Non so se capita anche a voi di sentire la necessità di stare soli. Ho letto da qualche parte che ogni tanto una voce ci chiama per “portarci via dai canali normali”. I canali normali sono quelli che ci costringono al chiasso, alla frenesia, all’ambizione, alla chiacchiera fine a se stessa, al dover subire le parole degli altri: argomenti che possono interessare, certo, ma che a volte sono così superflui da annichilire il nostro spirito. È facile diventare il risultato delle persone che frequentiamo di più, così come è facile dimenticare chi siamo.

Eppure dentro tutti noi c’è una cavità che può essere riempita solo di cose ottime, perfette, buone, bellissime. Se ci pensate, tutti hanno bisogno di cose buone e belle, sempre che non abbiano appunto scortato se stessi. E purtroppo ce ne sono tanti. Nel 1782 due monaci greci ortodossi, Nicodemo l’Agiorita e Macario di Corinto, raccolsero una serie di scritti spirituali e ascetici risalenti dal IV secolo d.C. fino al 1300 e diedero all’opera il nome di Filocalia, che significa “amore per la bellezza” o “amore per il buono”,

in riferimento alla bellezza spirituale e alla ricerca della perfezione interiore utili per raggiungere lo stato di esichia, ovvero la quiete interiore. In sostanza, per stare bene serve innanzitutto smettere di essere soltanto risposte e impulsi esterni, e tornare a percepire noi stessi. Esercitare attenzione e nepsis (vigilanza) sono, ad esempio, due strumenti per difenderci da questo mondo impazzito che tende all’annichilimento dello spirito. Ci sono poi la solitudine e la meditazione, il silenzio e la scrittura, e in generale sia l’immersione nei pensieri più profondi sia l’assenza totale di pensieri, a costituire la nostra salvezza.

La Filocalia, testo difficile ma illuminante, destinato forse a pochi ma in realtà oggi utile più che mai per difendersi dal caos, può entrare nella nostra vita — per caso o per grazia — ed è un invito a sforzarci di entrare nel tesoro che è in noi.

Vi.Sa.