Che succede nel mondo? L’imprevedibilità del presidente americano potrebbe portare a svolte clamorose e, c’è da scommetterci, vivremo ancora anni turbolenti. La spartizione imposta dai rapporti di forza tra Usa, Cina e Russia è infatti ben lontana dal suo epilogo e nelle postazioni di comando ci sono tre leader ultrasettantenni che vorrebbero incidere i loro nomi nella storia.
Trump però ha solo contribuito a svelare quello che avremmo dovuto fare per attrezzarci ai repentini cambiamenti di questi anni.
L’Europa ha attraversato decenni di benessere, democrazia, libertà e, soprattutto, di pace grazie allo scudo della Nato a trazione americana.
Non ci ha sfiorato l’idea di un possibile ritorno della guerra nel nostro continente (e l’Ucraina è lì a dimostrarlo) e il fatto che la nostra democrazia, quel sistema di diritti e valori che hanno rappresentato la nostra “confort zone”, avesse urgente bisogno di un tagliando.
Così abbiamo scoperto che i bilanci nazionali, già in sofferenza a causa di regole restrittive e di ambiziose e discutibili politiche ambientali, dovranno far fronte alle ingenti spese per Difesa e Sicurezza vista la postura muscolare dei nuovi autocrati. E serviranno massicci investimenti e competenze di prim’ordine per contare nelle tecnologie e nella A.I. dominate dalle big tech statunitensi.
Allo smarrimento delle opinioni pubbliche non sono seguite azioni coerenti o praticabili da parte delle leadership europee, in un Continente sempre più diviso, deindustrializzato, dalla scarsa autonomia strategica, carente di materie prime critiche, che ha appaltato tutto alle fabbriche dell’Asia, ha importato manodopera a basso costo e confida fideisticamente nella crescita del suo export.
C’è chi ribatte che l’Europa ha reagito all’unisono contro la pandemia e che recentemente ha dato segnali di risveglio, si pensi ai “paesi volenterosi” o ai due storici accordi commerciali, col Mercosur e l’India, in risposta alla crescente ostilità dell’Alleato americano.
Dipende però da come si guarda all’Europa e da quale idea abbiamo di questo club dei 27. In diversi Paesi, Italia inclusa, ci sono infatti partiti e movimenti sovranisti ostili all’autonomia e all’unità europea, che guardano con simpatia alle mosse ora di Putin, ora di Trump, ora di Xi Jinping.
Insomma, il vecchio ordine globale è finito, in molti vorrebbero sedersi al tavolo di chi decide le sorti del pianeta, ma la vera incognita è ciò che lo sostituirà. Non sappiamo come l’Europa ci arriverà o forse dovremmo semplicemente dichiararci “Continente neutrale”.
di Andrea Pancani



































