Gabriella Genisi

di Angelica Grivèl Serra

Gabriella Genisi ha occhi puri e vasti che sembrano disegnati col compasso. Riflettono un po’ gli itinerari di stupore bambino che lei percorre per quella sua innata propensione alla curiosità che l’anima sì come scrittrice, ancor più come essere umano, forse come cuore. Ed è proprio la capacità di meravigliarsi, a spiccare tra i distintivi caratteriali in cui Genisi, specchiandosi in sé stessa, s’identifica, mentre aggiunge «positiva e serena», a completare la propria triade descrittiva.

D’altronde, lei è dei Gemelli: tiene a specificarlo, perché il suo segno zodiacale è impeccabilmente allineato rispetto alla sua personalità lucente: «i Gemelli sono per natura in eterno movimento, e a me piacciono le scoperte, vivo bene l’idea d’incontrare nuove suggestioni.» Eppure Gabriella, autrice di fortunate serie di gialli abili nel magnetizzare platee di lettrici e lettori, trova le proprie coordinate di gioia perfetta nell’intimità dei libri. «Che sia da leggere o da scrivere, in una camera d’albergo vista mare, sapere di avere la giornata per me da dedicare a un libro è la mia condizione di felicità». Un incontro, quello con la lettura, che si svela fulminante sin dai candori d’infanzia, quando la versione bambina di Gabriella capisce che i libri si accompagnino a lei come una seconda vita, un tracciato di conforto, destino. Lo ravvede già nel mito incarnato da Pippi Calzelunghe, la sorella che avrebbe voluto avere, «ma nella quale in realtà mi riconoscevo perfettamente io stessa», ammette. E non è difficile crederle, perché con la leggendaria eroina di Villa VillaColle creata da Astrid Lindgren, Genisi spartisce indubitabilmente l’attitudine all’estro della fantasia. Quella medesima scintilla necessaria a creare e immaginare mondi, come ormai lei fa per mestiere da ventun anni.

Mondi che, nella sua vita, trovano declinazione anche in mappature geografiche reali: il viaggio, per Genisi, è da sempre bussola interiore, motivo o forse pretesto per conoscersi, più che per conoscere l’altrove. Ci sono luoghi coi quali l’anima non tesse empatia («Vienna, nel mio caso – afferma la scrittrice – non mi accolse, la trovai fredda»), e altri che invece sanno sancire un’indefinibile impronta di casa, richiamando l’eco di ignote esistenze passate: «ognuno di noi, quando viaggia e capita da qualche parte per la prima volta, capisce se quella sia la sua città o meno, come se avessimo vissuto altre vite e in quelle altre vite avessimo abitato in certe città speciali senza poi ricordarlo. Ecco, per me questa città è Parigi». Bari, terra natia di Gabriella Genisi, è la scelta del presente, la base sicura in cui lei trascorre circa dieci giorni al mese, sovente sbriciolati, per via del florilegio d’impegni letterari che la traghettano altrove: del resto, è lei a dichiarare che «lo scrittore oggi è come il rappresentante di un tempo, deve procedere nella conquista del lettore porta a porta, quindi il viaggio è parte integrante della professione autoriale». Ma anche la parola in sé è vascello, viepiù quando tramandata in forma scritta, per il suo potere di dare respiro ad altre vite. Così nascono, ben oltre i confini del poliziesco, Lolita Lobosco e Chicca Lopez, le due donne dominanti a titolare le serie letterarie che consacrano Gabriella Genisi tra le autrici più lette nel panorama attuale. «Lolita ha fatto la sua prima apparizione in me nel 2006, scaturita dall’esigenza di raccontare una poliziotta dirigente, una figura di donna autentica del Sud, contemporanea e profondamente femminile che allora mancava nei libri, dato che era classicamente sottoposta nella narrazione tradizionale». Se la storia della spavalda Lolita, fiorente nel corso di ben undici libri e di una popolare fiction Rai, si colloca stabilmente a Bari, quella di Chicca Lopez è evoluta in accezione diversissima sin dalla propria genesi. «Chicca Lopez è nata circa dieci anni più tardi, quasi per caso, o forse per assecondare un mio bisogno di distacco da Lolita. Intercetta una nuova generazione, quella delle trentenni, ed è un personaggio che, nel corso di quattro libri, non ha certo esaurito tutto di sé: si svela in progressione, in modo imprevisto anche per me che ne scrivo, capitolo per capitolo».

Gabriella GenisiL’autrice spiega come il racconto, con Chicca Lopez, si renda vagante, tingendosi di noir nella cartografia diffusa del Salento, inteso come entità antropologica e culturale radicata, intima e un po’ oscura, del tutto distinta rispetto al resto della Puglia, ma soprattutto ben lungi dagli artifici glitter dei dépliant turistici, eppure talmente efficace da incoraggiare lettori e lettrici a praticarvi forme di turismo letterario. «E questo è bellissimo, perché sono proprio loro, i lettori veri, gli unici a permettere a chiunque scriva di non dismettere di farlo».

Donna e scrittrice dalle moltitudini emotive, Gabriella Genisi serba oggi una sola ambizione per il futuro: una solida, quotidiana serenità. Una pace, la propria e quella delle persone da lei amate, che adesso avverte come l’unico baricentro di senso per vivere. Quindi, per scrivere.