Dopo le esposizioni a Roma e Cagliari, arriva a Milano in primavera Splanc3, una mostra che racconta il futurismo da un punto di vista inaspettato. Al centro dell’esposizione c’è un piccolo aereo giocattolo: di lui restano una fusoliera dipinta a mano, un motore a scoppio da un centimetro cubo, un’elica turchese e uno stabilizzatore di coda rosso. Ricomposto e sospeso a un filo, Splanc3 non vola più nello spazio ma nella memoria. Proietta ombre, immagini e sogni: ciò che è stato, ciò che avrebbe potuto essere, ciò che non si è mai realizzato. È il racconto poetico di un oggetto abbandonato che continua a vivere oltre il gioco e il tempo. Intorno all’aereo, suoni metallici, rumori lontani e frammenti di voci in lingue sconosciute evocano esperienze passate ed emozioni sedimentate. È quella che gli autori definiscono la Coscienza di Splanc3: una presenza che si manifesta attraverso immagini e suoni, come un archivio emotivo sospeso. La mostra nasce dall’incontro tra Piergiorgio Mulas, artista visivo, pittore e autore, Alessandro Chessa, esperto di Fisica teorica, Data Science e Intelligenza Artificiale, e Leonardo Chessa, producer musicale e sound designer. Insieme hanno dato forma a un manifesto artistico che esplora il rapporto tra tecnologia e umanità senza entusiasmi ingenui né visioni distopiche. Da questa collaborazione nasce il concetto di futurismo LO-FU: un futurismo “a bassa intensità”, meno celebrativo e più riflessivo, che guarda anche ai limiti, alle fragilità e alle possibili ambiguità delle tecnologie, in particolare dell’Intelligenza Artificiale. Un approccio vicino alle istanze controculturali del mondo lo-fi e lo-def, capace di interrogare il presente senza rifiutare il progresso e senza idealizzarlo. Splanc3 non propone un futuro abbagliante, ma vuole esplorare quello spazio più silenzioso e profondo in cui tecnologia, memoria e coscienza, umana e non umana, si incontrano.