Un viaggio nel mito, sulle ali di Gigi Riva

“Il Cagliari ha subito infilato e umiliato l’Inter a San Siro. Oltre 70mila spettatori: se li è meritati Riva, che qui soprannomino Rombo di Tuono.” — Gianni Brera, Guerin Sportivo, 25 ottobre 1970.

Il soprannome nacque così, nel tempio di San Siro, dopo una doppietta che stese l’Inter. Ma il rombo in realtà, si sentiva già da tempo. Partiva da quel sinistro che faceva tremare le porte, i difensori e spesso anche gli stadi.

Quel soprannome, Rombo di Tuono, non fu solo un’intuizione giornalistica, affonda le radici nella letteratura sarda, in un’espressione usata dal premio Nobel Grazia Deledda nel romanzo Cenere. Quasi un presagio che il destino di Riva fosse quello di legarsi alla Sardegna in modo profondo, ancestrale, fino a diventarne voce, simbolo, appartenenza.

Quando Gigi Riva lasciò Leggiuno per Cagliari, cercava un posto dove ricominciare.
Arrivò in Sardegna da ragazzo del nord, taciturno, solido, cresciuto in fretta tra sacrifici e silenzi, con un sinistro potente e nessun bisogno di apparire.

Trovò una città ruvida, con un’identità forte, difficile da penetrare. Ma non provò a cambiarla, la ascoltò. E si lasciò cambiare.

Negli anni, il grande calcio bussava forte, Juventus, Inter, le capitali, ma Riva restò.

Non per comodità — a Cagliari si guadagnava meno e si vinceva poco — ma per fedeltà, per amore, per rispetto.

E il popolo sardo capì. Lo scelse, lo difese, lo adottò. Riva non fu mai un forestiero, divenne figlio, fratello, bandiera.

Nel 1970, contro ogni pronostico, portò lo scudetto dove non era mai arrivato, in un’isola abituata a lottare per ben altri palcoscenici, lontana dai riflettori e dalle vette della classifica.

Fu un’impresa epica. Un miracolo sportivo. Una conquista collettiva che ancora oggi vibra nel cuore dei sardi.

Segnò 164 gol in Serie A, tutti con la stessa maglia, mai un trasferimento, mai un salto verso piazze più ricche o ambiziose.

Non cercava gloria, la costruiva in silenzio, un gol dopo l’altro, restando fedele a una scelta che per molti era incomprensibile ma per il popolo sardo era semplicemente sacra.

E mentre a Cagliari scriveva la storia, con la Nazionale diventava leggenda: 35 reti in 47 presenze, ancora oggi il miglior marcatore azzurro di sempre.

Non gli servirono parole per raccontarsi, furono i gesti e più ancora le scelte a dire chi fosse.

La più grande? Restare, quando tutti si aspettavano che partisse.

 

In questo momento, mentre sorvoli mari, coste e città, magari diretto verso Cagliari, porti con te diverse valigie: alcune visibili, piene di vestiti e oggetti; altre invisibili, fatte di aspettative, pensieri, domande.

 

E ci sono terre che senza fare rumore sanno rispondere, come fece la Sardegna con Gigi Riva.