Guardare dentro il buco della serratura è un gesto che nel cinema ha sempre qualcosa di indiscreto.
È uno sguardo rubato, mai neutro. In Amarcord diventa quasi un gioco di curiosità e desiderio. In C’era una volta in America restituisce un’immagine sospesa, fatta di nostalgia e di amore adolescenziale.
A Roma, invece, dall’altra parte della serratura non c’è una storia — o almeno, non nel modo in cui te l’aspetti.
Sull’Aventino, in Piazza dei Cavalieri di Malta, c’è un portone davanti al quale le persone si fermano per questo: si avvicinano, si chinano e guardano dentro la serratura.
Dall’altra parte c’è un viale incorniciato dalle siepi e, in fondo, la cupola di San Pietro. In pochi metri, lo sguardo attraversa tre confini: il territorio dell’Ordine di Malta, quello italiano e la Città del Vaticano.
Non è un effetto casuale. Nasce nel Settecento, quando Giovanni Battista Piranesi ridisegna l’area per il Priorato dell’Ordine di Malta, costruendo un allineamento preciso.
A Roma si sa che c’è. Ci vai una volta, ci torni con qualcuno. Guardi, ti sposti, lasci il posto a chi arriva.
Il dettaglio che sfugge
Tutti guardano la cupola, il punto, però, è il viale.
Quando andare
La mattina presto, per evitare la fila.
Dove
Aventino, Piazza dei Cavalieri di Malta, accanto al Giardino degli Aranci.



































