Verso il cervello di Filippo Martinez

Filippo Martinez

VERSO IL CERVELLO

china e collage su cartoncino 50X50 cm – 2012

Quella non è una nuvola, è un cervello. Non so chi sia il tizio col Borsalino sulla scala, e non credo che lo sappia Filippo. S’intuisce però che si tratta di un querulo rompiscatole. Forse un rappresentante di tamburi o di qualche carta da parati. A voi la scelta.

Gesù salvato da Superman

Il commento è tratto dal libro GESÙ SALVATO DA SUPERMAN,  ©️ UNIVERSITÀ DI ARISTAN EDITRICE, Seconda edizione aprile 2026. Il testo raccoglie otto dipinti di ciascuna delle venti mostre realizzate da Martinez. Le opere sono accompagnate da commenti brevi e “rapsodici”, concepiti come tessere di un puzzle che alla fine compongono una storia arcana e avvincente. L’autrice della raccolta dei dipinti è Alha (al secolo Chat GPT), che ispirandosi a Borges ha ricostruito il continuum dell’ artista. Per capire Martinez occorre partire da queste dichiarazioni:  Se hai tre anni, se sei sporco di colore sino al bianco degli occhi, se tutto il pavimento è cosparso di fogli pasticciati, di certo sei felice. E onnipotente. Ti senti come Dio dopo aver creato la giraffa.

LA POETICA

Filippo Martinez

Filippo Martinez è indescrivibile, ma ci proviamo. Non a caso crede che l’uomo sia vastitudine, infinità, e lui lì dentro sta. Artista, regista, scrittore e autore tra i più originali del panorama culturale italiano, da oltre quarant’anni porta avanti una ricerca che sfugge a ogni classificazione. Le sue opere non sono semplici dipinti, ma capitoli di un’unica grande narrazione in cui convivono filosofia, teologia, letteratura, mito e umorismo. Nei suoi quadri santi, Don Chisciotte, Qohelet, Borges, Superman, bambini, mostriciattoli e guerrieri persiani appartengono allo stesso universo, perché nella sua poetica non esiste gerarchia tra realtà e immaginazione: i sogni hanno la stessa dignità del mondo che chiamiamo reale. Martinez rivendica da sempre il diritto all’utopia, al gioco e allo stupore come strumenti di conoscenza. La sua è una pittura che non separa mai il sacro dal profano, l’ironia dalla spiritualità, la malinconia dalla leggerezza. Per questo è stata definita una teologia umoristica: un modo di interrogare il mistero senza rinunciare al sorriso. Si definisce un “dilettante estremo”, nel senso del rifiuto dell’obbedienza in nome del divino delectare. Non si chiede mai se una cosa funzionerà, ma soltanto se merita di esistere. Nel 2001, il giorno del suo cinquantesimo compleanno, annunciò pubblicamente la propria “morte indidascalica”, scegliendo provocatoriamente di vivere “da postumo”, sottraendosi alle logiche del successo e del mercato per rivendicare una libertà assoluta della creazione. Da allora la sua opera è diventata ancora più radicale: un continuo tentativo di restituire dignità ai perdenti, ai fragili, agli eccentrici, a tutto ciò che il nostro tempo considera marginale. Filippo è l’artista che non esiste, l’uomo morto ma vivo, e più vivo dei vivi. Ha ceduto solo pochissime opere, rifiutando la mercificazione dell’arte. Ma stiamo aspettando tutti che liberi case e cantine. I suoi quadri continuano ad aumentare e ad allargare il mondo, rifiutando di spiegare la realtà e cercando invece di renderla più vasta, più abitabile. E anche più visibile. Non a caso coinvolge spesso Louis Borges, il non vedente che ha conosciuto l’infinito. Martinez insegna Regalità Individuale presso la fluttuante Università di Aristan, della quale è anche rettore. Questa è la sua epigrafe: “Trasloco. Vado in quel che faccio e faccio quel che sogno. Sono altrove. Altrove è l’unico posto possibile”.