Avremmo voluto incontrare il Presidente Schifani nel suo studio di Palazzo d’Orléans, tra documenti e mappe di una Sicilia in trasformazione. Gli impegni istituzionali non lo hanno reso possibile, il nostro è quindi un dialogo a distanza, che tuttavia conserva intatta la voce e la misura di Renato Schifani – presidente pragmatico, ma anche profondamente legato alla sua Terra. Parla della Sicilia con il tono pacato di chi la conosce e la vive ogni giorno: un’Isola che è insieme ponte e frontiera, luogo di straordinaria complessità e bellezza.
Con lui abbiamo discusso del rapporto con la sua terra, delle sfide che lo attendono e di quelle che lo accompagnano quotidianamente. Di sostenibilità, sviluppo e crescita, ma anche di arretratezza, carenza d’acqua e spopolamento.
Presidente, la Regione Siciliana mostra continui e importanti segnali di crescita riconosciuti da tutti gli osservatori.
«Proprio così. Nel 2023, l’incremento del Pil è stato del +2,1% (il doppio rispetto al dato nazionale) e nel 2024 del +1,3%, sempre il doppio della media italiana, secondo i dati di Bankitalia e Istat. Anche l’occupazione ha registrato un forte aumento: nel 2024 è cresciuta del 4,6%, tre volte più della media nazionale e ben al di sopra di quella del Mezzogiorno. Ultimamente anche Unioncamere ha certificato i robusti segnali di ripresa economica e sviluppo, con un aumento delle imprese superiore alla media nazionale.» Una Sicilia che cresce, quindi? «Sì grazie anche al sistema del credito che ha dato un contributo rilevante: Irfis, la nostra finanziaria, negli ultimi tre anni, ha immesso sul territorio oltre un miliardo di euro a sostegno di imprese e famiglie, attraverso mutui, credito al consumo, contributi e investimenti per le Pmi.» Migliorano anche i conti pubblici. «Abbiamo migliorato sensibilmente la nostra situazione finanziaria. Tra il 2023 e il 2024, grazie a entrate tributarie extra di oltre 5 miliardi, il bilancio è migliorato di 6,2 miliardi di euro: di questi, oltre 4 sono serviti ad azzerare il disavanzo del 2022, mentre 2,15 miliardi rappresentano l’avanzo registrato al 31 dicembre 2024. Il miglioramento complessivo dei conti e della solidità economica ha portato le principali agenzie internazionali di rating ad aumentare la valutazione sulla Sicilia, riconoscendole una maggiore credibilità finanziaria sui mercati.» Più volte ha richiamato i dirigenti a una maggiore efficienza, sostituendo chi non ha raggiunto gli obiettivi e coinvolgendo specialisti nella gestione dei progetti. «Il mio compito è garantire che le risorse disponibili diventino risultati concreti per i cittadini. Non mi accontento di un’economia che migliora, voglio una Sicilia che si rinnova anche nel modo di pensarsi.»
Tra i fronti più delicati, quello dell’acqua, la siccità è una sfida che mette a dura prova la Sicilia.
«La siccità è una ferita profonda. Non è solo un’emergenza, ma una questione culturale, dobbiamo imparare a trattare l’acqua come un bene prezioso, da gestire con intelligenza.» Il governo regionale in 18 mesi ha stanziato oltre 200 milioni di euro per interventi strategici nel settore idrico. «Come governo abbiamo reagito con urgenza all’emergenza: potenziamento di pozzi e sorgenti oltre a nuovi pozzi, rifacimento di condotte ed eliminazione delle perdite, grazie ai quali siamo già riusciti a recuperare oltre 2.500 litri di acqua in più al secondo. Abbiamo attivato anche tre dissalatori a Gela, Porto Empedocle e Trapani che rappresentano un tassello inserito in un’ottica di sistema insieme agli altri interventi emergenziali realizzati nell’ultimo anno. Ma soprattutto abbiamo messo in campo una visione di lungo periodo, che unisca efficienza e sostenibilità. Il nostro obiettivo è garantire sicurezza idrica oggi e per le prossime generazioni.»
Un altro elemento importante del mosaico siciliano riguarda le isole minori.
«Le isole minori sono la Sicilia nella sua forma più pura, ma perché restino vive servono servizi, scuole, collegamenti, opportunità per chi decide di restare. Non devono essere solo luoghi da visitare, ma luoghi da abitare.» Il recente decreto approvato dal Consiglio dei ministri, reso possibile dallo statuto speciale della Regione, introduce esenzioni e agevolazioni fiscali per chi sceglie di trasferirsi o investire in questi territori. Si tratta di una misura pensata per contrastare lo spopolamento e dare nuovo slancio alle economie locali. «Questa norma fiscale va proprio in quella direzione: rendere possibile una vita piena, non solo stagionale. È un segnale di fiducia verso chi sceglie di investire in Sicilia.»
Lei parla spesso, come abbiamo visto, di percorso e di cambiamento, temi che rimandano all’idea di cammino. Quando viaggia per lavoro, anche solo per brevi spostamenti, che significato ha per lei quel tempo sospeso, lontano dagli uffici e dagli impegni quotidiani?
«Lo considero un momento prezioso. Quando viaggio ho la possibilità di riflettere, di mettere ordine nei pensieri. Mi piace osservare la Sicilia dall’alto, vedere come cambia il paesaggio, ricordarmi di quanto sia unica.
E poi, ogni volta che mi sposto, cerco di ascoltare e di parlare con le persone, con chi vive davvero la realtà dei territori. È lì che si misura la distanza tra le carte e la vita.»
Parla spesso di consapevolezza, di un’identità che la Sicilia deve riscoprire per poter crescere davvero. Se dovesse raccontare questo cammino come un viaggio, quale sarebbe la tappa che ancora manca all’isola per compiersi fino in fondo?
«Credo che il viaggio più importante sia quello verso la fiducia. Noi siciliani dobbiamo imparare a credere di più in noi stessi, nelle nostre capacità, nella forza delle nostre radici. Abbiamo un patrimonio umano e culturale straordinario, ma spesso ci lasciamo frenare dal dubbio o dalla rassegnazione. Io credo in una Sicilia che non si nasconde dietro le difficoltà, ma che le affronta con orgoglio e determinazione.»
Quando gli chiediamo se esiste un luogo dell’Isola che consideri un rifugio, non ha dubbi, «è Marettimo, nelle Egadi, dice, è il mio luogo dell’anima», racconta ancora con un sorriso. «Lì il tempo si ferma, per me e per mia moglie.
Tutto rallenta, la natura detta i suoi ritmi e tu impari ad ascoltarla. Ogni volta che torniamo a Marettimo ritroviamo l’equilibrio, quella misura delle cose che spesso la vita pubblica tende a farti perdere.»
La conversazione torna di nuovo sulla politica e allora è naturale citare il vicino di casa Roberto Occhiuto e la sua recente riconferma alla guida della Calabria, dopo le dimissioni e la ricandidatura. Il Presidente non si sottrae alla riflessione e affronta il tema «Ogni decisione personale va rispettata», osserva «In politica la trasparenza e il rispetto delle regole democratiche devono venire prima di tutto.
Sono sempre i cittadini a giudicare se un presidente ha lavorato bene e il risultato di Occhiuto dimostra che la fiducia, quando è meritata, viene premiata.» Ringraziamo il presidente Schifani per la disponibilità e per le sue parole.
Attraverso il suo sguardo, la Sicilia appare come un’isola che si osserva e si interroga, capace di convivere con i propri contrasti e di trasformarli in opportunità.
Concludiamo chiedendogli quale lettura lo accompagna in questo periodo, nei momenti di quiete dopo gli impegni istituzionali.
«In questo periodo ho scelto Il re di Girgenti di Andrea Camilleri, nel centenario della sua nascita – ci racconta. – È un romanzo che parla di una Sicilia dove la maschera spesso conta più della verità, un tema caro a Pirandello e, purtroppo, ancora attuale.»



































