Siamo a Roma, alla Chiesa di San Pietro in Montorio. Qui, alla fine del Settecento, i soldati francesi saccheggiarono tutto, tombe comprese. Anche quella di Beatrice Cenci, una ragazzina decapitata duecento anni prima sul Ponte Sant’Angelo, davanti a un popolo festante che spesso si nutriva di spettacoli orribili per riempire la pancia.
Si dice che ancora oggi il suo fantasma si aggiri per la città di Roma, perché non ha mai trovato pace.
Suo padre la violentava e la picchiava, sotto gli occhi della matrigna e dei fratelli. Aveva la colpa di essere troppo bella, e così quel padre orco la possedeva in ogni modo, segregandola in un piccolo castello nel Regno di Napoli.
Fu accusata di averlo ucciso, gettandolo dalla finestra. Non vi fu ipotesi di legittima difesa, né compassione da parte dei giudici: fu mandata alla gogna e giustiziata in pubblico come la peggiore delle criminali.
Pare che quel giorno gli spettatori, eccitati dallo spettacolo, si schiacciassero in una calca soffocante che spinse alcuni di loro nel Tevere. Solo dopo qualcuno pianse, rendendosi conto dell’orrore a cui aveva assistito.
Beatrice Cenci fu uccisa quattro volte: da suo padre, dai giudici, dalla folla, e infine dai soldati francesi, che aprirono la sua tomba e giocarono a pallone con la sua testa.

































