Castello Sforzesco di Milano illuminato di notte, con la Torre del Filarete e le mura in mattoni.

di Maria Assunta Fodde

Per scoprire la città di Milano non è necessario essere turisti, è sufficiente una breve passeggiata nelle vie del centro per una narrazione fatta di bellezza e bruttezza architettonica insieme. Ci si può incantare per alcuni scorci e luoghi incantevoli, ma anche Facciata di Palazzo Leoni-Calchi a Milano, decorata con statue e balconi in ferro battuto.indignare di fronte ad alcuni edifici postmoderni o rialzi di palazzi sgraziati e incoerenti. I grattacieli di Milano, che fastidio! I giardini di Milano, che fastidio! Lo stile liberty di Milano, che bellezza. I palazzi anni 70, che bruttezza. Leonardo da Vinci ha scritto che “le bellezze con le bruttezze paiono più potenti l’una per l’altra.” È stato lui che, meglio di tutti, ha teorizzato il perfetto equilibrio del significato dei due concetti. Il nostro sguardo sulla città si muove in base alla visione che possiamo avere dell’uno e dell’altro aspetto. Un esempio lo offre la Torre Velasca, entrata nel cuore dei milanesi, nonostante rappresenti il simbolo dell’architettura brutalista accanto alle meravigliose guglie del Duomo.

Così come le case di ringhiera, assolutamente intoccabili come pezzo di storia della povertà milanese, tanto inguardabili esternamente quanto affascinanti viste dalla corte interna trasformate in abitazioni di tendenza. Chi ci vive sente ancora il chiacchiericcio del vicino, chi non ci vive vede le croste sulle pareti Bosco Verticale di Milano con terrazze ricoperte di alberi e vegetazione.e sente gli odori di uno spazio ammuffito. Il bosco verticale, firmato dall’archistar Stefano Boeri in zona Porta Nuova dove a cascata strabordano i rampicanti ispirati dai giardini pensili babilonesi, è già passato di moda. Ora il verde cresce e si sviluppa in orizzontale, si moltiplicano velocemente i rooftop diventati veri e propri percorsi sensoriali tra i bei fiori esotici e le piante mediterranee. I luoghi del lifestyle ad alta quota sono destinati ai momenti zen della Milano che al tramonto saluta il sole con un drink tra le dita.

Il senso del bello di oggi è in mano alle gare internazionali dello skyline, una corsa in verticale verso il cielo e l’originalità, vedi City Life con le tre torri (il curvo, il dritto e lo storto, ai quali si aggiungerà l’onda a fine estate) progetti firmati dagli architetti Arata Isozaki, Daniel Libeskind e Zaha Hadid per rigenerare in bellezza futuristica la vecchia zona della fiera di Milano, traslando verso Rho la bruttezza dei capannoni delle attività fieristiche. La strategia è riportare al centro il verde, i prati, gli scoiattoli, i bambini a giocare in piazza e ad attorniare la fontana delle quattro stagioni: una delle fontane più belle di epoca fascista con quattro statue femminili a rappresentare le stagioni sul modello di Versailles. E qui la bellezza non ha tempo ma insegna che tutto può convivere. Il vecchio con il nuovo, il buono con il cattivo, il bello con il brutto. Non si può prescindere: l’atto di esistere dei due opposti si esprime con la disarmonia; l’uno esalta l’altro e l’altro può essere misurato, giudicato e confrontato. Nell’antitesi a Milano rientra tutto, il confronto con le altre città, con chi la abita, con chi la vive e chi subisce il suo fascino ruvido e fluido. Abitare Milano significa comprendere il valore dell’imperfezione, la Parco pubblico a Milano con persone sul prato, pista ciclopedonale e grattacieli moderni sullo sfondo.percezione del tempo, le contraddizioni. Camminare per la città è sentirsi parte di quel tempo, dall’estetica al lifestyle. Per approfondire ancora il lato luminoso delle strade di Milano ci sono alle altezze del ‘900, ville che restano riferimento di un passato industriale al servizio dell’arte come contropartita.

In via Palestro resistono due capolavori déco: Villa Necchi e Villa Mozart e proseguendo nel quadrilatero della memoria di artisti e scrittori, ribattezzato “del silenzio”, si entra nel vivo di Porta Venezia attirati dal grugnito dei fenicotteri rosa gli unici ospiti viventi del giardino di Villa Invernizzi, il re del formaggino italiano. Sempre in zona l’Art Nouveau si respira nella facciata della Casa Galimberti: motivi floreali, figure di donne, piastrelle colorate e balconi arricchiti di ringhiere in ferro battuto. Il richiamo medievale si respira invece quasi ovunque: al centro, in piazza dei Mercanti, il bello è sfacciato: arcate ricche di bassorilievi del Palazzo delle scuole Palatine e nella Casa Panigarola, ex sede di notai. A metà strada tra la piazza del Duomo e il Castello Sforzesco, casa dei Visconti, si attraversa una delle piazze più belle di Milano, Piazza Cordusio.

Qui il bello dei palazzi di un tempo della Borsa e delle vecchie Poste, incontrano il brutto dell’evoluzione commerciale, vetrine e interi piani ceduti alle grandi catene del fashion, del fast food, dell’hospitality e di Starbucks proprio nel cuore di Milano, dove la città reale si agita tra grandi meriti e difetti quotidiani.

Non resta che entrare alle Gallerie d’Italia, nelle sale espositive di Intesa Sanpaolo di fronte alla Scala di Milano, e scoprire in una mostra con 100 capolavori mondiali che la bellezza e la bruttezza sono un artificio e anche un’invenzione artistica rinascimentale a sottolineare le imperfezioni umane.