di Giulia Aloisio Rafaiani
Per me, quell’utopico giardino fuori dal tempo e dallo spazio di cui scriveva Rumi si trova in Sardegna, sulla Costa Paradiso – al di là di un cancello arrugginito, tra ginepri contorti dal maestrale e muretti che si sgretolano senza fretta.
Lì, si fa strada un sentiero che in tanti, negli anni, hanno clandestinamente attraversato per ritrovarsi davanti a uno spettacolo straordinario nella sua unicità: una casa che sembra atterrata da un’altra galassia, una bolla di cemento armato sollevata dal terreno come se qualcuno l’avesse soffiata dentro con un solo respiro.
Una rovina elegante e perturbante che racchiude i segreti di una grande passione, di un amore finito, di un’epoca in cui il cinema e l’architettura italiana sono stati in grado di attrarre a sé il mondo.
È la Cupola di Dante Bini, la casa che Michelangelo Antonioni fece costruire per sé e per Monica Vitti, con la quale viveva una delle storie sentimentali e professionali più discusse d’Italia.
La diva e il regista – che era rimasto folgorato dal paesaggio primitivo delle coste della Sardegna settentrionale mentre girava “Deserto Rosso”, il suo primo film a colori, nel 1964 – affidarono a Bini, giovane architetto che stava facendo parlare di sé negli ambienti dell’ingegneria sperimentale internazionale, la costruzione di una casa che fosse “permeabile dal sole che asciuga il terreno circostante, dalla pioggia che libera i profumi della macchia, dal suono del mare.”
L’idea delle cosiddette Binishell era tanto semplice quanto spettacolare. Si stendeva a terra un disco di cemento armato ancora fresco, appoggiato su una membrana pneumatica; poi, con un compressore, si gonfiava l’aria sotto la membrana, sollevando l’intero getto fino a fargli assumere la forma di una cupola semisferica perfetta, che induriva mentre veniva sollevata. Nessuna centina, nessuna cassaforma tradizionale, nessun ponteggio: una casa che nasceva, letteralmente, con un soffio.
Il progetto prese forma tra il 1969 e il 1970. Vennero costruite due cupole distinte: una principale, più grande, pensata come residenza vera e propria; una seconda, più piccola e appartata, riservata alla privacy della diva.
Il salone principale a doppia altezza era illuminato da un oculo che di notte inquadrava le stelle e dal quale di giorno entrava il sole, disegnando sul pavimento un cerchio di luce dallo spostamento lentissimo – come se il tempo dentro quella struttura scorresse a una velocità diversa rispetto a fuori.
Poi c’era la scala. Un rivestimento in granito rosa che scendeva dal piano delle camere fino al salone, che il mito vuole fosse stata posizionata affinché Antonioni potesse guardare Monica Vitti scendere a piedi nudi al mattino.
Tra il 1971 e la metà del decennio, la Cupola divenne un punto di ritrovo per una parte consistente dell’intellighenzia europea di allora.
Ma la parabola fu breve. Con la fine della relazione tra Antonioni e la Vitti si spense anche il senso primario per cui la Cupola era stata costruita. Antonioni continuò a usarla come luogo di isolamento per la scrittura e la casa restò una residenza estiva della famiglia fino alla morte del regista, nel 2007 – poi, il declino accelerò. Venduta, divisa tra proprietà diverse; oggi la cupola maggiore risulta disabitata e in stato di abbandono. Nel 2015, il Ministero dei Beni Culturali ha dichiarato la villa bene di interesse culturale, ma la tutela formale non ha impedito il proseguire del degrado. Nel 2018 il regista tedesco Volker Sattel ha dedicato alla casa un documentario, presentato alla Berlinale, intitolato semplicemente “La Cupola”: un modo per fissare su pellicola, prima che sparisca del tutto, ciò che resta di un sogno costruito con l’aria.
Forse è proprio questa fragilità il vero cuore della storia.
La Cupola non racconta soltanto un amore finito tra un regista e la sua musa, o l’ingegno visionario di un architetto capace di gonfiare il cemento come se fosse un pallone. Racconta soprattutto quanto sia difficile, per qualunque epoca, custodire ciò che di più radicale ha saputo immaginare.



































