Per cercare di capire l’amore e il non amore facciamo un salto nel tempo nel 1116, e andiamo a Parigi. Pietro Abelardo è un filosofo che insegna logica e teologia, un pensatore luminoso, convinto che la ragione non contraddica Dio, ma lo attraversi. Le sue opere sono tra i doni più preziosi che il XII secolo ci abbia lasciato. Il vescovo di Parigi, Fulberto, lo stima così tanto per cultura e dialettica che incantava tutti da accoglierlo nella propria casa, affinché, stando a contatto con la nipote Eloisa, sedicenne, lei potesse diventare ancora più dotta. Ma Eloisa è un compendio di grande bellezza: intelligente, curiosa, colta, dolce, pura d’animo e di corpo. Abelardo non riesce a contenere la sua passione e le scrive poesie capaci di spalancare il cuore sull’abisso, pur di possederla. Il desiderio e la sensualità lo travolgono e offuscano la sua ragione e la sua saggezza. Eloisa, a sua volta, si innamora perdutamente di quell’uomo che oltre alla dialettica e al pensiero le parla d’amore. La passione inevitabile travolge ogni logica. E quando però Eloisa si prepara ad accogliere nel suo grembo il loro figlio, Abelardo per vergogna, la manda in segreto a partorire nel monastero di Argenteuil, mentre lui resta a Saint-Denis a disputare sull’origine esatta di Dionigi, come se quella fosse una questione ben più importante. Non molto tempo dopo, due uomini al soldo di Fulberto entrano nella stanza dove Abelardo dormiva e, con un colpo netto, recisero per vendetta la sua virilità. Eloisa lo aspetterà per tutta la vita nel convento in cui lui non andrà mai a prenderla. Gli scriverà meravigliose lettere d’amore ricevendo in cambio da Abelardo il terribile gelo della sua “amata” ragione. Riposano insieme nel cimitero Père-Lachaise, a Parigi. Si narra che, quando la tomba venne aperta, fossero stretti l’uno all’altra. Solo nella morte l’amore ha potuto vincere.
Vi.Sa.