La Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) rappresenta oggi una delle risposte più importanti alla crescente diffusione dell’infertilità, una condizione che l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce come malattia e che, solo in Italia, riguarda circa il 15% delle coppie. Nonostante questa percentuale elevata, l’infertilità rimane ancora un tema poco discusso e spesso circondato da tabù, silenzi e disinformazione.
Negli ultimi anni il ricorso alla PMA è aumentato in modo significativo, complice l’innalzamento dell’età media della prima gravidanza, l’impatto di patologie come endometriosi o disturbi ormonali e lo stile di vita moderno. Eppure la mancanza di informazione e supporto psicologico fa sentire molte persone sole, confuse e impreparate ad affrontare un percorso complesso, emotivamente e fisicamente impegnativo.
In questo scenario, diventano fondamentali la divulgazione, il sostegno e la creazione di comunità che possano offrire strumenti, ascolto e consapevolezza. Realtà come associazioni, gruppi di supporto e progetti di sensibilizzazione svolgono oggi un ruolo cruciale nel colmare il vuoto informativo e culturale che ancora circonda la PMA in Italia.
Come nasce la sua esperienza nel mondo della Procreazione medicalmente assistita?
La mia storia inizia come quella di tante altre donne. Incontro l’amore, arriva il matrimonio, compriamo casa e nasce il desiderio naturale di avere un bambino. Ma qualcosa non va: la gravidanza non arriva, mese dopo mese. Nel frattempo, intorno a me, le cicogne sembravano arrivare ovunque. Ricordo i minuti interminabili passati ad aspettare il risultato dei test di gravidanza, con la speranza di vedere finalmente quelle due linee… e invece no, sempre un’altra delusione. Ogni volta il fiato si spezzava, il cuore rallentava, e mi sentivo svuotata.
È così che è iniziato, quasi senza accorgermene, il mio calvario. Un percorso che moltissime donne vivono in silenzio.
Spesso le coppie arrivano tardi a informarsi sulla PMA. Perché secondo lei c’è ancora tanta poca conoscenza?
La PMA purtroppo è ancora un argomento poco conosciuto e circondato da molti tabù. Le coppie ne parlano solo tra le mura di casa, quasi con vergogna. Eppure i numeri parlano chiaro: in Italia circa il 15% delle coppie affronta problemi di infertilità. Un dato enorme (fonte ISS).
Manca informazione, manca una guida, manca una rete di supporto. E quando affronti qualcosa di così delicato da sola, ti senti smarrita, abbandonata.
Come si è avvicinata al mondo della divulgazione?
Dalla mia esperienza personale e dall’incontro con tante coppie incapaci persino di esprimere il proprio disagio. A un certo punto ho sentito il bisogno di fare qualcosa. Così ho iniziato a raccontare la nostra storia su Instagram, nella pagina @cominciamo123. Ho parlato senza filtri: di esami, punture, paure, speranze, delusioni e quotidianità. Non avrei mai immaginato che quella pagina sarebbe diventata una community così grande: oggi conta oltre 36.000 persone ed è un punto di riferimento prezioso per chi affronta percorsi di PMA.
E da qui nasce l’Associazione Mamma in PMA. Ce ne parla?
Sì, nel 2022 ho deciso di fondare l’associazione “Mamma in PMA”. L’obiettivo è semplice ma potentissimo: offrire sostegno, informazione e consapevolezza a chi affronta un percorso di infertilità. Vogliamo rompere il silenzio, abbattere i tabù e creare un luogo accogliente dove condividere emozioni, difficoltà e speranze. Accompagniamo le persone dall’inizio alla fine del percorso: dalla diagnosi ai trattamenti, fino alla gravidanza e al post-parto. Crediamo moltissimo nel supporto psicologico: non è un dettaglio, è una parte fondamentale del percorso di PMA.»
Cosa dovrebbe fare una coppia quando la gravidanza non arriva?
Il primo passo è rivolgersi a un ginecologo esperto in fertilità. Non basta un controllo generico: serve un professionista capace di impostare subito gli esami corretti per non perdere tempo prezioso. È fondamentale anche un percorso di counseling serio, con informazioni chiare e realistiche. E poi, serve sostegno. Le associazioni – come la nostra – offrono un aiuto enorme, perché nessuno dovrebbe vivere questo cammino in solitudine. Ci sono medici bravissimi, ma può anche capitare che ci siano quelli non specializzati e che si seguano dinamiche di mercato. Il ginecologo esperto è l’unica guida per arrivare a una diagnosi e farsi consigliare.
Chi è oggi Enza Perna?
Sono una donna infertile, oggi mamma di due meravigliosi miracoli di 4 e 1 anno. Sono una donna che ha provato sulla propria pelle cosa vuol dire sentirsi persa, sola, spaventata. E sono anche la stessa donna che anni fa vagava nel corridoio di un ospedale, convinta che il suo sogno di maternità non si sarebbe mai realizzato. Oggi ho trasformato quel dolore in una missione: aiutare chi affronta questo percorso così duro



































