Monica Cirinnà

di Fernanda Perri

Una legge con il suo nome, una stagione politica attraversata senza mai arretrare, resistendo e combattendo in una snervante guerra di trincea. Per anni Monica Cirinnà è stata una figura divisiva – e proprio per questo centrale – nella battaglia sui diritti civili in Italia. Quella legge non è stata un passaggio lineare: è stata uno scontro, dentro e fuori il Parlamento, tra visioni opposte di Paese. E anche dentro il suo stesso campo politico.

Poi il passo indietro. Capalbio, un enoristorante, una vita più lenta insieme a Esterino Montino. Ma la distanza, per chi ha fatto della politica una forma di militanza, non è mai davvero neutralità. I Romani lo chiamavano otium: il tempo sottratto all’urgenza. Ma cosa resta, quando si esce dal negotium? E cosa, invece, continua a chiedere di essere difeso? A distanza di anni, tra ciò che è stato conquistato e ciò che ancora manca, Cirinnà torna su quella stagione — senza smussarne gli angoli

Una legge con il suo nome, una vita in Parlamento, una figura nella politica romana. Oggi che quella stagione si è chiusa, chi è Monica Cirinnà?

Con la passione politica non si chiude mai, da una passione non puoi divorziare perché non dipende dagli incarichi e dalle posizioni che si ricoprono. Per questo continuo a dare il mio contributo ogni volta che mi viene richiesto, partecipo a incontri e iniziative, amo il contatto con le persone e il confronto. Sono tornata anche in varie università dove tengo seminari giuridici sui diritti. Per il resto mi dedico all’altra mia grande passione: l’azienda agricola dove produco vino, olio, ortaggi. La gestione della vigna, della cantina, della produzione e della commercializzazione è un lavoro che assorbe tante energie, ma che ne restituisce anche tante. Il contatto con la terra e i cicli della natura sono fonte di vitalità, l’ambientalismo -cultura politica dalla quale provengo- non si può solo predicare ,va praticato ogni giorno nelle scelte ecologiche che si manifestano in ogni atto quotidiano.

Il suo nome è legato a una legge che ha diviso il Paese. Oggi le sembra che abbia cambiato davvero l’Italia – o che abbia solo aperto una crepa?

La legge sulle unioni civili ha finalmente dato una solidità giuridica alla vita di tante coppie in Italia. Una legge che ha donato felicità e serenità. In questi 10 anni l’Italia non è cambiata, era già cambiata, era la politica ad essere in ritardo. Non si è aperta una crepa, è iniziato un percorso che deve necessariamente arrivare al matrimonio egualitario. E dopo 10 anni direi che non bisognerebbe più temporeggiare. Purtroppo e molto spesso in tema di diritti la politica sceglie di “decidere di non decidere”.

La rinuncia all’articolo 5 sulla stepchild adoption è stato uno dei passaggi più discussi. Una scelta o una sconfitta?

Fu una scelta per non dover rinunciare, come era già avvenuto in passato, ad una legge giusta e necessaria. Certo, allora fu una dolorosa rinuncia, per me un buco nel cuore, ma oggi più che una sconfitta, penso che sia stata comunque una vittoria per una società più eguale. Compito della politica di oggi sarebbe quello di riconoscere e tutelare i bambini nati dall’amore di queste coppie. Una cosa che di certo non può fare questa destra reazionaria al governo, ma continuano a fare i magistrati dei tribunali dei minori che applicano la legge sulle adozioni.

La sinistra del Partito Democratico o il PD a sinistra: cosa si è perso per strada?

La sinistra è uno stato dell’anima ed un modo per guardare il mondo e il tuo prossimo cogliendone ingiustizie e sofferenze, è nel cuore e nella passione di tanti italiane e italiani. Tutti noi ci siamo un po’ persi per strada, ma poi ci siamo ritrovati nelle piazze su temi e ideali concreti. Ora a difesa del popolo di Gaza, ora a difesa della Costituzione in occasione del referendum. Ed è lì che ci si riconosce, al di là di sigle o etichette.

Tra Elly Schlein e Silvia Salis, chi interpreta meglio, oggi, la sinistra che lei immagina?

Elly Schlein è la segretaria del Pd, ha guidato il partito in una delle fasi più difficili dalla sua nascita e lo ha fatto con successo, parlando dei problemi reali del Paese, ascoltando la società. Un lavoro che ha dato i suoi frutti anche in termini elettorali e di consenso. Silvia Salis l’ho conosciuta e sostenuta in campagna elettorale, mi sembra che stia facendo un ottimo lavoro come sindaca di Genova, sono certa sarà lei a scegliere se e quando trasferirsi sul campo nazionale.

Giorgia Meloni, Elly Schlein, Silvia Salis: è davvero il tempo delle donne o è solo una coincidenza?

Chi pensava che l’avere una presidente del Consiglio avrebbe dato impulso a politiche in favore delle donne si è clamorosamente sbagliato. È stata persino peggiorata la legge contro gli stupri. Il tempo delle donne in politica è il tempo nel quale esse sono capaci di interpretare il proprio ruolo con l’impostazione femminista di ogni scelta. Femminista vuol dire con quella necessaria visione di genere che ti consente di valutare e quindi non escludere ogni possibile soluzione per il bene comune che la politica deve perseguire. E, questo, ovviamente dipende dalle persone. Dei tre nomi da lei citati, uno sicuramente non rientra in questa categoria.

Le manca il conflitto della politica o si sta accorgendo che se ne può fare a meno?

Non credo che il conflitto sia sempre negativo, io sono perché ogni conflitto si possa prevenire attraverso l’ascolto e la mediazione, ma nel caso in cui comunque si verifichi penso che vada agito, con coraggio, fino in fondo. Ho cercato di non vivere la politica come conflitto, ma come confronto. Noto invece che ci troviamo in una stagione dove la destra al governo sceglie il conflitto come unico strumento identitario – ora con i magistrati, ora con gli avvocati, ora con gli immigrati, ora con gli esponenti dell’opposizione – piuttosto che affrontare i veri problemi degli italiani, che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e anche per questo non fanno più figli.

Oggi si sente più fedele a quella che era – o più distante?

Sinceramente mi sono sempre sentita fedele a me stessa, non sono mai cambiata anche se ho tratto insegnamenti importanti dalle esperienze passate. Ho sempre detto ciò che pensavo e combattuto per ciò in cui credevo. Una sincerità che in alcuni casi ho anche pagato, ma della quale vado fiera.

Dicono che la sinistra radical chic si ritrovi a Capalbio, è per questo che ha scelto quelle colline per aprire, insieme a suo marito Esterino Montino, il vostro ristorante rurale?

La storia della sinistra radical chic di Capalbio è una leggenda che dura da troppo tempo. Qui da anni perdiamo le elezioni. Io e mio marito di radical abbiamo soltanto le mani sporche di terra. E io anche di sugo, quando cucino per gli ospiti del nostro enoristorante, e per i tanti che scelgono di sposarsi qui da noi. E’ un modo per esprimere un’altra mia grande passione: la cucina e l’amore, utilizzando i prodotti della nostra terra e la tradizione della Maremma, il territorio che ci ospita.

La terra per ricominciare sembra il finale di via col vento o è un modo di restare anche da altra posizione?

E’ un modo per vivere in modo sano, secondo i propri ideali rispettando la natura e gli animali che la abitano con noi, e restare connessi con il Paese reale.

Oggi, fuori dal Parlamento, qual è la battaglia che sente ancora sua?

Sicuramente quella sul fine vita, necessaria per garantire dignità anche nella morte, poi la protezione degli animali e la battaglia contro la caccia, un orrore che va superato.

Se potesse dire una cosa oggi alla sé stessa di allora, nel pieno della battaglia sulla legge, le direbbe di insistere o di fermarsi?

“Senza alcun dubbio di insistere. Ma scherza? Mi ci vede a non battermi fino alla fine? Ho sempre pensato: meglio un giorno da leonessa che … “

PrideFarebbe da madrina al Pride — chi più di lei?

“L’ho già fatto e con gioia ogni giugno partecipo in tutta Italia ai Pride a cui vengo invitata. Ogni volta è un bagno di felicità, di abbracci e parole di gratitudine. Mi riempie il cuore”.

Lei viaggia, qui parliamo di viaggi, il viaggio più bello?

Ho sempre viaggiato molto, il viaggio è curiosità, cultura, scoperta di altre dimensioni. Sono appena tornata dal Sudafrica: una natura prepotente, parchi maestosi abitati da animali bellissimi.

Che libro c’è oggi sul comodino della Cirinnà?

Leggo soprattutto libri scritti dalle donne, leggo volentieri storie sulle famiglie, sul ruolo delle donne ora sono al secondo volume di una trilogia siciliana ambientata nella prima metà del ’900, scritta da Simonetta Agnello Hornby.