandante. Quando vedo una comandante donna in aeroporto penso sempre: voglio arrivare lì. È l’obiettivo più grande, l’apice della carriera.
C’è qualcuno o qualcosa a cui senti di dire grazie oggi?
Sì, ad Aeroitalia. Perché mi ha dato la possibilità di realizzare questo sogno: mi ha formata, mi ha addestrata e mi ha permesso di diventare ciò che volevo essere.
E poter fare questo lavoro, soprattutto collegando la mia terra, è qualcosa per cui sarò sempre grata.


































