L’assurdità: meglio pagare milioni di tasse che coinvolgere i disabili?

Sono il padre di un ragazzo con disabilità e ho letto con profonda un articolo sulle sanzioni pagate dalle imprese lombarde che non rispettano l’obbligo di assumere persone come mio figlio. Ottantadue milioni di euro nel 2025: una cifra enorme, che dovrebbe far riflettere tutti noi. Trovo intollerabile che per molte aziende sia “più semplice” pagare una multa che dare una chance lavorativa a persone che chiedono soltanto dignità e la possibilità di contribuire alla società. Le difficoltà di matching delle competenze non possono diventare un alibi permanente. Se davvero si volesse investire nell’inclusione, si troverebbero le soluzioni, come già fanno quelle realtà virtuose che dimostrano ogni giorno che è possibile. Come genitore mi chiedo quale futuro possa avere mio figlio in una società che preferisce trasformare un dovere etico in un costo da mettere a bilancio. Non possiamo continuare a congratularci per i progetti finanziati con queste sanzioni, perché quei fondi non sono un gesto di generosità: sono il risultato di un fallimento collettivo.

Giampiero S.

L’Europa ha tanto da imparare, basta pregiudizi sugli altri popoli

Sono appena tornata da un viaggio in Cina e vorrei condividere una riflessione. Viaggiando tra città modernissime e luoghi ricchi di storia, ho visto un paese che si sta trasformando rapidamente, anche sul fronte della sostenibilità con investimenti in energie rinnovabili, sistemi in riconversione, tentativi concreti di ridurre l’impatto ambientale.

Certo, con una popolazione così vasta tutto è più complicato, ma l’impegno è visibile.

In Europa continuiamo spesso a guardare questo paese con diffidenza, come se la nostra fosse l’unica prospettiva valida. Eppure parliamo di una civiltà con una storia millenaria e un patrimonio di conoscenze che meriterebbe più rispetto e curiosità. Forse, dovremmo imparare a osservare senza pregiudizi e ad aprirci alle altre culture.

Ne avremmo bisogno, soprattutto in un momento in cui l’Europa stessa fatica a trovare una direzione chiara.

Chiara