Tony Chan

Dall’ospitalità all’educazione, passando per lo sport. È il percorso immaginato da Tony Chan, imprenditore kazako e amministratore delegato del progetto internazionale che ha rilevato e ha rilanciato il Geovillage di Olbia, una struttura che per anni ha rappresentato uno dei principali poli sportivi e turistici della Sardegna. Oggi quel complesso sta vivendo una nuova fase della sua storia: è un campus educativo internazionale capace di attrarre studenti, famiglie e docenti da tutto il mondo, con l’obiettivo di creare in Gallura un centro di formazione aperto, multiculturale e radicato nel territorio. Abbiamo incontrato Tony Chan per capire le ragioni di questo investimento, il modello educativo che intende sviluppare e il ruolo che una scuola internazionale può avere nella crescita di una comunità e nel futuro di una città come Olbia.

Quanti bambini e ragazzi frequentano oggi la scuola e quanti studenti immaginate di raggiungere nei prossimi anni?

Aperta nel settembre 2025, la scuola rappresenta l’inizio di un percorso che vogliamo costruire con grande cura. Già registriamo un interesse significativo e una crescita costante nelle iscrizioni. Nel settembre 2026 ospiteremo 120 studenti e una comunità di 30 docenti. La qualità di un’educazione non si misura dalle dimensioni: l’educazione è un’esperienza umana, fondata sulle relazioni, e qualunque crescita futura sarà sempre radicata nei rapporti tra insegnanti e allievi, così come tra gli studenti stessi, come comunità collegiale di apprendimento. Nei prossimi anni, il campus potrebbe accogliere fino a circa 1000 studenti, con nuove strutture e spazi didattici a supporto di una scuola secondaria aperta a giovani da tutta la Sardegna, dall’Italia e dal mondo.

Chi può accedere a questa scuola? È pensata soprattutto per famiglie internazionali o anche per le famiglie sarde che desiderano un percorso educativo diverso?

La scuola è aperta a chiunque creda in un’educazione intenzionale, vissuta insieme a una comunità ampia di studenti e docenti. Accogliamo con piacere famiglie internazionali — sia quelle che si sono trasferite in Sardegna per motivi di lavoro o per scelta di vita, sia quelle che ricercano un’istruzione in lingua inglese e con riconoscimento internazionale. Ma la nostra dedizione più profonda è verso le famiglie sarde. Molti genitori qui sono consapevoli che il mondo che i loro figli erediteranno richiede nuove competenze, mentalità e modalità di apprendimento — e meritano di accedere a questa forma di educazione senza lasciare l’isola che amano. La nostra ambizione è offrire prospettive, approcci e conoscenze che costruiscano un ponte fra la Sardegna e il mondo, fra l’identità locale e la cittadinanza globale.

Su quali principi si basa il vostro sistema di istruzione? Qual è la differenza rispetto a una scuola tradizionale italiana?

Il nostro approccio si fonda su tre convinzioni. Primo: ogni bambino è un apprendente naturale, e il compito della scuola è incoraggiare e approfondire questo istinto, non soffocarlo attraverso l’uniformità. Secondo: l’apprendimento è significativo solo quando è connesso — ai problemi reali, alle altre discipline, all’esperienza e alla curiosità dello studente. Terzo: carattere e competenza sono inseparabili; eccellenza accademica e sviluppo personale devono crescere insieme. Per questo proponiamo una giornata scolastica completa, con attività accademiche al mattino e un ricco ventaglio di esperienze co-curricolari e extra-curricolari al pomeriggio, guidate dagli interessi e dalle competenze del nostro personale. Lo sport (incluse spedizioni all’aperto che valorizzano gli straordinari paesaggi naturali della Sardegna), il teatro e l’arte sono pilastri della formazione di ogni studente.

Le lezioni in inglese e l’impostazione internazionale sono centrali nel progetto. Quali competenze volete sviluppare nei ragazzi oltre alla preparazione accademica?

L’inglese è la chiave che apre il mondo — ma ciò che conta davvero è come gli studenti useranno questa chiave una volta aperta la porta. Oltre alla lingua, coltiviamo competenze più ampie, amplificate dalla diversità di esperienze e prospettive di docenti e studenti. Talvolta si parla di “soft skills”: la capacità di ascoltare le differenze, di pensare criticamente senza perdere empatia, di prendere iniziativa senza perdere umiltà. Desideriamo formare giovani capaci di gestire complessità e ambiguità, di collaborare con persone diverse da loro stessi, e di avere la sicurezza interiore per cambiare direzione quando le prove lo richiedono. E queste non sono affatto competenze “morbide”: nel mondo che li attende, saranno essenziali.

Che tipo di studente, ma soprattutto che tipo di persona, vorreste vedere uscire da questo campus tra dieci o quindici anni?

Vorremmo vedere giovani che si sviluppano verso la pienezza della propria identità, del proprio scopo e del senso di comunità. In primo luogo, significa che gli studenti devono crescere diventando pienamente sé stessi — il processo educativo deve essere educere, far emergere da ogni bambino ciò che è naturalmente nel suo spirito; non uniformare né appiattire.

Come in molte scuole, speriamo che lascino questo luogo con gli strumenti intellettuali per comprendere criticamente il mondo, con gli strumenti emotivi per relazionarsi con compassione e con le basi etiche per agire responsabilmente. Ma vogliamo farlo offrendo un’esperienza educativa unica in Sardegna, connettendo la scuola all’isola e alla sua profonda storia umana, alla generosità dei suoi abitanti, all’inimitabile natura della sua cultura e, naturalmente, alla bellezza e al potenziale dei suoi paesaggi.

Viviamo in un tempo segnato da tecnologia, intelligenza artificiale, disorientamento e crisi dei riferimenti. Secondo lei qual è oggi la vera emergenza educativa?

La vera emergenza non è tecnologica — è profondamente umana. Le molte sfaccettature della tecnologia hanno generato una difficoltà in cui i giovani faticano a sapere chi sono, cosa valorizzano e perché. In un mondo di informazioni istantanee e distrazioni infinite, le capacità più a rischio sono l’attenzione, i valori fondamentali e l’immaginazione morale. Oggi vediamo molte scuole nel mondo introdurre forme di apprendimento guidate dall’intelligenza artificiale, promettendo esperienze più rapide, profonde e adattive. Ma i bambini non hanno bisogno di ricevere più contenuti più velocemente. Hanno bisogno di tempo e di occasioni per pensare in profondità, discutere e interrogarsi, vivere relazioni oneste e coerenti, e apprendere da adulti che modellino una vita ambiziosa, consapevole e piena di scopo.

Prossimi obiettivi?

La nostra priorità immediata è consolidare ciò che abbiamo costruito, garantendo che la qualità dell’esperienza quotidiana di ogni studente corrisponda pienamente alle promesse fatte. Parallelamente, stiamo sviluppando le prossime fasi del campus — ampliando le strutture, arricchendo il curriculum e rafforzando i legami con scuole partner locali e internazionali, università e imprese sarde. Investiamo anche nei nostri insegnanti, perché la qualità di un’educazione coincide in ultima analisi con la qualità di chi la offre e si connette ogni giorno con gli studenti. E oltre la scuola, vogliamo essere una risorsa per il territorio — un catalizzatore e un centro comunitario per l’educazione, il talento e il futuro della Sardegna. Stiamo costruendo qualcosa che speriamo continui a crescere e a evolvere ben oltre di noi, seguendo il modello lasciatoci dall’isola e dalla storia della sua gente.