Ci sono storie che sembrano finite nei libri e invece aspettano solo qualcuno che le rimetta in cammino. Quella di Trotula, medica della Scuola Medica Salernitana e prima grande figura femminile della medicina medievale, è tornata così, da un libricino di cinquanta pagine caduto da una pila durante un trasloco. Per Roberta Pastore fu una piccola Epifania. Da lì nacque l’idea di riportare Trotula fuori dalle pagine specialistiche e restituirla a bambini, scuole, famiglie, viaggiatori. Il progetto prende forma nel 2017 dall’amicizia tra Roberta e Anella Mastalia: una architetta, l’altra imprenditrice, entrambe legate dalla passione per questa donna vissuta mille anni fa, capace di studiare, curare e insegnare in un tempo in cui il sapere femminile era spesso destinato a restare invisibile. Poi arriva il 2020, il tempo sospeso del Covid, e quello che era un desiderio diventa finalmente una struttura. Nascono i libri, cuore del progetto e vero motore della piccola casa editrice. Trotula viene trasformata in fiaba, ma senza perdere la sua forza originaria: non è una principessa, non aspetta un destino scritto da altri. È una medichessa. Conosce le erbe, osserva il corpo, parla di salute, cura di sé, natura, equilibrio. Attorno ai libri si costruisce un mondo: laboratori nelle scuole, educatori, erbari, teatro, percorsi turistici, fino al “Trotour”, che trasforma la sua vicenda in un’esperienza da attraversare nei luoghi della Scuola Medica Salernitana. La cosa sorprendente è che Trotula, a distanza di mille anni, parla ancora il linguaggio del presente: l’ambiente, il benessere, la salute, la consapevolezza del corpo, l’educazione. Temi che sembrano appartenere all’Agenda 2030 e che invece lei, con gli strumenti del suo tempo, aveva già intuito. Oggi i libri dedicati a Trotula arrivano soprattutto nelle scuole, ma viaggiano anche fuori dalla Campania, da Milano a Roma. E forse è proprio qui il senso più bello del progetto: trasformare una figura storica in una compagna di viaggio per i più piccoli, mostrando che anche il Medioevo può raccontare futuro, se a guidarci è una donna che non voleva essere salvata, ma curare.
Vi ricordate il rumore di quel libricino che cade?
Certo! Più che il rumore del libro, ricordo il rumore delle cose che ti svegliano dal torpore. Non ricordavo nemmeno di averlo preso dalla vecchia casa. Era un vecchio libro di mia madre, finito tra i miei volumi di architettura. L’ho letto tutto d’un fiato. E subito dopo ho chiamato Anella. Lei era ormai abituata alle mie telefonate, quelle in cui iniziavo con: “Mi è venuta un’idea…”. Ma quella volta, diversamente dalle altre, non ci fu bisogno di convincerla. Mi disse semplicemente: “Ok, raccontiamo Trotula con una favola.”
Cosa avete trovato in quelle pagine che vi ha acceso una scintilla?
Parlava di temi che oggi sentiamo più attuali che mai: la prevenzione, la salute, il benessere, il rapporto con la natura, la cura delle persone e il valore della conoscenza. Ma ci siamo anche chieste come fosse possibile che una donna così straordinaria fosse stata quasi dimenticata. Ci ha colpito la sua sensibilità, ma soprattutto la sua audacia. In un tempo in cui alle donne era spesso negata la possibilità di studiare, lei osservava, sperimentava, scriveva e insegnava. Non cercava di dimostrare qualcosa a qualcuno, seguiva semplicemente la sua curiosità e metteva il suo sapere al servizio degli altri. Siamo salernitane e siamo cresciute in una città che custodisce una storia incredibile, quella della Scuola Medica Salernitana. Eppure, come tante persone, anche noi conoscevamo poco la storia di Trotula de Ruggiero. È importante perché rappresenta un modo di guardare il mondo: con curiosità, coraggio, competenza e cura degli altri. Sono valori che non appartengono al Medioevo o ai libri di storia. Appartengono anche al presente.
Come si trasforma una medichessa dell’anno Mille in una protagonista per bambini?
Non volevamo raccontare solo la grande Magistra della Scuola Medica Salernitana, ma accompagnare i bambini lungo tutto il suo percorso: la bambina che scopre il mondo, la ragazza che studia, la donna che insegna e condivide il suo sapere. In fondo, non volevamo creare un personaggio da ammirare a distanza, ma una compagna di viaggio che aiutasse i bambini a fare domande e a coltivare la curiosità.
Cosa ha Trotula che le principesse non hanno?
Trotula ha una forza un po’ diversa. La sua magia più grande è la conoscenza. Nelle nostre storie c’è anche un pizzico di magia, perché è il linguaggio delle fiabe e aiuta i bambini a lasciarsi trasportare dal racconto. Ma il vero incantesimo resta sempre lo studio e la voglia di conoscere. E poi c’è una cosa a cui teniamo molto. Trotula non è mai sola.Cresce insieme alle altre Mulieres Salernitanae, condivide il sapere, impara dalle altre donne e, a sua volta, insegna.
Perché quei capelli blu?
Di lei conosciamo gli scritti, il pensiero, la competenza. Le fonti raccontano di una donna autorevole e, in alcuni testi, anche molto bella. Ma non sappiamo davvero come fosse. Da lì è iniziato un importante lavoro di immaginazione insieme alla nostra illustratrice, Federica Cafaro. Non volevamo creare una ricostruzione storica, ma un personaggio capace di emozionare i bambini e di essere immediatamente riconoscibile. Così sono nati i suoi capelli blu. Per noi richiamano il mare di Salerno, il Mediterraneo, il cielo e quella sensazione di libertà che accompagna tutto il progetto.
I bambini cosa vedono in lei prima ancora di sapere chi fosse davvero?
È come se la conoscessero da sempre. Le parlano, le scrivono messaggi, le fanno domande, si preoccupano per lei, fanno il tifo per lei. Entrano nella sua storia con una naturalezza che ogni volta ci sorprende. E poi arriva il momento più bello. Quando scoprono che Trotula non è nata dalla fantasia di uno scrittore, ma è esistita davvero.
Quando avete capito che Trotula poteva uscire dai libri e diventare anche scuola, teatro, turismo?
Perché ci siamo accorte che i bambini volevano vedere Trotula prendere vita davanti ai loro occhi. Sono arrivati i contenuti digitali, i social, il cortometraggio, gli eventi e la realizzazione dei parchi gioco dedicati a Trotula. Ogni linguaggio aggiungeva un tassello alla stessa storia e ci permetteva di raggiungere bambini, famiglie e le scuole in modi diversi. Solo dopo ci siamo rese conto che stavamo costruendo un progetto transmediale. Diamom a ogni bambino la possibilità di entrare nella storia dalla porta che sente più vicina. C’è chi ama leggere, chi impara facendo, chi si emoziona a teatro, chi attraverso un film, un laboratorio o un luogo da vivere.
Trotour è più una visita o un’avventura?
Decisamente un’avventura. Il nome dice già tutto: Trotour è il tour sulle tracce di Trotula! È pensato sia per le scuole che per le famiglie in visita a Salerno e nasce dal desiderio di far scoprire la città attraverso gli occhi della sua protagonista. Non volevamo creare una semplice visita guidata, ma un percorso da vivere camminando.
Qual è il progetto che vi ha fatto dire: “ce l’abbiamo fatta”?
A dire la verità non ci siamo ancora dette “ce l’abbiamo fatta”. Ogni volta che raggiungiamo un traguardo, nella nostra testa compare subito quello successivo. Se però c’è un progetto che oggi ci emoziona particolarmente è l’Ambasciata dei Bambini del Mediterraneo, a Pioppi (Pollica). Il libro Trotula e la Dieta Mediterranea diventa un percorso immersivo in cui i bambini possono entrare, giocare, esplorare e imparare attraverso installazioni interattive. Alla fine del percorso incontrano anche l’avatar di Trotula, con cui possono dialogare, fare domande e ricevere il diploma di Ambasciatore del Mediterraneo. L’Ambasciata, però, è anche un luogo di diplomazia. Un posto in cui i bambini, provenienti da territori e culture diverse, scoprono che il Mediterraneo non è solo un mare, ma uno spazio di incontro, di pace, di amicizia e di collaborazione. È un messaggio di cui, oggi più che mai, sentiamo il bisogno. E l’esperienza non finisce all’uscita del museo. A pochi passi c’è anche il Parco Giochi di Trotula, dove i bambini possono continuare a giocare e vivere il mondo della protagonista all’aria aperta.
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