Saffo

Quando la poetessa Saffo vide giungere sul porto di Lesbo la sua allieva Anattoria – o forse Atthis, come raccontano altre tradizioni – era poco più che una bambina. Stettero insieme per anni. La maestra insegnò all’allieva la musica, la poesia, la grazia, l’arte di stare al mondo. Quando arrivò il giorno delle nozze e la giovane lasciò la scuola per seguire il marito, Saffo ne fu attraversata da un dolore che trasformò in versi.

“Verde come l’erba giaccio.”

Non trattenne ciò che amava. Lo consegnò alla poesia.

E sentite quale definizione della bellezza ci ha lasciato:

«Uno dice che è un esercito di fanti, altri di cavalieri, altri di navi, è la cosa più bella sulla terra nera, io ciò che si ama».

Ciò che si ama.

Nell’amore di Saffo non c’era strategia, non c’era possesso, non c’era calcolo. Tutta la bellezza del mondo si concentrava in una presenza amata. Eppure non basta conoscere una persona per illuminare il mistero di un’anima.

Non so quante volte abbiate amato davvero. È più facile amare i propri desideri, i propri bisogni, i propri egoismi che chiedono sempre qualcosa in più. Ma se la bellezza è ciò che si ama, allora cos’è l’amore? Avere bisogno di qualcuno quando tutto crolla? Cercare una spalla sulla quale appoggiarsi? Desiderare un corpo? Sentirsi finalmente compresi? Forse l’amore è qualcosa di più difficile. Forse non sa amare chi non ha mai sofferto. Perché non soffre chi non ha mai donato nulla di sé. Gli amanti si avvicinano all’essenza dell’altro senza mai possederla davvero. La sfiorano, la inseguono, la contemplano. Si cercano all’infinito senza mai raggiungersi completamente. È una danza. Un rapporto profondamente intimo e tuttavia inaccessibile a chiunque altro. Una conoscenza che non finisce mai. Un incontro che conserva sempre una distanza, e proprio per questo continua a generare desiderio, stupore, scoperta.

Saffo ci consegna così una verità semplice e rivoluzionaria: la bellezza non è una proprietà delle cose. Nasce nell’incontro tra un sé e un altro. L’uno riconosce nell’altro qualcosa che già conosce e, nello stesso tempo, qualcosa che non aveva mai visto. E in questo scambio entrambi si trasformano. Entrambi si donano gratuitamente. Gli esseri umani possiedono nell’amore terreno l’occasione più immediata per dimenticare se stessi. Per uscire dalla prigione dell’io e aprirsi a qualcosa di più grande.

Per questo l’amore, quando è autentico, non ci impoverisce ma ci eleva. Ci ricorda che la nostra vita trova significato non in ciò che possediamo, ma in ciò che siamo capaci di amare.