Scuola Cesare Baronio

di Fernanda Perri

L’Italia fa sempre meno figli e il calo demografico comincia a cambiare anche la geografia della scuola. Meno bambini significano meno iscrizioni, classi più difficili da formare, istituti costretti a ripensare il proprio futuro. Secondo l’Istat, nel 2024 in Italia sono nati circa 370mila bambini, il numero più basso mai registrato. Dentro questo scenario nazionale ci sono poi le storie dei territori, dei quartieri, delle scuole nate per rispondere a un bisogno preciso e oggi chiamate a misurarsi con un tempo completamente diverso. Alla Garbatella, una di queste porta il nome della scuola media paritaria Cesare Baronio, nata dove una scuola media non c’era. La Cesare Baronio nasce nel dopoguerra da un bisogno concreto del quartiere: una scuola media per i ragazzi della Garbatella. C’erano famiglie, bambini, operai, piccoli impiegati. C’erano le elementari, c’erano istituti già affollati, c’era una scuola di avviamento al lavoro. Ma mancava proprio quel passaggio che avrebbe permesso a molti ragazzi di continuare a studiare e di immaginare una strada diversa. Le autorità non la ritenevano necessaria per un quartiere popolare. Le famiglie sì.

Così si rivolsero ai Padri Filippini, già presenti nella vita del territorio attraverso l’oratorio e il rapporto quotidiano con i ragazzi. Non c’erano grandi mezzi, non c’erano spazi pronti, non c’era ancora una struttura adeguata. C’era però una domanda a cui qualcuno decise di rispondere. Il 6 novembre 1944 prese così avvio l’esperienza scolastica dei Padri Filippini alla Garbatella; l’anno successivo la scuola venne intitolata a Cesare Baronio. Da allora ha accompagnato generazioni di studenti e famiglie, diventando uno dei presìdi educativi del quartiere. In questa storia un ruolo importante lo ha avuto padre Guido Chiaravalli, sacerdote dei Padri Filippini e per oltre cinquant’anni punto di riferimento dell’oratorio San Filippo Neri. Alla Garbatella il suo nome è legato a un’idea di educazione fatta di presenza, prossimità e attenzione ai ragazzi, soprattutto a quelli che rischiavano di restare più indietro. A lui Roma Capitale ha dedicato un viale all’interno del Parco Garbatella, riconoscendo il valore di un legame che ha attraversato più generazioni.

Oggi l’Istituto Cesare Baronio è una scuola media paritaria in via delle Sette Chiese 109, nel cuore della Garbatella. È gestita dai Padri Filippini in collaborazione con le famiglie e si ispira al modello educativo di san Filippo Neri, con un’attenzione particolare alla dimensione comunitaria, alla didattica esperienziale e al rapporto con la natura. All’interno della scuola c’è un cortile che non è soltanto uno spazio per la ricreazione. Qui possono svolgersi lezioni all’aperto e attività sportive. Negli anni sono stati realizzati anche un orto e alcune aiuole, affidati ai ragazzi, perché l’educazione passi attraverso l’esperienza concreta, la responsabilità e il rispetto dell’ambiente.

Eppure oggi questa scuola, nata per rispondere a un bisogno reale del territorio, rischia di chiudere. Il tema non riguarda soltanto i numeri, le iscrizioni o la sostenibilità economica. Riguarda anche il ruolo che una piccola scuola di quartiere può ancora avere in una città che non è più la stessa, tra famiglie nuove, ragazzi diversi e bisogni educativi sempre più complessi.

Ne parliamo con padre Matteo Pallathukuzhy, per tutti padre Matteo, oggi alla guida della scuola e dell’oratorio San Filippo Neri. Accanto a lui, nella gestione quotidiana dell’Istituto, ci sono il direttore Giancarlo Daniele e la professoressa Beatrice De Luca, coordinatrice di classe e punto di riferimento per studenti, famiglie e docenti. «La scuola media paritaria Cesare Baronio è stata fondata dai Padri Oratoriani più di ottant’anni fa nel quartiere della Garbatella», racconta. «Il progetto educativo si ispira allo stile di san Filippo Neri e punta a formare l’alunno attraverso un forte patto educativo tra famiglia e scuola».

Tra i punti di forza indica le aule tecnologiche, i banchi singoli, le lavagne interattive multimediali, i laboratori di scienze, arte e tecnologia, le uscite didattiche mensili, le lezioni nel cortile e nei laboratori e l’attenzione all’inclusione.

Ma il presente chiede anche un cambio di passo.

«Dopo il Covid la società si è trasformata, gli alunni sono cambiati», osserva il sacerdote. Il rapporto con lo studio è profondamente diverso da quello delle generazioni precedenti. Per questo serve una scuola più laboratoriale, sociale e cooperativa, in cui l’apprendimento non resti astratto ma diventi esperienza, applicazione e capacità di risolvere i problemi. Il punto è riuscire a far nascere nei ragazzi la passione per lo studio, ma anche prepararli meglio alla realtà. In questa trasformazione pesano anche le fragilità emotive: ansia, stress e difficoltà relazionali che, nelle classi troppo numerose, faticano spesso a trovare ascolto e uno spazio adeguato.

È qui che una scuola piccola può fare la differenza. «L’alunno è una persona e non un numero», sottolinea. In un contesto raccolto è più facile seguire ogni studente con attenzione, costruire rapporti umani, creare un ambiente sereno, gestire meglio gli spazi e accompagnare i ragazzi in modo più diretto. La crisi delle iscrizioni, però, non ha una sola causa. Pesano il calo demografico, le difficoltà economiche delle famiglie e anche una minore condivisione, rispetto al passato, dell’identità cattolica della scuola paritaria. Fattori diversi che, sommati, rendono più fragile una realtà nata e cresciuta dentro un equilibrio molto legato al territorio.

Per i Padri Filippini, il futuro passa dalla capacità di rinnovare metodi e strumenti senza rinunciare ai principi educativi sui quali la scuola è stata fondata. «Educare è insegnare a vivere», è la sintesi. E questo, per la Cesare Baronio, significa tenere insieme preparazione culturale, attenzione alla persona, collaborazione con le famiglie, capacità di mettersi in gioco. Alla Garbatella, ottant’anni fa, la Cesare Baronio nacque perché una comunità avvertì il bisogno di una scuola nel quartiere. Oggi, dentro un tempo molto diverso e più complesso, resiste una piccola realtà educativa che prova a tenere insieme istruzione, relazioni e prossimità.