Bacio

di Giulia Giannone
Psicologa e Psicoterapeuta
Psicosessuologa

Nell’antica Grecia, Afrodite e Dioniso incarnano proprio questa intimità libera e travolgente, dove la passione dei sensi può trasformare ogni luogo in una gioia condivisa e il desiderio può sbocciare ovunque. Per gli antichi l’eros era un fuoco indomabile, un incendio che divora chi vi si abbandona e logora chi gli resiste.

Questa passione, che scorre come un fiume attraverso i secoli, ha sempre trovato i suoi spazi segreti e le sue fughe dalla routine, perché l’essere umano cerca da sempre quel brivido che lo fa sentire pienamente vivo. Non abbiamo inventato nulla: l’eccitazione del Mile High Club è solo l’abito moderno di un impulso antico.

Il concetto di Lovemaps di J. Money mostra come il rischio amplifichi il piacere, mentre gli studi di J. Lehmiller e M. Zuckerman rivelano che la possibilità di essere scoperti libera una scarica di dopamina.

Lo studio di A. Konopka spiega che infrangere le norme in spazi piccoli o non consueti trasforma il pericolo e la restrizione fisica in un invito irresistibile al piacere. Questi studi spiegano come l’ambiente “scomodo” diventi in realtà un acceleratore del desiderio, costringendo i corpi a una vicinanza totale e proibita.

Tuttavia, lasciarsi andare a questa frenesia non fa parte della natura di tutti, non c’è una cosa giusta o sbagliata in assoluto, ma c’è una cosa più o meno giusta per la singola persona. La vera maestria dell’intimità sta nel saper cambiare pelle e scenografia, variando i luoghi anziché le persone, sempre nel patto sacro del consenso. L’importante è che il rischio non diventi l’unico modo per accendersi, ma una delle tante sfumature possibili.

D’altronde, i nostri gusti nella sessualità mettono radici profonde nel modo in cui abbiamo scoperto il sesso, in come abbiamo approcciato per la prima volta il nostro corpo e in come ci siamo dati piacere da soli; tutto ciò che seminiamo in quei momenti lo ritroviamo, cresciuto, nell’età adulta.

Ancora oggi, chi cerca intensità in un camerino di un negozio, in un cinema semibuio, in un ufficio vuoto o nei bagni di un aereo, insegue quella vertigine primordiale che dissolve il mondo e rende un attimo indimenticabile.

Come cantavano i Negrita:

“Fare sesso nascosti in un cesso

Fumarsi una Marlboro dopo l’amplesso

Oppure farlo in macchina di fianco alla strada

Buscarsi un raffreddore, male che vada

Sentirsi un po’ animali, un po’ primitivi

Sentire che respiri, sentire che vivi…”

È questa la verità viscerale: aver sentito almeno una volta un brivido che fa girare la testa, mancare il respiro. Ricordandoci che certi istanti vibreranno sotto la pelle per sempre. A qualsiasi età, una canzone, un profumo, un sapore possono bastare a riportarci lì, come se fosse qui e ora, capendo quanto si è stati fortunati nell’aver provato anche solo una volta certe sensazioni.