Il Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio, con architetture a mosaico, sculture colorate e ulivi.

Si cammina tra il Sole, la Luna, il Mago, l’Imperatrice. Le figure emergono dagli alberi, catturano la luce e la restituiscono in riflessi sempre diversi. A Garavicchio, nel cuore della Maremma, Niki de Saint Phalle ha trasformato i ventidue Arcani Maggiori in sculture monumentali di ferro, cemento, vetro, specchi e ceramica. Un luogo in cui arte, architettura e natura finiscono per mescolarsi e il confine tra realtà e immaginazione diventa, per un momento, molto meno netto. A separarli dal resto del mondo c’è il grande muro in tufo firmato dall’architetto svizzero Mario Botta. Oltre quella soglia il paesaggio cambia: tra gli alberi compaiono il Sole e la Luna, il Mago e l’Imperatrice; figure enormi e colorate che catturano la luce, la moltiplicano e la restituiscono in frammenti sempre diversi. Qui arte e natura non stanno semplicemente una accanto all’altra: finiscono per confondersi. Nel 1955 Niki visita a Barcellona il Parc Güell di Antoni Gaudí e ne rimane folgorata. Intuisce che una scultura può diventare spazio, che l’architettura può fondersi con il paesaggio e che un’opera d’arte può essere attraversata, abitata, vissuta.

Da allora, il desiderio di costruire un luogo tutto suo non la abbandonerà più.

Ad accogliere chi entra ci sono le sue parole: «Se la vita è un gioco di carte noi nasciamo senza conoscerne le regole. Nonostante ciò, siamo tutti chiamati a giocare una mano».

Scultura monumentale rivestita di mosaici blu e specchiati nel Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio.Forse è proprio da qui che bisogna partire per capire il Giardino dei Tarocchi. Per Niki quelle carte non servivano a predire il futuro: raccontavano piuttosto la vita, con le sue prove, gli incontri, le paure, le contraddizioni e le trasformazioni. I ventidue Arcani Maggiori diventano così le tappe di un percorso simbolico che prende corpo davanti agli occhi. E ogni Arcano custodisce un significato, spesso anche il suo contrario. Dentro la Giustizia, per esempio, l’artista racchiude l’Ingiustizia, una scultura realizzata da Jean Tinguely. Come a dire che l’una contiene sempre la possibilità dell’altra. Tutto il Giardino è fatto di rimandi, opposizioni e domande. Nulla è soltanto ciò che appare. Ma perché quel mondo potesse uscire dall’immaginazione e diventare reale, serviva un luogo. E quel luogo arrivò grazie a un incontro destinato a intrecciare la storia dell’artista con quella dell’Italia del Novecento. Nel 1974, durante un periodo di convalescenza sulle montagne svizzere, Niki de Saint Phalle ritrova Marella Caracciolo Agnelli, conosciuta molti anni prima a New York, e le racconta il progetto che coltivava da tempo: un grande giardino dedicato ai Tarocchi e immerso nella natura. Marella se ne entusiasma e coinvolge i fratelli Carlo e Nicola Caracciolo, che mettono a disposizione dell’artista un terreno in Scultura monumentale dell’Imperatrice rivestita di mosaici colorati nel Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio.Toscana. Il sogno aveva finalmente trovato il suo posto. Comincia così un’impresa enorme che dura vent’anni.  Le figure nascono da armature di tondini di ferro, piegati e saldati fino a disegnare lo scheletro delle sculture. Poi arrivano il cemento, il vetro, gli specchi, le ceramiche. Un lavoro lento, artigianale e collettivo, che coinvolge artisti, ceramisti, saldatori e artigiani. Niki, però, non osserva quel mondo da lontano. A un certo punto decide di entrarci, letteralmente. Nel 1983 si trasferisce nell’Imperatrice, una gigantesca sfinge dalle forme femminili, e per anni ne fa la propria casa e il proprio studio. Lì mangia, lavora ai modelli delle altre sculture, incontra chi collabora al progetto. Per costruire il Giardino sceglie di abitarlo. E costruirlo costa moltissimo. Niki vuole conservare la propria indipendenza e finanzia il progetto anche attraverso il suo lavoro: realizza multipli, oggetti, opere in edizione e versioni delle celebri Nanas, Scultura della Temperanza rivestita di mosaici colorati nel Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio.le figure femminili dalle forme generose diventate uno dei segni più riconoscibili della sua arte. Nel 1982 arriva persino a creare un profumo con il proprio nome, racchiuso in un flacone blu e oro sormontato da due serpenti intrecciati. Una parte dei ricavi servirà a sostenere ancora il Giardino. Forse è anche per questo che Garavicchio non assomiglia a un museo all’aperto. C’è troppo della vita di Niki dentro quelle figure perché possano essere soltanto sculture. Gli alberi entrano nelle opere, la luce rimbalza sugli specchi, le superfici cambiano con il passare delle ore. Tutto sembra appartenere allo stesso racconto. E oltrepassare quel muro significa ancora oggi accettare, almeno per un momento, che le regole possano essere diverse da quelle lasciate fuori. In fondo si torna alla prima carta e alla prima domanda: se nessuno Veduta del Giardino dei Tarocchi di Niki de Saint Phalle a Capalbio, con sculture monumentali a mosaico, fontana e visitatori.ci consegna le regole del gioco, che cosa facciamo della mano che ci è capitata? Niki de Saint Phalle la sua risposta l’ha costruita qui.

Fe.Pe.