Negli ultimi anni, nel mondo dell’aviazione commerciale, si è diffusa una filosofia che privilegia la velocità: percorsi abbreviati, formazione accelerata, tempistiche sempre più compresse per rispondere a una crescente domanda di personale qualificato. Ma questa logica, efficace forse per altre industrie, non trova alcuna applicazione sostenibile nel volo. La professione del pilota – come quella del dispatcher, del tecnico, del membro d’equipaggio – non può essere semplificata. Non esiste un modo “veloce” di diventare eccellenti. È in questo contesto che nasce l’Aeroitalia Aviation Academy, un centro di eccellenza che decide di andare in controtendenza. Un luogo dove si formano piloti, assistenti di volo, dispatcher, operatori di safety, e dove ogni ruolo è considerato parte integrante dell’ecosistema del volo. Abbiamo incontrato il CEO dell’Aeroitalia Aviation Academy, il Capitano Antonio Chialastri, per capire cosa significhi, oggi, fare formazione aeronautica.

Qual è la visione che ha guidato la nascita dell’Aeroitalia Aviation Academy?

La consapevolezza che questa professione si può fare in un solo modo: bene. Abbiamo invece assistito negli ultimi anni ad un’erosione delle competenze tecniche e umane, nell’industria aeronautica che, secondo noi, rappresenta un campanello di allarme non trascurabile. Occorre avere coraggio e visione per ribaltare una tendenza verso la deprofessionalizzazione, incompatibile con il nostro settore.

Quando ha compreso che serviva un polo formativo capace di crescere insieme al mercato aeronautico, ma anche di anticiparlo?

In realtà, come si dice tra chi partecipa a regate di barche a vela, è stato necessario fare il “Bordo del matto”, cioè di quello che prende una direzione giudicata folle dagli altri naviganti che puntano verso la boa. Abbiamo dovuto superare resistenze al cambiamento non di poco conto, perché è anti-intuitivo porsi nel mercato della formazione con costi più alti, percorsi più lunghi, e un impegno richiesto maggiore. Invece, la risposta è stata superiore alle aspettative.

Quali competenze  ritiene oggi imprescindibili per garantire la sicurezza operativa?

La sicurezza oggi è caratterizzata dalla presenza metaforica di due coppie di gemelli siamesi, nel senso che non si può intervenire su uno senza interessare anche l’altro. La prima coppia è produzione/protezione. Laddove spingiamo troppo in una direzione andiamo a penalizzare l’altra, quindi troppa attenzione al profitto va a detrimento della sicurezza, mentre un’attenzione maniacale alla sicurezza porta l’organizzazione a uscire dal mercato. La vera arte è riuscire a tenere insieme gli opposti, ottimizzando il risultato finale. Per ottenere questo fine esiste un segreto: la formazione. La prima causa di incidente oggi è dovuta al fattore umano. Non possiamo pensare che un pilota di oggi sia digiuno di conoscenze sulle competenze non tecniche.

Come si prepara un giovane professionista?

I ragazzi sono costretti a studiare le varie materie necessarie a conseguire le licenze di volo in modo troppo pressante, perché la quantità di nozioni da incamerare in un lasso di tempo sempre più esiguo li porta a concentrarsi su come superare gli esami con il sistema delle domande multiple choice. Quindi, si privilegia il “cosa” rispetto al “perché”. La nostra missione è invece portare la nozione a livello di concetto, che poi diventa percezione del rischio e successivamente situation awareness.

Come si educa un giovane a gestire complessità crescenti e scenari operativi sempre nuovi?

In realtà, non esiste una ricetta prêt-à-porter per ottenere queste capacità. Il pilota ha fondamentalmente due carte di credito: la conoscenza e l’esperienza. La prima deve essere acquisita nella fase iniziale di formazione, mentre la seconda dipende dalle ore volate e dai problemi che si sono risolti in volo.

 

I vostri istruttori portano un’esperienza operativa tangibile. Che valore aggiunto offre questo aspetto agli allievi?

Abbiamo selezionato docenti dotati di un curriculum di eccellenza. Per citarne alcuni, senza fare torto a nessuno: l’ex direttore del Master in aviazione civile dell’Università La Sapienza di Roma, piloti collaudatori, comandanti con 20000 ore di volo, un amministratore delegato di aziende di manutenzione, tecnici specializzati con trent’anni di esperienza. Per questo motivo abbiamo costi di gestione più alti, perché paghiamo le ore di lezione sul parametro universitario. Per noi però non è un costo, ma un investimento perché, se vuoi puntare alla qualità quella è la strada obbligata.

Quanto pesa la dimensione emotiva e mentale sulla performance in ambito aeronautico?

Fare il pilota non è solo una professione ad alto rischio e alta complessità, ma è un vero e proprio stile di vita. Occorre sapersi muovere nel mondo, in tutte le circostanze, a contatto con culture diverse, con lingue straniere, con climi variabili, e un’infinità di altre condizioni non usuali che richiedono adattamento e flessibilità.

Quanto incide, realmente, la componente emotiva sulle performance aeronautiche?

La competenza principale del pilota è di sapere scindere, nel momento in cui mette il primo piede sulla scaletta dell’aereo, l’aspetto personale da quello professionale. Qualsiasi problema deve rimanere a terra.

Per questo i piloti sono sottoposti a severi test psicologici.

 

Ha più volte espresso la volontà di offrire supporto formativo ai lavoratori in cassa integrazione provenienti dal settore. Quali iniziative state valutando o avete già avviato in questa direzione?

Con il fallimento delle principali compagnie italiane, abbiamo coinvolto personale in diversi settori.

Che consiglio si sente di dare a chi sogna una carriera nell’aviazione?

Già il fatto di sognare una carriera rende, la nostra, una professione di vocazione. È un lavoro per tanti, ma non per tutti. Credo che la perseveranza, l’applicazione nello studio, la ricerca continua dettata dalla curiosità siano gli elementi principali di chi voglia fare il pilota oggi.

Quanto c’è oggi e quanto ci sarà domani di Aeroitalia nell’Academy?

Per due anni sono stato direttore operazioni volo della Compagnia e in quel ruolo ho potuto constatare come nel processo di selezione sia fondamentale identificare le persone che garantiranno affidabilità e sicurezza.

È in quel frangente che ho proposto di fondare una nostra Academy per poter formare piloti ab initio, poiché loro saranno i nostri futuri Comandanti.

 Cl. Am.